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    <published>2025-04-19T21:47:07Z</published>
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    <content type="html">Work Title: Our names &lt;br /&gt;Rating: Choose Not To Use Archive Warnings&lt;br /&gt;Warning: One-shot, Mpreg, Future fic, Slice of life, Hurt/Comfort, Angst, Fluff, Mutual Pining, Found Family, Bad Ending (mild)&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Aldo Bellini/Goffredo Tedesco, Original Character, Vincent Benitez/Thomas Lawrence&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano passati solo un paio di mesi dal Conclave che aveva visto trionfare Papa Innocenzo XIV che, quel giorno, aveva convocato alcuni dei suoi Cardinali alla Santa Sede per designare le nuove posizioni all’interno del suo Papato. &lt;br /&gt;Tedesco era arrivato in ritardo con un treno da Venezia, stanco e con un viso decisamente pallido per i suoi standard. Si era addirittura fatto aiutare da alcuni prelati, lì in veste di assistenti, a portare la sua valigia. Quando arrivò a Casa Santa Marta, dove avrebbe alloggiato per le due settimane successive, lo andò subito a salutare il Decano del Collegio dei Cardinali, Thomas Lawrence. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Eminenza Tedesco! Bentornato.” Lo salutò l’inglese e, vedendolo ridotto in quelle condizioni, si preoccupò immediatamente. “Goffredo… stai bene?” “Sì, scusa Tommaso… ho solo un po’ di nausea. Mah, sto invecchiando!” Lawrence fece immediatamente scortare il Patriarca alle sue stanze, chiedendo l’assistenza di O’Malley per chiamare un medico che raggiungesse al più presto il Cardinale e si accertasse delle sue condizioni. Il Dr. Olivieri arrivò dopo una manciata di minuti, bussando alla porta della camera del Patriarca di Venezia che lo accolse confuso e sempre più pallido. “Eminenza… vi sentite bene?” “N-no…” L’uomo fece appena in tempo ad afferrarlo per un braccio, trascinandolo all’interno della stanza e lo fece coricare sul letto. “Le farò una visita generica per capire che succede…” “D-devo vomitare.” Mormorò Tedesco che, senza riuscire ad arrivare al bagno, rigettò a terra tutto quello che aveva ingerito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ray venne informato a breve dei fatti dal Dr. Olivieri e, immeditamente, corse da Thomas per riferirgli della cosa. “Thomas! C’è… un problema con sua Eminenza Tedesco.” “Che succede?” “Non sta morendo, prima che tu venga preso dal panico più totale, sappi che non sta affatto morendo.” Lawrence sospirò di sollievo. “Bene… si sa a cosa era dovuto quel tremendo colorito?” “Nausea…” Mormorò Ray, visibilmente preoccupato. “Ha mangiato qualcosa di troppo pesante?” “No… non è quello.” “E cosa Ray, forza, dimmi. Non tenermi sulle spine così!” Il Monsignor O’Malley si sistemò gli occhiali sul ponte del naso. “Penso che tu debba metterti a sedere.” Il Decano ridacchiò. “Esagerato!” “Il dottor Olivieri ha detto che è incinto. Ovviamente questa informazione è stata riferita esclusivamente a me e a sua Eminenza Tedesco.” Thomas sbatté le palpebre più e più volte. “C-cosa?” “Avete sentito bene, Thomas. Tedesco è incinto.” “COSA?” Questa volta la voce di Lawrence si alzò decisamente troppo e l’inglese, sconvolto, iniziò a vagare per la stanza avanti e indietro, nervoso e disperato. “Di chi? Come è possibile? Che significa? N-non può essere Ray! Goffredo ha più di settant’anni. È uno scherzo! M-ma ti giuro che non è affatto divertente!” Iniziò a parlare a raffica, tremendamente agitato – così agitato che Ray era già pronto a chiamare nuovamente il Dottor Olivieri per chiedere di visitare anche il Decano. “Non sto scherzando, Thomas…” &lt;br /&gt;Lawrence si tolse lo zucchetto e lo strinse in una mano. “Dio mio…” “Sì, è il caso di dirlo.” “S-sapete per caso chi…” Ray arrossì appena, cercando di non incrociare lo sguardo del Cardinale con il suo. “Potrei aver sentito sua Eminenza Tedesco chiamare qualcuno al telefono…” Confessò, grattandosi la nuca. Thomas sospirò e gli si avvicinò al viso. “Parla Ray, non lasciarmi sulle spine. Chi è stato? Con chi… è…” “Sua Eminenza Bellini è il padre.” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo qualche ora dopo bussarono alla porta della camera di Tedesco, Papa Innocenzo e Thomas. Il Patriarca andò ad aprire la porta e i due lo trovarono con un’espressione sconvolta e il viso, ancora pallido per le nausee, rigato dalle lacrime. “G-Goffredo…” Lawrence si avvicinò all’uomo, cercando di sostenerlo. “Ehy. N-non fare così.” “T-tommaso… S-sua Santità…” Balbettò l’italiano, decisamente sconvolto. “Io…” &lt;br /&gt;Benitez arrivò al fianco di Lawrence, aiutandolo a sostenere Goffredo mentre lo portavano verso una poltrona. “Respirate Eminenza… va tutto bene.” Lo rassicurò il Papa, tenendogli stretta la mano nella sua. Tedesco abbassò lo sguardo a terra, tornando a piangere. “M-mi dispiace… mi dispiace se ho infranto il voto di castità… i-io…” Innocenzo lo baciò lievemente sulla fronte. “Sssshh… non pensarci adesso. Se hai infranto il tuo voto è perché eri mosso dall’amore, ne sono più che certo. Un uomo come te non lo avrebbe assolutamente fatto per futili motivi come la lussuria.” Lawrence li osservò, sentendo una morsa al petto nell’udire le parole di Vincent, così sincere e cariche di amore e perdono.&lt;br /&gt;“Goffredo… accomodati. Cerca di rilassarti. Vuoi qualcosa da bere?” Si prodigò immediatamente il Decano. Tedesco scosse il capo. “G-grazie… l’unica cosa di cui ho bisogno…” Prima che il Patriarca riuscisse a finire la frase scoppiò nuovamente in un pianto disperato, scosso da singhiozzi e tremori. Thomas era sconvolto. Non aveva mai visto Tedesco in quelle condizioni.&lt;br /&gt;Aveva bisogno di capire nel migliore dei modi cosa stesse accadendo. La gravidanza, confermata dal Dottor Olivieri, era decisamente indubbia. Un caso eccezionale, uno su un trilione probabilmente. Ma la volontà di Dio e dello Spirito Santo erano inconcepibili e assurde agli occhi di qualsiasi essere umano.&lt;br /&gt;Non restava che accettare quella condizione e far sì che Tedesco avesse modo e tempo di scegliere come agire. “Goffredo vado a chiamare…” “Non verrà.” Mormorò Tedesco tra un singhiozzo e l’altro. Le mani di Vincent che gli accarezzavano il viso, cercando di confortarlo dal dolore e da quella che sembra a tutti gli effetti essere paura. “Cosa significa che…non verrà?” Il Pontefice guardò prima Tedesco e poi Lawrence che iniziarono a parlare in italiano senza riuscire a fargli capire bene le dinamiche dei fatti. Dopo alcuni minuti in cui Thomas sembrò essersi decisamente adirato e Goffredo continuava ad urlare e piangere senza fermarsi, Benitez alzò la voce per riprenderli ed attirare al tempo stesso la loro attenzione.&lt;br /&gt;“Non so cosa vi stiate dicendo, Eminenze. Ma so che adesso il Segretario di Stato Bellini verrà immediatamente convocato da me in questa stanza. E non potrà rifiutare di presentarsi al mio cospetto!” Precisò immediatamente, facendo poi un cenno a Thomas di prendere il suo telefono cellulare e chiamare Bellini. Il Decano acconsentì ma la chiamata non andò a buon fine. Il telefono di Aldo continuò a squillare e squillare più volte ma non l’italo-americano non rispose a nessuna delle chiamate effettuate dal Decano. È… assurdo! Non è da Aldo questo comportamento. Non…” Il Pontefice afferrò dalla tasca del suo abito bianco il proprio telefono e chiamò anch’egli Bellini che, immediatamente, rispose alla chiamata.” “Sua Santità?” “Aldo? Dove sei?” “N-nel mio ufficio.” “Potresti venire a Casa Santa Marta tra qualche minuto? Dobbiamo parlare di una certa faccenda.”&lt;br /&gt;Tedesco allungò una mano verso Innocenzo che, senza esitare, gli lasciò il telefono. “Aldo… M-mi dispiace…” Bellini attaccò la chiamata, lasciando di stucco tutti e tre per quella reazione.&lt;br /&gt;Goffredo sentì la testa girare vorticosamente. “Non so che cosa fare. Io... io…”&lt;br /&gt;Thomas gli afferrò una mano e guardò Vincent negli occhi. “Andrà tutto bene, Goffredo. Pensa solo a calmarti adesso. Ci penso io a parlare con Aldo!” La sua voce era dolce ma determinata e Tedesco osservò subito come Benitez arrossì lievemente nel guardare il Decano così risoluto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Mi spiace Thomas ma... non intendo abbandonare la mia posizione nella curia per via di una gravidanza indesiderata. Se Goffredo vuole portarla avanti a tutti i costi per via delle sue idee retrograde, quando potrebbe benissimo abortire e salvaguardare tutti, non può diventare un mio problema." Spiegò il Segretario di Stato, guardando in direzione del suo migliore amico, seduto comodamente nella sua poltrona davanti alla scacchiera con cui era solito intrattenersi.&lt;br /&gt;"Ma Aldo... sei tu che lo hai...” Mormorò il Decano. “E quindi?” “Come puoi lavartene le mani e restare tanto indifferente?" Thomas sembrò quasi ferito, assurdamente deluso, dalle parole di Bellini. Non riusciva proprio a smettere di pensare a Goffredo in lacrime, terrorizzato alla sola idea di sentirsi dire da Aldo quelle stesse parole che adesso Bellini stava rivolgendo senza troppa fatica a lui.&lt;br /&gt;"Oh, non essere ingenuo Thomas! Abbiamo fatto sesso, sì, per anni. Ma non voglio un figlio! Non l'ho mai voluto. E sono... un uomo di Chiesa!" "Gli uomini di Chiesa dovrebbero astenersi dal sesso! Hai fatto un voto di castità, Aldo! Non per qualche giorno. Per sempre! E non essere ipocrita a parlare di Chiesa quando sei il primo ad aver ignorato le regole della Curia!" Thomas alzò la voce, arrabbiato. "Non è così che dovrebbe comportarsi un uomo. Prenditi le tue responsabilità! Così come lo ha fatto Tedesco." Bellini si alzò in piedi, rosso in viso. "Tu stanne fuori. Non è un tuo problema!" Il Decano strinse i denti, deluso e amareggiato dal comportamento dell'amico. "Codardo." “Perché sei così interessato a lui adesso, eh? Cos’è sei geloso?” Thomas scosse il capo, lo sguardo duro come il granito. “Che delusione che sei, Aldo.” “Vorresti avere un figlio con Vincent?” “Sua Santità. Non Vincent.” Precisò immediatamente il Decano. “E allora prenditi quello che non voglio io, così sarai contento!” Le parole di Bellini uscirono come veleno dalla sua bocca e furono arrestate solamente dal movimento della mano di Lawrence che, senza pensarci troppo su, lo colpì con uno schiaffo in pieno volto. “Basta così.” Aldo rimase senza fiato e guardò Thomas. “Vattene.” Gli intimò a denti stretti. “Non puoi venire qui e costringermi a riconoscere un figlio che non desidero. Non ne hai alcun diritto, Thomas!” Sbraitò ancora il Segretario di Stato. “D’accordo Aldo. Ho capito. Non abbiamo più niente da dirci!” Il Decano girò i tacchi, aprendo la porta della camera da letto di Bellini e sbattendola violentemente dietro di sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Dovresti vergognarti!" "Vergognarmi? Tu. Tu dovresti vergognarti! M-m-mi hai lasciato completamente da solo. Se non ci fossero stati Sua Santità e Tommaso io..." "Tu dovevi solo abortire! Ma no, questa gravidanza è un dono di Dio, giusto? Fortunatamente non è mai accaduto prima altrimenti cosa avresti fatto? Altri undici figli, proprio come tua madre?" Tedesco si avvicinò e gli sferrò uno schiaffo in pieno viso. "Spero vivamente che non esca ottuso e insensibile come te!" Disse con rabbia. Aldo si toccò la guancia offesa e osservò le lacrime che avevano iniziato a scendere sul volto di Goffredo. Una morsa di dolore lo colpì alla bocca dello stomaco. Che idiota che era stato... prima Thomas, poi Goffredo. Tutti avevano tentato di farlo ragionare ma lui, terrorizzato da quell’assurdo cambiamento, si era rifiutato con tutto se stesso di provare ad accettare la situazione. &lt;br /&gt;“Non preoccuparti. Non c’è bisogno che tu faccia niente… lascerò il mio posto come Patriarca. Mi ritirerò a vita privata, cercando di tenere il segreto il più lontano possibile dal Vaticano. Solo in pochi sanno di questa faccenda e mi hanno assicurato che faranno in modo che nessun altro la venga a scoprire.&lt;br /&gt;Puoi continuare tranquillamente a ricoprire la tua carica di Segretario di Stato Vaticano…” Disse Tedesco tutto d’un fiato, cercando poi lo sguardo dell’altro Cardinale. “Perché ti ostini a volerlo tenere?” “Non… lo so…” Confessò Tedesco, portando una mano sul ventre quasi inconsciamente. “Forse perché è una delle cose migliori che abbiamo fatto insieme…” Aldo lo fissò e dovette forzarsi di non allungare una mano verso l’altro per accarezzargli il viso. Perché stava rovinando tutto? Perché aveva così tanta paura?&lt;br /&gt;“Goffredo io…” Tedesco si avvicinò all’altro, afferrandolo per il colletto dell’abito talare. “Non sei neanche capace a dirmi addio?” Bellini abbassò lo sguardo. Era capace? No. Non lo era mai stato… in tutti quegli anni, nonostante le divergenze, le liti e le innumerevoli separazioni… non era mai riuscito a chiudere definitivamente quella relazione con il Patriarca. E, anche ora, con un figlio in arrivo che non voleva riconoscere, in cuor suo sperava di riuscire comunque a non dover distruggere quel rapporto. “Non voglio dirti addio.” Confessò in un sussurro il Segretario di Stato.&lt;br /&gt;“Baciami…” Chiese con voce tremante Tedesco, avvicinando le labbra a quelle di Aldo. “Ma…” “Per favore…” Bellini acconsentì, accorciando le distanze tra loro. Il bacio fu prima un timido sfiorarsi di labbra che poi, in pochi gesti e secondi, divenne una danza avventata, un duello di lingue mentre le mani si aggrappavano al petto davanti a loro con un moto di insana disperazione. “Per favore…” Chiese ancora Goffredo, disperato.&lt;br /&gt;E senza rendersene neanche conto si ritrovarono sopra il letto della camera di Aldo, nudi e ansanti, mentre facevano nuovamente l’amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Thomas entrò nella stanza dell'ormai ex Patriarca di Venezia, intento a preparare le valigie. "Posso aiutarti?" Gli chiese, sorridendogli appena. "Grazie, Tommaso..." Goffredo lo abbracciò, poggiando la fronte contro il petto del Decano e Lawrence si concesse di accarezzargli la schiena in un gesto affettuoso. "Andrà tutto bene..." Sussurrò all'uomo. "Avrai sempre me e Vincent su cui poter fare affidamento. Sempre." Tedesco alzò lo sguardo e fissò i suoi tristi e grandi occhi marroni in quelli chiari dell'inglese. "T-ti ha detto qualcosa?" Thomas scosse il capo. "No… non parliamo più. Dal giorno in cui abbiamo scoperto che…" “Capisco…” “Tu? Hai novità?” Goffredo sospirò e scosse il capo, sistemandosi i vestiti contro il ventre che iniziava a farsi vedere sempre più. “Non posso obbligarlo, Tommaso… non è giusto.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lawrence scosse il capo, sconsolato e frustrato; poi iniziò a prendere delle cose da sopra la scrivania di Tedesco e l’occhio gli cadde sopra la sua fidata sigaretta elettronica rossa. “E questa? La prendo?” Goffredo sorrise e sospirò. “Magari potessi… per adesso eviterò.” Il Decano sorrise. “Ci voleva un figlio per farti finalmente perdere questo dannato vizio!” Entrambi risero, continuando a metter via i ricordi di una vita del Patriarca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vincent chiamò di corsa Aldo. “S-sta nascendo! Thomas è lì con lui. Dice che il travaglio durerà ancora qualche ora. Dobbiamo andare! Ho già chiesto a Ray di annullare ogni appuntamento e chiamata e…” Aldo sospirò e si alzò dalla propria postazione. “D’accordo Sua Santità, non credo di poter in alcun modo protestare… andiamo.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Papa Innocenzo e il suo Segretario arrivarono nel modesto appartamento dove Tedesco era andato a vivere, poco distante dal Vaticano, lo trovarono steso nel letto con Thomas che gli stringeva una mano nella sua e il Dottor Olivieri che cercava di farlo respirare nel modo corretto.&lt;br /&gt;Aldo, nel vederlo in quel modo, sudato e sconvolto dal dolore e così vicino a Thomas sentì un dolore inimmaginabile. Era giusto così? Non doveva esserci lui lì, al posto del Decano?&lt;br /&gt;Tedesco urlò dal dolore e Aldo si immobilizzò, incapace di avvicinarsi all’altro. Solo quando sentì la mano di Vincent poggiarsi su una spalla per cercare di tranquillizzarlo realizzò di non star respirando da troppo tempo. Tossì e Thomas si girò nella loro direzione, incrociando lo sguardo del suo ex migliore amico. “Ehy, Goffredo. Goffredo calmati… respira. C’è Aldo.” Sussurrò il Decano, accarezzando il viso di Tedesco mentre arrivava una nuova contrazione, scostandogli dalla fronte madida di sudore dei ricci che gli erano rimasti attaccati. “T-tommaso… fa male…” “Shhh… è arrivato. Non c’è niente da temere, ok?” Lo rassicurò ancora Lawrence, mentre l’altro iniziava nuovamente a lamentarsi dal dolore.&lt;br /&gt;Vincent trascinò Aldo vicino a Goffredo e Thomas lasciò che Bellini prese il suo posto, avvicinandosi immediatamente a Vincent ma tenendosi comunque leggermente in disparte per lasciare un po’ di privacy ai due.&lt;br /&gt;Aldo si avvicinò titubante, le mani che tremavano vistosamente. “Ehy.” Mormorò Tedesco, ora finalmente in grado di respirare. “S-sei venuto…” “Sì…” Si presero per mano, stringendosi con forza l’uno all’altro. “Grazie…” Ansimò Goffredo, nuovamente vittima di una contrazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Stanno diventando sempre più frequenti…” Notò Thomas. “Credo manchi davvero poco ormai…” Il Papa e il Decano si strinsero le mani, continuando ad osservare quell’assurdo miracolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…&lt;br /&gt;Dopo il parto il rapporto tra Aldo e Goffredo si era andato lentamente a raffreddare. &lt;br /&gt;Tedesco era decisamente troppo preso dal figlio e da tutto quello che comportava accudirne uno alla sua età e Aldo, semplicemente, aveva iniziato a sentirsi di troppo e aveva fatto un passo indietro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordava alla perfezione ogni dettaglio della nascita del bambino – che non aveva avuto subito un nome, perché Goffredo voleva il tempo giusto per pensarci al meglio – e non si era pentito di esser stato accanto al suo ex compagno durante un evento tanto importante. Ma… non era quello che aveva desiderato, nonostante la nascita del piccolo gli avesse regalato solo immensa gioia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ben presto i giorni passarono, poi i mesi… senza che tra loro ci fosse nuovamente dialogo.&lt;br /&gt;Finché un giorno Vincent non si presentò alla porta dello studio del suo Segretario di Stato, con un sorriso sul volto. “Aldo… potresti accompagnarmi a casa di Goffredo?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aldo osservò da lontano Goffredo e il loro piccolo. Si portò una mano davanti la bocca, perso nei suoi pensieri. Era davvero questo che voleva? O stava semplicemente scappando via ancora una volta?&lt;br /&gt;"Come… lo hai chiamato?" "Eh, papà ha chiesto come ti chiami mostriciattolo sbavoso. Glielo diciamo?" Disse Goffredo rivolto al bambino, giocando con lui per cercare di distrarlo e non farlo piangere. Aldo arrossì appena nel sentire quel tono di voce da parte di Tedesco. Così dolce, nonostante tutto quello che aveva sopportato... da solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Alfredo.” Aldo aggrottò le sopracciglia. “Sono i nostri nomi... uniti.” Bellini avvampò, cercando di nascondersi dietro la sua stessa mano. “Dio… da quando sei diventato così romantico?” Tedesco posò un lieve bacio sulla fronte del figlio, guardando poi verso Aldo. “Mi manchi…” Ammise al Cardinale, avvicinandosi a lui con passo incerto.&lt;br /&gt;Bellini deglutì a fatica, osservando il bambino tra le braccia di Tedesco. “Mi dispiace…” “Lo so… lo vedo. Ma non te ne farò più una colpa. Non è giusto… per nessuno.” Il Segretario di Stato lo abbracciò, stringendo tra le braccia sia Goffredo che Alfredo che, subito, allungò la manina verso il viso dell’uomo facendo dei piccoli versetti. “C-ciao.” Mormorò Aldo, imbarazzato e tremendamente a disagio per quel contatto. “T-tranquillo…” Goffredo afferrò il braccio del piccolo. “Non ancora, hm? Dai tempo a tuo padre di abituarsi…” Sussurrò per poi afferrare meglio Alfredo tra le braccia, cullandolo e stringendolo a sé.&lt;br /&gt;Aldo afferrò Tedesco per un fianco, avvicinandoselo. “Sei… bravo…” “Non pensavo, di solito sono io il bambino viziato!” Sorrise l’ex Patriarca. Aldo gli baciò timidamente una guancia. “Già…”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel giorno Goffredo era rimasto immobilizzato a letto per tutta la giornata, con una febbre altissima e dei forti dolori alle ossa. Bellini era rimasto lì con lui per tutto il tempo, ad accudire lui e il piccolo Alfredo.&lt;br /&gt;Mentre Tedesco riposava e Alfredo giocava tranquillo all’interno del suo box pieno di animaletti di gomma, Aldo si concesse il lusso di rilassarsi davanti ad un buon libro. Il calore che stava provando in quel momento, nonostante la spiacevole malattia che aveva colpito l’ex Patriarca di Venezia, lo stava rendendo assurdamente felice.&lt;br /&gt;Mentre teneva gli occhiali sul naso e scorreva gli occhi sulle pagine, leggendo attentamente, un rumore diverso dal solito attirò la sua attenzione.&lt;br /&gt;“Pà… Pà…” Iniziò a ripetere Alfredo, lanciando contro la rete che proteggeva il box una piccola paperella di plastica. Aldo fece cadere il libro a terra per lo sgomento. “Pà… Papà…” Ridacchiò poi il bambino, facendo un cenno verso Aldo, saltellando sul posto e agitando poi le mani per essere preso in braccio. “Papà. Papà.” &lt;br /&gt;Bellini si girò verso Goffredo che, per fortuna o per sfortuna, stava ancora dormendo cercando di recuperare un po’ di energie. Arrossì e, senza fretta, si avvicinò ad Alfredo, accarezzandogli piano la testa. “Ehy… il tuo papà sta dormendo adesso.” “Pà! Pà! Papà!” Il bambino indicò Aldo con le sue manine e cercò di far capire all’altro di voler essere preso in braccio. La sua richiesta fu esaudita immediatamente mentre Aldo, rosso fin sopra le orecchie per l’emozione e l’imbarazzo, custodì gelosamente la prima parola di Alfredo nel suo cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Piccolo Alfredo passeggiava sulla spiaggia mano nella mano con lo zio Thomas, suo padrino.&lt;br /&gt;Adorava andare al mare con lui perché, ogni volta, gli comprava un enorme gelato al gusto di cioccolato fondente con il quale si sporcava sempre tutta la t-shirt.&lt;br /&gt;“Zio… ma perché lo zio Vincent non viene con noi?” Thomas sospirò e sorrise al bambino. “Perché lo zio Vincent ha tantissimo lavoro da sbrigare… non può venire spesso a farci compagnia.” “Anche il Signor Aldo dice che lo zio Vincent ha sempre tante cose da fare…” Thomas sospirò. “Sì, perché il signor Aldo e lo zio Vincent lavorano insieme.” “Ma il signor Aldo viene a trovare sempre papà! Perché? Sono fidanzati?” Thomas arrossì, guardando il piccolo con la bocca tutta sporca di gelato. “Dove hai sentito questa parola?” Alfredo ridacchiò, facendo le bolle di saliva con la bocca contro la palla di gelato. L’ex Decano si chinò verso terra, con non poco sforzo, e sollevò il bambino prendendolo in braccio. “Allora Alfredo?” Il bambino si avvicinò all’orecchio di Thomas. “Si danno i bacini come i fidanzati! Come te e lo zio Vincent!” Poi ridacchiò tornando a dare tutta la sua attenzione al cono gelato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lawrence sospirò, rosso in volto per l’imbarazzo, ma non riuscì a non tirare un sospiro di sollievo nel sapere che Aldo e Goffredo erano ancora innamorati, nonostante tutto quello che era accaduto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Zio Tommaso, zio Tommaso!” “Dimmi, Alfredo.” “Anche io voglio un bacino!” “Non con quella boccaccia!” Rise l’inglese per poi prendere un fazzoletto e pulire la bocca del bambino, stampandogli un dolce bacio sulla fronte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tedesco sospirò per poi afferrare la mascherina legata alla sua bombola d’ossigeno e poggiarsela contro il naso. Iniziò a respirare lentamente, cercando di inalare più ossigeno possibile.&lt;br /&gt;“Tutto bene, pà?” Chiese Alfredo, alzando lo sguardo dai fogli sui quali stava scrivendo con una elegante penna stilografica – regalo del suo padrino Thomas. “Tranquillo ragazzo mio. Sto bene!” Appena allontanò la mascherina Tedesco diede alcuni colpi di tosse, facendo comparire sul volto dell’adolescente un’espressione preoccupata. “Passami la sigaretta che ho lasciato là sul tavolo!” Alfredo lo guardò torvo da dietro le lenti dei suoi occhiali e Goffredo notò quanto, con quell’espressione, somigliasse a suo padre Aldo da giovane. L’uomo arrossì appena, sorridendo.&lt;br /&gt;“Ti stai facendo proprio un bel ragazzo, sai?” “Pà! Che diavolo dici?” Borbottò imbarazzato il giovane, grattandosi la nuca. “Ci manca solo il discorso sulla fidanzatina!” Goffredo alzò un sopracciglio e si allungò verso il tavolo, afferrando la sua sigaretta elettronica. Iniziò a fumare, rilassandosi e sorridendo. “Pensavo fossi più tipo da fidanzatino.” Lo provocò il padre, fissandolo per cercare di capire al meglio la sua reazione. Alfredo avvampò, guardando Goffredo. “M-ma… come…” Tedesco scoppiò in una fragorosa risata e il figlio, indispettito, gli tirò contro un pezzo di carta appallottolato. “Non sei simpatico per niente!” Gli fece presente, il labbro inferiore piegato in una leggera smorfia.&lt;br /&gt;“Dio, sei uguale a tuo padre!” Sospirò Goffredo e il figlio, nonostante la situazione, non riuscì a non notare il leggero cambio di umore da parte dell’altro. “Pà…” “Hm?”&lt;br /&gt;“Ma… hai una sua foto?” Goffredo lo osservò, titubante sul come rispondere. Aveva promesso ad Aldo e a se stesso che non avrebbe rivelato nulla ad Alfredo contro la volontà dell’altro.&lt;br /&gt;Si alzò dalla sedia sulla quale era seduto e andò a rovistare in un cassetto, estraendo da esso un album di vecchie foto risalenti ai tempi del seminario. “Sì…” Confessò al ragazzo che, emozionato e curioso, lo raggiunse immediatamente. “A-andiamo sul divano.” Lo aiutò a camminare e si sedettero l’uno accanto all’altro, l’album tra le gambe di Goffredo mentre Alfredo guardava curioso ogni foto e faceva domande su domande su ogni persona che vedeva ritratta, ansioso ed emozionato di scoprire il volto di suo padre.&lt;br /&gt;Mentre sfogliarono un’altra pagina lo sguardo di Alfredo cadde su un uomo con una canottiera bianca, seduto sopra una sedia che guardava in camera con un’espressione decisamente intensa. Il ragazzo sentì una strana emozione pervaderlo, arrossendo appena. “W-wow… che bella foto!” Commentò provocando una risata al padre. “Sicuro che ti riferissi solo ed esclusivamente alla foto?” Alfredo arrossì, totalmente imbarazzato. “Papà, eddai! Anche zio Thomas era bellissimo ma su di lui non hai fatto questa scenata.” Goffredo guardò la foto di Aldo sentendo una morsa al petto. Era bellissimo allora come adesso… e il loro figlio, gli somigliava tremendamente. “Non lo hai riconosciuto?” Chiese Goffredo al figlio che, stupito, sbatté le palpebre più volte, incredulo. “C-chi? È… papà?” Goffredo attese a rispondere per qualche secondo. “N-no, no. Ma lo conosci molto bene!” “Davvero?” Alfredo aggrottò le sopracciglia, afferrando l’album e guardando accuratamente la foto. Quando realizzò spalancò la bocca, incredulo. “Che cosa? Q-quello è il Cardinal Bellini?” Goffredo sorrise e gli fece cenno di sì con il capo. “Ah…” Alfredo arrossì, imbarazzato. “N-non lo avrei mai detto, tutto qui!” Tedesco rise ancora poi, per cercare di distrarre il figlio dall’imbarazzo – ed evitare di ritrovarsi nel bel mezzo di un pensiero incestuoso, girò un’ulteriore pagina dell’album e indicò un uomo alto, biondo e con un bellissimo sorriso – quello che era il Cardinale Joseph Tremblay, che Alfredo non aveva mai avuto modo di vedere per via della sua dipartita quando il ragazzo era ancora piccolo. “Eccolo.” Alfredo si fiondò nuovamente sulla nuova foto, osservando il padre. Non gli assomigliava per niente ma probabilmente era a causa della sua immensa somiglianza con suo padre Goffredo! “Beh? Nessun apprezzamento?” “M-ma era mio padre!” “Ah, allora confessi di aver apprezzato Bellini, eh?” “N-non è vero!” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Alfredo?” La voce di Vincent richiamò l’attenzione del giovane. “Sua Santità!” Sorrise, andando subito incontro all’uomo che lo accolse a braccia aperte. I due si abbracciarono calorosamente. “Non chiamarmi così… siamo solo io e te qui!” Alfredo fece un sorriso tutto denti, tale e quale a quello di Tedesco, e Vincent si incantò qualche secondo a guardarlo mentre accarezzava con le dita affusolate il mazzo di fiori che aveva tra le mani. “Cresci sempre di più, eh?” “A quanto pare!” Sorrise ancora. “Come stai, zio?” Chiese poi il ragazzo, porgendo il braccio verso l’uomo per farlo appoggiare a sé e camminare insieme lungo i Giardini Vaticani. “Non posso lamentarmi. E tu? Sei venuto a trovare tuo padre?” Il ragazzo fece un cenno affermativo con il capo. “Sì.” Il Pontefice posò un lieve bacio sulla spalla di Alfredo e camminarono insieme, parlando del più e del meno, finché non arrivarono davanti ad una lapide. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lì davanti, su una sedia a rotelle, vi era il Cardinale Bellini, intento a recitare una preghiera con una croce d’oro con quattro piccole corniole rosse incastonate sopra di essa e disposte ai lati e una più grande al centro. “S-salve Eminenza Bellini.” Lo salutò il ragazzo, sistemandosi gli occhiali sopra il naso. “Buon pomeriggio, Santità. Ciao, Alfredo. Come stai?” Il ragazzo arrossì appena, sorridendo all’indirizzo dell’anziano. Non sapeva molto di lui, solo che era stato molto amico di suo padre e che si continuava a prendere cura della sua tomba, portandogli ogni giorno dei fiori freschi e bellissimi. In cuor suo Alfredo sperava davvero che suo padre potesse guardare quell’uomo così dolce e dedito alla sua persona, che tanto si prodigava per lui anche se era passato a miglior vita ormai da qualche anno. “Vieni, figliolo, preghiamo tutti insieme. Ti va?” “Certo Eminenza.” Vincent li osservò e sorrise, tenendosi appositamente indietro rispetto a loro. Avrebbe tanto voluto avere lì al suo fianco anche Thomas per potergli far vedere quella scena…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=18286" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Guilt and Punishment</title>
    <published>2025-04-18T23:51:13Z</published>
    <updated>2025-04-18T23:51:13Z</updated>
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    <content type="html">Work Title: Guilt and Punishment (2/?)&lt;br /&gt;Rating: Explicit&lt;br /&gt;Warning: Angst, catholic guilt (sort of), masochism, light BDSM, humiliation, degradation, spanking, nsfw, smut&lt;br /&gt;Fandom: The New Pope&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Mario Assente/Luigi Cavallo, Bernardo Gutierrez, Angelo Voiello (mentioned)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Cardinal Gutierrez era decisamente confuso da quella situazione. Non sapeva esattamente perché fosse stato portato lì, ad Ostia, ma quando entrò Mario Assente nella stanza dell’albergo iniziò a sospettare che il Papa e il suo fedelissimo collaboratore, Don Cavallo, avessero tramato contro l’ex Segretario di Stato – e forse anche contro Bernardo stesso – o almeno così dedusse a giudicare dall’espressione sconvolta e imbarazzata che aveva il Cardinale sul volto, per attirarlo in una vera e propria trappola dalla quale non sarebbe potuto scappare facilmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Mi dispiace che ti abbiano coinvolto, Bernardo.” Disse Assente, provando a richiamare immediatamente il numero di telefono di Luigi.&lt;br /&gt;“S-stai bene?” Chiese Bernardo, avvicinandosi all’altro. “Sei… stanco.” “Decisamente provato?” Dissero i due insieme, sorridendo appena. “Beh, tanto non sarei comunque stato il tuo tipo neanche curato e in tiro come ai vecchi tempi, no?” Commentò con un velo di acidità l’ex Segretario di Stato Vaticano, facendo ritirare immediatamente la mano che Gutierrez stava avvicinando alla sua spalla. “Mario, ascolta…” “No, non c’è bisogno. Davvero, Bernardo.” Gutierrez guardò verso un punto imprecisato del pavimento sotto di sé.&lt;br /&gt;“Non vuoi me, questo l’ho capito ormai! Preferisci il tuo toyboy… e non te ne farò una colpa, davvero.” Riprese a parlare Mario. Gutierrez sospirò. “Posso spiegarmi ora che ne ho l’occasione?” &lt;br /&gt;Assente fissò con frustrazione il telefono; dopo almeno cinque chiamate all’indirizzo di Cavallo si arrese rendendosi conto che il Monsignore non gli avrebbe mai risposto. &lt;br /&gt;“Cosa devi spiegarmi? Non c’è niente da spiegare!” Bernardo gli poggiò una mano su una spalla, quasi a volerlo rassicurare, e Assente si irrigidì completamente, incapace anche solo di pensare.&lt;br /&gt;L’altro Cardinale non lo aveva mai neanche sfiorato, se non con lo sguardo… e ora, quel contatto, stava stupidamente risvegliando in lui dei sentimenti che aveva cercato con tutto se stesso di cancellare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ascolta, Mario… non so perché io sia stato portato qui ma… vorrei approfittarne per parlare con te, davvero.” “D-di cosa? Non c’è…” Gutierrez lo interruppe. “Di quella sera a casa di Brannox…”&lt;br /&gt;Mario avvampò, colto dalla sorpresa e dall’imbarazzo di quello che ormai sembrava un ricordo decisamente lontano. “N-non c’è niente da dire, no?” “Sì, sì invece.” Mario deglutì rumorosamente e, sedendosi al bordo del letto matrimoniale della stanza, afferrò dal taschino della sua camicia una sigaretta, accendendola nel tentativo di alleviare quella sensazione di oppressione che lo stava quasi schiacciando.&lt;br /&gt;Il Cardinal Gutierrez si sedette al suo fianco, aspettando di vedere l’altro più sereno per riuscire ad intavolare la discussione. &lt;br /&gt;“Quella notte… io… non lo so cosa mi sia preso, forse avevo bevuto troppo, davvero! Non c’è bisogno di parlarne, Bernardo. Ho detto che mi sentivo solo ma…” “Perché continui a fingere in questo modo, Mario? Ti vergogni così tanto a confessarmi i tuoi sentimenti? Pensi che non me ne sia mai accorto prima di quella sera? Di tutti i tuoi sguardi durante le funzioni, di tutti i tuoi inviti fuori dalla Santa Sede… forse sono ingenuo, Mario, questo devo ammetterlo. Ma non sono cieco. L’ho capito sin dall’inizio che eri diverso da tutti gli altri che avevo vicino… che… mi guardavi in modo diverso.”&lt;br /&gt;Assente continuò a fumare provando a non reagire troppo alle parole dell’altro. Era stato così prevedibile? E anche così stupido da non rendersi conto che Bernardo avesse capito ogni cosa?&lt;br /&gt;“So che è stato difficile per te accettare di non…” “Non ripeterlo.” “Ma…” “Lo so già, non c’è bisogno…” “Posso chiederti perché? Perché proprio di uno come me?” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario continuò a fumare, sempre più nervoso, iniziando a muovere una gamba su e giù nel tentativo di alleviare un po’ lo stress.&lt;br /&gt;“Vorrei saperlo anche io!” Sbottò per poi incrociare lo sguardo di Gutierrez e sentirsi terribilmente in colpa. “Credo… siano stati i tuoi occhi gentili…” Bernardo arrossì appena, iniziando a massaggiare la spalla dell’altro Cardinale. “Cos’è che non andava bene in me, Bernardo? Sono troppo vecchio? Troppo brutto? Troppo…” “Mario… per favore, non pensare che tu abbia qualche colpa. Semplicemente… credo che per me sia più facile relazionarmi a persone più giovani…” Assente lo osservò, cercando di capire il reale significato di quelle parole. Quella verità che non era ancora mai riuscito davvero ad afferrare ma che, a conti fatti, aveva tristemente intuito. “La mia solita fortuna…” Commentò schioccando la lingua, assaporando il sapore della nicotina e cercando di trattenere quelle lacrime che avevano iniziato a formarsi agli angoli dei suoi occhi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Mi chiedo solo cosa sperava di ottenere quell’idiota di Luigi portandoti qui… come se le cose potessero risolversi per magia!” Bernardo si grattò la nuca. “Don Cavallo… sembrava davvero preoccupato. Da quando Voiello lo ha portato in Vaticano non mi era mai capitato di vederlo in quelle condizioni.” Mario rimase ad ascoltarlo senza fiatare. “Forse… sperava di ottenere il tuo perdono? O… semplicemente pensava fosse l’unica cosa da fare per risolvere la situazione e permetterti finalmente di voltare pagina? Non so, sto ipotizzando… non sono bravo in queste cose, lo sai.” Sorrise dolcemente lo spagnolo mentre Assente, abbassando il capo, fissò lo sguardo verso il pavimento. “Lui… non è la persona che dovrei amare, lo so. Ne sono pienamente consapevole.” “C’è un ma?” Mario sospirò, guardando il mozzicone di sigaretta ormai consumata che aveva ancora tra le dita. “Ma è stato l’unico a darmi un po’ di… felicità… in un momento in cui neanche Dio poteva consolarmi…” Ammise Assente e Bernardo gli prese una mano nella sua. “Magari… era a lui che Dio ti ha destinato.” Si azzardò a dire Gutierrez, provocando un gesto di stizza all’altro Cardinale. “Certo, Eminenza. Certo. Per punirmi, probabilmente! Per essere omosessuale, per aver desiderato carnalmente un mio fratello Cardinale, per aver abusato di sostanze illegali, per aver compiuto atti di sodomia e…” Bernardo portò la mano libera sulle labbra di Mario. “Ssshhh… siamo uomini, Mario. Saremo sempre portati a peccare, lo sai.” “Certo che lo so ma…” “Non punirti più del dovuto.” Assente lo guardò negli occhi, le labbra tremanti, desiderose di un contatto che non fosse unicamente con la pelle delle dita dell’altro. “E cosa dovrei fare?” “Chiamalo.” Assente gli fissò le labbra, lasciando leggermente socchiuse le sue.&lt;br /&gt;“Non risponde.” “Scrivigli allora!” “Ma…” Bernardo si alzò dalla sua posizione. “Digli che sono andato via.” “E dove vai?” “Mi farò venire a prendere.” “Dal tuo toyboy?” Chiese Assente, alzando un sopracciglio e facendo roteare gli occhi al cielo a Gutierrez. “Ha un nome e lo sai.” “Non voglio sentirlo.” Gutierrez si riappropriò della giacca che si era tolto precedentemente e, dopo essersi rivestito, andò verso l’uscio della porta della camera di hotel. Si voltò un’ultima volta verso il Cardinal Assente, rivolgendogli un lieve sorriso. “Anche tu meriti di essere felice.” Disse prima di andar via, lasciandolo là, solo, come era sempre stato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario gettò a terra il mozzicone di sigaretta e si buttò contro il materasso, coprendosi il volto stanco con un braccio e si lasciò andare ad un pianto liberatorio.&lt;br /&gt;Finalmente aveva chiuso quel capitolo della sua vita… finalmente avrebbe potuto far pace con i suoi sentimenti verso il Cardinal Gutierrez per metterli da parte per sempre. &lt;br /&gt;Mentre piangeva sentì la serratura della porta scattare. “Sto entrando.” Si annunciò senza troppe cerimonie Cavallo. “Che sei venuto a fare?” Mormorò con la voce rotta dal pianto il più giovane. Luigi richiuse la porta dietro di sé e, sospirando, raggiunse il Cardinale. “Non è andata come speravi?” “Vaffanculo. Già lo sapevi tanto, no?” “No…” Ammise Luigi. “Stronzate!” La voce di Assente si alzò con rabbia. “Volevo solo darti una possibilità!” Si spiegò il Monsignore. “Pensi che mi sarei prodigato tanto per qualcun altro?” Assente si alzò di scatto dal materasso, alzando un braccio per colpire al volto l’altro che però gli fermò il polso e lo spinse nuovamente a sdraiarsi contro il letto. “Calmati adesso.” “L-lasciami! Volevi solo umiliarmi, non è vero? Non ti è bastato quello che mi hai fatto insieme a Voiello?” “Sua Santità.” “Non me ne frega nulla della sua autorità.” “Mario.” “Taci, per favore. Taci! H-hai presente come mi sono sentito quando Voiello mi ha ricattato con le nostre foto intime… tu… tu hai presente di quello che mi hai fat-” Luigi scosse il capo per poi chinarsi a baciare il Cardinale. “Ho detto basta…” Sussurrò sulle sue labbra, sentendo contro la pelle le sue guance bagnate dalle lacrime. Mario lo afferrò per la nuca e gli morse piano il labbro inferiore. “Dammi un motivo per crederti di nuovo.” Cavallo gli accarezzò il viso. “Non ne hai bisogno. Non mi crederai comunque.” Assente lo baciò ancora, disperato. Forse Cavallo aveva ragione, non si sarebbe più fidato – non dopo i suoi precedenti, non dopo l’umiliazione alla quale lo aveva esposto con l’ex Cardinal Voiello a cui ora doveva addirittura piegare il capo e baciare la mano in segno di obbedienza e riverenza assoluta a causa della sua nuova carica – ma, da una parte, gli era così grato di aver potuto finalmente mettere un punto a quella dannata situazione con Gutierrez che si protraeva da anni. Nell’esatto istante in cui il Monsignore iniziò a sbottonargli i pantaloni, per servirlo e riverirlo come aveva già fatto in passato, tornarono scioccamente in mente ad Assente le parole che Bernardo gli aveva rivolto prima di andar via dalla camera d’albergo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Anche tu meriti di essere felice.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ex Segretario di Stato sussultò nel sentire le mani grandi e callose di Cavallo sui suoi fianchi, che cercavano di tenerlo fermo contro il materasso. Guardò l’uomo più anziano e gli sfilò il paio di occhiali da vista che portava al collo, per poi afferrare quelli sul viso e sfilarli con delicatezza mentre si guardavano negli occhi. “Hm?” Assente scosse il capo e afferrò il viso di Cavallo tra le mani. “Vuoi… ancora essere perdonato?” Luigi lo osservò, assottigliando lo sguardo. “Sì.” “Allora scopami. Scopami e fammi dimenticare ogni cosa: i miei sentimenti per quell’idiota del Cardinal Gutierrez, il tuo tradimento e quei disastrosi mesi a Kabul. Lasciati usare come tu hai usato me.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Ma la felicità non è un dono che Dio concede a tutti i suoi figli.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Monsignore non rispose, semplicemente obbedì alla richiesta del Cardinal Assente. Lo liberò dell’impedimento di pantaloni, abbassandoglieli fino alle caviglie, e introdusse subito una mano all’interno dell’intimo del Cardinale, afferrandogli il membro. Lo guardò negli occhi con un sorriso languido stampato sul volto e iniziò a muovere lentamente la mano, osservando ogni sua reazione. Mario sospirò, cercando di concentrarsi esclusivamente su quel momento, su quelle sensazioni e sul piacere che stava già iniziando a provare grazie alla sapiente mano di Cavallo – che ormai sembrava conoscere alla perfezione ogni minimo movimento per regalargli un maggiore piacere. Sentiva l’anello d’oro dell’altro, di freddo e ruvido metallo, strusciare contro la pelle sensibile della sua erezione – aggiungendo un leggero ma eccitante fastidio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Mario…” Assente sospirò, poggiando la fronte contro quella di Luigi. “Cosa vuoi che faccia?” “P-puniscimi…” Cavallo venne scosso da un lungo brivido e, in un attimo, i suoi occhi chiari si accesero come se avessero dentro di loro un fuoco pronto a bruciare qualsiasi cosa. &lt;br /&gt;“La mia punizione… per la tua redenzione.” “Per cosa vuoi essere punito esattamente?” “Per aver creduto di potermi meritare qualcosa di buono.” Cavallo strinse appena i denti nell’udire quelle parole così amare e, al contempo, anche la presa sul membro di Assente che, subito, si lasciò sfuggire un leggero gemito.&lt;br /&gt;“Ogni vostro desiderio è un ordine, Eminenza.”&lt;br /&gt;Luigi lasciò andare l’erezione del Cardinale e si alzò in piedi. Estrasse un piccolo blister da una delle tasche del suo abito talare e ingoiò una piccola pillola di color azzurro. “A terra.” Lo intimò e il Cardinale, senza ribattere, si alzò dalla sua posizione e si inginocchiò ai piedi del Monsignore e allungò in maniera quasi disperata le mani verso l’inguine dell’altro che, immediatamente, lo schiaffeggiò facendolo ritrarre. “No.” “Ma…” “Mettete le mani dietro la schiena, Eminenza.” La voce di Cavallo era dura, severa, e mentre il Don si sfilava lentamente la fascia dalla vita il Cardinale mise le braccia dietro la schiena per farsi poi immobilizzare dall’altro con un saldo nodo sulla stoffa nera.&lt;br /&gt;Subito Cavallo afferrò Assente per i capelli, strattonandoli con ben poca gentilezza. “A terra.” Il Cardinale gemette, frustrato per il dolore appena provato ma anche tremendamente eccitato per quello che sapeva sarebbe successo di lì a poco: Mario si abbassò ancora verso il freddo e sporco pavimento della stanza, sdraiandosi completamente su un fianco e rivolgendo il viso verso i piedi del Monsignore, immobilizzato ai polsi dalla fascia e alle caviglie dai propri pantaloni. “Leccate le mie scarpe.” Ordinò nuovamente Luigi. Assente sussultò, sentendo la propria erezione – ancora nascosta dallo strato di stoffa dell’intimo – pulsare vergognosamente. Schiuse le labbra e allungò la lingua verso la pelle nera e lucida di una delle scarpe di Luigi, iniziando poi a leccarla lentamente sotto lo sguardo attento e vigile dell’altro. “Queste scarpe non saranno mai sporche quanto la vostra anima, Eminenza.” Sentenziò il Monsignore prima di sollevare delicatamente il piede e andare a calpestare la testa del Cardinale contro il pavimento. Assente emise un piccolo gemito e chiuse gli occhi, lasciando che quell’umiliazione riempisse completamente il suo cuore e la sua anima. Sentì la scarpa dell’altro scendere lungo il suo viso, sfregando contro la sua barba incolta, posizionandosi contro il suo mento per sollevarlo da terra. “Succhiate la punta.” Ordinò Luigi godendosi lo spettacolo di un Cardinal Assente completamente sottomesso a lui e accecato dalla lussuria e che, aprendo la bocca, iniziò a simulare una fellatio con la sua scarpa. “Sì, perfetto. Così…” &lt;br /&gt;Mario afferrò la punta della calzatura tra le labbra, succhiandola avidamente fino a quando dalla sua bocca non iniziarono a cadere a terra copiosi rivoli di saliva. “Siete indecente.” Mario sentì la propria eccitazione crescere nell’udire quella parole. Era umiliante, frustrante e decisamente poco consono quello che stava facendo ma sentirsi così sporco lo faceva sentire incredibilmente vivo. E la sua mente ora era libera dal dolore e dalla rabbia.&lt;br /&gt;Assente si spostò appena per far riposare i muscoli della sua mascella e Cavallo ne approfittò subito per afferrarlo per il crocifisso che portava al collo. “Non avete finito con quella bocca, Eminenza.” Mario si leccò le labbra e rimase ad aspettare mentre Cavallo si denudava dell’abito, gettandolo a terra poco lontano dalla loro posizione. Si sfilò l’intimo e rivelò il suo membro semi-eretto.&lt;br /&gt;Il Cardinale mugugnò, cercando di sistemarsi meglio con le ginocchia a terra e aprì la bocca per accogliere il membro di Luigi. “Puttanella come sempre, eh?” “Sbrigatevi...” Luigi si afferrò l’erezione e la iniziò a strusciare lentamente contro il viso del Cardinale che, con lenti movimenti, cercava disperatamente il modo di afferrarlo con le labbra senza però ottenere alcun risultato. “Siete così disperato e patetico, Eminenza…” La voce di Luigi si ridusse ad un mero sussurro, forse a causa della sua eccitazione. Avvicinò il suo membro alle labbra dell’altro per poi allontanarlo e far crescere la frustrazione di entrambi. Poi, con poca grazia, sbatté il glande contro le labbra di Assente, con forza, invitandolo a tirar fuori la lingua. “Avanti, puttanella…” Mormorò ancora e, in tutta risposta, Mario iniziò a muovere la propria lingua cercando di arrivare all’asta del Monsignore che, ormai diventato impaziente, si decise ad entrare con forza nella bocca del Cardinale, iniziando immediatamente a muoversi per ricercare un po’ di piacere. Assente rimase immobile, lasciando che l’altro abusasse della sua bocca come meglio credeva. &lt;br /&gt;Chiuse gli occhi e si abbandonò completamente a Luigi che gli lasciava a malapena qualche secondo per riprendere ossigeno nei polmoni. Delle lacrime iniziarono a scendere dagli angoli degli occhi di Assente e quando Cavallo se ne accorse strinse la presa sui capelli del Cardinale, spostandolo e uscendo dalla sua bocca. Si chinò appena in avanti, sputandogli dentro la bocca, per poi colpirlo con uno schiaffo in pieno volto. “Smettetela di frignare.” Mario rimase fermo nella sua posizione, cercando di riprender fiato dopo quella manata che lo aveva decisamente stordito. “O vi darò un valido motivo per farlo.” “S-sì…” Sussurrò il Cardinale, alzando nuovamente lo sguardo per poi sorridere malizioso all’indirizzo del Monsignore che lo tirò nuovamente per il crocifisso, costringendolo ad alzarsi dalla sua posizione. &lt;br /&gt;Quando Mario fu stabile e in piedi davanti a Luigi quest’ultimo lo fece avvicinare a sé con uno strattone alla catena d’oro e lo coinvolse in un bacio di soli denti e lingue. Un bacio rabbioso, disperato, violento.&lt;br /&gt;Un bacio che finì con un morso al labbro inferiore di Assente così forte da provocargli una ferita, facendogli uscire del sangue che, colando, sporcò le labbra di entrambi.&lt;br /&gt;Cavallo si allontanò per riprendere fiato e osservò Mario o, per meglio dire, quello che rimaneva di lui. Non era quello che desiderava, né per lui né per l’altro, ma sapeva che era l’unico modo per chiedere realmente scusa al Cardinale per il suo tradimento. L’unico modo che aveva per dimostrargli quanto realmente ci tenesse… anche se probabilmente l’altro non lo avrebbe mai compreso, troppo cieco nel suo dolore e concentrato su di sé per pensare che anche Cavallo potesse avere dei sentimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luigi gli tirò nuovamente uno schiaffo, facendolo sussultare. Ora, con il viso arrossato dagli schiaffi, il sangue che colava sul mento e il viso rigato di lacrime, Assente sembrava finalmente vivere la sua passione – come Cristo ma con una croce diversa da sostenere. E il Monsignor Cavallo si immolò come il suo Giuda personale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Luigi…” Mormorò Assente, cercando di forzare il nodo sui suoi polsi per potersi liberare, senza però riuscire nell’impresa. Cavallo lo afferrò brutalmente per il collo, facendolo girare per dargli le spalle, e con uno strattone gli abbassò anche l’intimo, lasciandolo finalmente libero e semi-nudo. Lo fissò con uno sguardo che sembrava quasi volesse tagliarlo in tanti piccoli pezzi mentre iniziava a baciargli il collo, mordendolo e succhiandolo, lasciando segni del suo passaggio sulla pelle chiara del Cardinale che iniziò ad ansimare per il piacere.&lt;br /&gt;Quando Luigi sentì che Mario stava decisamente godendo abbastanza delle sue attenzioni, lo spinse contro il materasso, dove il Cardinale si sistemò mettendosi a carponi, poggiando il peso del corpo tra le gambe e la propria fronte per riuscire a tenersi in equilibrio. Cavallo gli allargò le natiche con entrambe le mani in un gesto decisamente volgare e iniziò a saggiare la sua apertura con la punta della lingua, facendolo gemere senza ritegno. “Dio!” Invocò Assente, la voce strozzata dal piacere; poi iniziò a spingersi verso la bocca del Monsignore, per andargli incontro e avere un maggiore contatto. Lo sentì mentre lo penetrava con la punta della lingua, sciogliendosi sotto ogni suo tocco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Mai avrebbe pensato che una punizione potesse essere tanto cruda quanto piacevole.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Don Cavallo si fermò solo quando sentì l’apertura di Assente sempre più cedevole e pronta ad accogliere finalmente le sue dita. Sfilò la lingua e si pulì la bocca col dorso della mano per poi allungarsi verso Mario, porgendogli tre dita. “Leccate, Eminenza.” Assente aprì la bocca e obbedì, iniziando ad inumidire le falangi dell’altro prelato. Le succhiò e lasciò che l’altro penetrasse nuovamente la sua bocca anche in quel modo.&lt;br /&gt;“La mia puttanella…” Sussurrò Luigi, togliendo il fiato a Mario che, subito, si irrigidì per quell’aggettivo possessivo usato dal Monsignore. Ma il Cardinale non fece in tempo a dire nulla che Cavallo sfilò le dita dalla sua bocca e le portò immediatamente alla sua apertura, iniziando a stuzzicarla, premendovi contro con la punta di indice e medio. &lt;br /&gt;Assente alzò la testa, cercando di girarla verso l’altro ma Cavallo lo ignorò, iniziando a prepararlo con lentezza e una sorta di assurda devozione, quasi stesse toccando una reliquia rara e fragile. Il Cardinale sospirò, cercando di rilassarsi e rendere più facile il lavoro al Monsignore, ormai decisamente desideroso di arrivare a possederlo il più presto possibile.&lt;br /&gt;Cavallo riuscì ben presto ad abituarlo alle due dita, muovendole avanti e indietro dentro il Cardinale, cercando poi di curvarle per andare a sfiorargli la prostata e dargli ulteriore piacere. Assente fu costretto ad artigliare con i denti il lenzuolo sotto di sé, stringendolo mentre sentiva il piacere aumentare e la terza falange entrare lentamente dentro il suo corpo. Sarebbe potuto venire anche così, senza esser nuovamente sfiorato dalle mani di Cavallo.&lt;br /&gt;Luigi lo osservò, sentendo i suoi gemiti soffocati dalle lenzuola strette tra i denti. “Già al limite, Eminenza?” Lo provocò e, invece di avanzare con le falangi all’interno della sua apertura, le estrasse lasciando Assente a boccheggiare confuso per quell’improvvisa mancanza. “No! No! C-continuate…” “Ssshhh…” Cavallo lo schiaffeggiò subito dopo con forza su una natica, facendolo gemere. “Luigi, n-non ti azzardare a lasciarmi così…” “E che punizione sarebbe altrimenti?” Il Monsignore usò la sua tipica e assurda risata, facendo emettere un verso di frustrazione al Cardinal Assente. Una nuova manata, questa volta data di rovescio, andò a colpire la natica di Mario non offesa in precedenza e il Cardinale si inarcò sotto quel violento tocco, cercando di trattenere qualsiasi altro verso stringendo i denti sul labbro inferiore. Il sangue tornò a scorrere dalla ferita, arrivando a sporcare anche le lenzuola del letto mentre Cavallo continuava a schiaffeggiarlo con sempre più forza e precisione. Dopo le prime sferzate Assente si abituò al dolore, iniziando a tramutare quella sensazione in un sinistro piacere – che si riversò immediatamente tra le sue gambe, sulla sua erezione gonfia e arrossata. Il Cardinale sentiva l’orgasmo sempre più prossimo e, voltandosi a fatica verso il Monsignore lo guardò con gli occhi lucidi e una faccia caritatevole. Non fece in tempo ad aprire la bocca per avanzare la sua richiesta che immediatamente Cavallo lo afferrò per i polsi, sbrigandosi a liberarlo dalla fascia che gli impediva qualsiasi movimento; poi, lo fece girare supino sopra il materasso, afferrandolo per i fianchi e avvicinandolo al suo bacino. “Luigi…” Riuscì solo ad ansimare Mario, allungando le mani verso il compagno, afferrandogli le braccia con mani tremanti – troppo deboli per esser rimaste immobilizzate tutto quel tempo dietro la schiena con un nodo strettissimo che, quasi, gli aveva fermato la circolazione sanguigna. &lt;br /&gt;Cavallo si afferrò l’erezione e, sputandovi sopra della saliva, la avvicinò senza alcun preavviso all’apertura del Cardinale, penetrandolo senza attendere ulteriore tempo. Assente gemette per il leggero fastidio mentre il Monsignore, finalmente, riuscì a concedersi un sospiro di puro ed egoistico piacere. &lt;br /&gt;“L’ho punita abbastanza, Eminenza?” Chiese Cavallo, continuando a muovere i fianchi con una leggera urgenza, facendo gemere ad ogni spinta il Cardinale che non riuscì a rispondere immediatamente alla domanda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Era abbastanza?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo quando, con una spinta più angolata delle altre, il Cardinal Assente raggiunse l’orgasmo sporcandosi il ventre e il petto, il Monsignore arrestò lentamente il suo ritmo per riprendere fiato e controllo di sé. Osservò l’uomo che aveva sdraiato davanti ai suoi occhi e si chinò su di lui per baciarlo sulle labbra. “Mario?” “Hm…” “Tutto bene?” “T-ti perdono…” Sussurrò il Cardinale per poi chiudere gli occhi, crollando e addormentandosi, completamente esausto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Assente si risvegliò, ore dopo, era sotto le coperte della camera di hotel completamente nudo. Si guardò subito intorno e notò di essere solo. I polsi gli dolevano ancora, così come la schiena che, mentre si alzò per mettersi a sedere, venne pervasa da una lunga e fitta. Il Cardinale sospirò, andando poi a toccarsi il labbro gonfio.&lt;br /&gt;Era ridotto ad uno straccio… e sapere che anche Cavallo lo aveva lasciato lì, proprio come Gutierrez, gli fece formare un nodo alla gola che non riuscì in alcun modo a mandar via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Non sarebbe mai stato abbastanza. &lt;br /&gt;Né sarebbe mai stato felice. Con nessuno.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si allungò verso il comodino dove trovò i suoi occhiali e si affrettò ad indossarli, poi afferrò il suo cellulare e il suo pacchetto di sigarette, entrambi poggiati contro la superficie di legno del mobiletto. Estrasse dal pacchetto anche l’accendino e si accese una sigaretta, iniziando a fumare per cercare di aiutarsi con la nicotina a rilassarsi un po’… il nodo alla gola, così come i suoi miseri pensieri erano ancora là, persistenti e crudeli. &lt;br /&gt;Provò a chiamare Cavallo al telefono ma non ottenne alcuna risposta…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Era quella la sua punizione.&lt;br /&gt;Ma adesso, almeno, ne era finalmente consapevole.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=18108" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Come neve</title>
    <published>2025-04-15T00:25:18Z</published>
    <updated>2025-04-15T00:25:18Z</updated>
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    <content type="html">Work Title: Come neve&lt;br /&gt;Rating: Explicit&lt;br /&gt;Warning: One-shot, angst, hurt/no comfort, catholic guilt, nsfw&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Goffredo Tedesco/Thomas Lawrence&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con un brivido, Goffredo si strinse nel suo lungo cappotto nero, che andava a coprire perfettamente l’interezza del suo abito talare. Camminava, o meglio vagava, per le strade semi-deserte di una Venezia avvolta dal freddo invernale e da quella che sembrava stesse per diventare a tutti gli effetti una tempesta di neve. &lt;br /&gt;Avanzava, sbattendo sull’asfalto con i piccoli tacchi delle sue eleganti scarpe nere, mentre la pioggia si andava tramutando lentamente in fiocchi di neve che andavano a posarsi ovunque intorno e sopra di lui; poi sentì un lungo brivido corrergli lungo tutta la schiena e, improvvisamente, guardando il grigio del cielo gli venne in mente l’ultima volta che aveva visto la neve lì, a Venezia – anni prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;I suoi occhi azzurri come il mare e il suo sorriso, sempre timido ma comunque intenso come il sole.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sospirò, scuotendo la testa come a cercare di scacciar via quel pensiero, e continuò a camminare, infilando una mano in tasca ed estraendone un pacchetto di sigarette e un accendino. Si portò la sigaretta alle labbra, tenendola ferma tra di esse, e avvicinò l’elegante accendino d’argento che stringeva in mano alla punta del tubetto cilindrico. Con un leggero gesto del dito accese il fuoco che, immediatamente, catturò il tabacco trinciato e iniziò a bruciare l’estremità della sigaretta mentre la piccola fiamma scaldò appena la pelle del suo naso dandogli un seppur leggero sollievo da quel freddo pungente da cui non poteva riparare il viso.&lt;br /&gt;Tedesco inspirò una boccata di fumo e rimise via l’accendino e il pacchetto per poi sfregare le mani l’una contro l’altra per cercare di scaldare un po’ almeno quelle. E mentre saliva e scendeva dai piccoli ponticelli della città, immergendosi poi in stretti vicoli, i ricordi del passato si fecero più forti, più delineati.&lt;br /&gt;Poteva sentire la sua voce come se fosse lì al suo fianco in quel momento… in quel bianco sterile e asettico, che rendeva Venezia un luogo più spettrale di quanto non fosse in realtà.&lt;br /&gt;Ogni colore andava lentamente sbiadendo, uniformandosi al bianco di quella neve che continuava a cadere inesorabile su ogni cosa… e Goffredo notò, con un pizzico di amarezza, che quell’immagine così triste rappresentava alla perfezione la sua vita. O almeno quella che aveva dovuto affrontare negli ultimi vent’anni…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;“Goffredo, vieni sotto l’ombrello!” Il sorriso di Thomas lo fece quasi arrossire come un bambino. Si avvicinò al più giovane, stringendosi con lui sotto l’ombrello di colore nero che stringeva in una mano. “Grazie, Tommaso.” Gli occhi azzurri dell’inglese sorrisero insieme alle sue labbra. “Non pensavo di poter vedere Venezia immersa nella neve, sai?” “Già…” Borbottò Goffredo. “Ha giustamente aspettato che venissi a trovarmi da Londra! Spero che non sia di impedimento per le nostre giornate e visite organizzate…” Thomas posò una mano sul braccio di Tedesco. “Non mi stavo affatto lamentando.” Goffredo alzò un sopracciglio. “Sono contento di poter vedere uno spettacolo del genere nella città che ti hanno assegnato.” L’italiano scostò lo sguardo da Lawrence, cercando di fingere indifferenza per le parole dell’altro. E Thomas rimase in silenzio, rapito e incantato, continuando ad osservare il panorama davanti a loro. Tedesco si sporse appena verso il corpo dell’altro, andando a posare un leggero bacio sulla spalla di Lawrence che, timidamente, si irrigidì imbarazzato.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Goffredo arrivò vicino ad un uomo, intento a saltellare sul posto, nel vano tentativo di scaldarsi in quella gelida giornata di lavoro; appena l’uomo lo vide arrivare gli andò incontro, facendo un leggero inchino verso il prelato e lo aiutò a salire sul traghetto che era ormeggiato sull’acqua di uno dei canali.&lt;br /&gt;Tedesco lo salutò con un semplice cenno del capo, salendo e andando a posizionarsi sul ponte dell’imbarcazione. &lt;br /&gt;“Eminenza… non vuole venire sotto coperta? Con tutta questa neve si bagnerà completamente. Poi con questo freddo…” Tedesco fece spallucce e rimase sul ponte del traghetto, la sigaretta stretta fra indice e medio e lo sguardo fisso sull’acqua grigia della laguna di Venezia ma decisamente lontano, quasi perso in un ricordo, in un riflesso a cui continuava disperatamente ad aggrapparsi. &lt;br /&gt;“Buon Dio, Tommaso… dopo tutto questo tempo, la neve fa ancora così male.” Sospirò, aspirando una boccata di fumo per poi allungare il palmo della mano davanti a sé per raccogliere dei fiocchi dentro di essa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Goffredo camminava su e giù per la stanza, sbuffando e fumando convulsamente una sigaretta dietro l’altra per il nervoso. “Ci mancava solo questa neve così forte…” Borbottò scocciato mentre Thomas, seduto su una delle poltrone della sua stanza, osservava deliziato il panorama da davanti la finestra come se fosse una meravigliosa cartolina dipinta a mano da un artista di strada dalla mano esperta e dal tratto immensamente romantico.&lt;br /&gt;“Non preoccuparti. Possiamo sempre uscire domani!” Cercò di tranquillizzarlo l’inglese. “Ma…” Thomas lo guardò, cercando di rassicurarlo. Tedesco tossì appena, cercando di recuperare la compostezza che sembrava aver perso per via del nervosismo.&lt;br /&gt;“Mi fa piacere anche solo restare qui, insieme.” Aggiunse Lawrence con un filo di voce. A quelle parole, Goffredo gli si avvicinò e gli sorrise, andando poi ad accarezzargli il viso con una mano, la frustrazione provata fino a quel momento svanita di colpo. “Ti sono mancato, Tommaso?” Lawrence in risposta girò il viso nella sua direzione, iniziando a baciargli dolcemente il palmo della mano. Un tocco delicato e leggero, come lo sguardo che gli rivolse. “Sì… da morire.” Sussurrò l’inglese prima di vedere Tedesco abbassarsi alla sua altezza e sorridergli, continuando a carezzargli delicatamente il viso, poi i capelli, fino ad arrivare alla nuca, afferrandola con una leggera pressione, facendo sì che la distanza tra i loro visi si annullasse.&lt;br /&gt;Thomas si lasciò sfuggire un piccolo sospiro mentre le labbra di Goffredo si posavano dolcemente contro le sue. Un bacio delicato e dolce, candido e puro come la neve…&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Patriarca di Venezia guardò il piccolo cumulo di candida neve che si era ormai formato sul palmo della sua mano poi lo strinse con rabbia chiudendo la mano a pugno, provando l’ennesimo brivido di freddo e sentendo un nodo formarsi intorno alla sua gola – come un cappio pronto a strangolarlo da un momento all’altro mentre osservava nell’acqua il riflesso di un amore ormai affondato nelle gelide acque del mare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Goffredo gli sollevò le gambe da sotto le ginocchia, stringendole contro il petto di Thomas e il suo, continuando a spingersi con foga nel suo corpo. L’inglese annaspava alla disperata ricerca di aria, ancorando saldamente le dita alle lenzuola sotto di sé. Cercava con tutto sé stesso di non gemere, di trattenere in modo quasi maniacale e disperato quel piacere che lo stava lacerando dall’interno. “Fai p-Piano…” Cercò di frenare il compagno, provando a rallentare le sue spinte mettendogli una mano davanti al bacino, spingendolo debolmente. Tedesco lo guardò con aria interrogativa senza smettere di muovere i fianchi, cercando di dare ad entrambi più piacere possibile.&lt;br /&gt;“Ti prego…” Lo supplicò. “Ti sto facendo male?” Chiese subito l’italiano, preoccupato. Lawrence sospirò, tremando e sentendo le gote arrossarsi. “N-no… è che… è… t-troppo.” Goffredo allora sorrise, abbassandosi maggiormente verso il corpo del più giovane, andando a baciarlo con passione, mentre continuava ad entrare ed uscire dalla sua apertura adesso ancor più velocemente, ora più deciso che mai a continuare a dar piacere ad entrambi finché non sarebbe arrivato l’orgasmo.&lt;br /&gt;“Goffredo… t-ti prego…” Tedesco gli baciò una guancia, andando poi vicino al suo orecchio. “Sei bellissimo, Tommaso. Sei il regalo più bello che Dio mi ha donato…” Sussurrò prima di sentire entrambe le mani di Thomas che, disperate, gli artigliarono la schiena, graffiandolo con forza, causandogli un brivido di piacere all’idea che, per un po’ di tempo, la sua pelle avrebbe portato i segni provocati dall’altro. “G-goffredo…” Lo sentì incurvarsi sotto di sé, cercando di accogliere al meglio quelle ultime febbrili spinte; poi vennero entrambi con un gemito sommesso incastrato tra le loro labbra che, ancora una volta, si erano ritrovate unite in un bacio.&lt;br /&gt;Tedesco fece giusto in tempo ad uscire dal corpo di Lawrence e a farlo rimettere in una posizione più comoda, poi crollò sopra il suo petto, esausto. “Ti amo, Tommaso…” L’inglese non rispose, si limitò a cercare di riprendere fiato. Portò però una mano tra i folti capelli ricci di Goffredo, iniziando a giocarci intrecciandoli tra le dita. Quando il battito dei loro cuori tornò regolare Tedesco si azzardò ad alzare il viso per guardare il compagno più giovane. “S-stai bene? Ho esagerato?” Chiese, sinceramente preoccupato da quel silenzio.&lt;br /&gt;Thomas non riuscì più a trattenere le lacrime, scoppiando in un pianto silenzioso. “I’m sorry…” “E-ehy! S-sorry? For what? Cosa? Che succede, Tommaso?” Lawrence lo abbracciò, catturandogli il collo con entrambe le braccia, trascinandolo nuovamente contro di sé. “I… love you too…” Confessò con un filo di voce tra i singhiozzi che, nonostante i suoi sforzi, gli sfuggivano dalle labbra.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Goffredo sospirò. Per quanto il tempo avesse sicuramente fatto il suo effetto, iniziando a lenire le sue ferite, sentiva ancora su di sé, fin dentro le ossa, il peso e il dolore di una scelta che non aveva potuto prendere per sua totale volontà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;“Pensi che ti faranno rimanere qui ancora per molto?” “Mah! Certe volte penso che vogliano semplicemente relegarmi nella città più difficile da gestire e più lontana da Roma perché sono una spina nel fianco per il Papa.” Lawrence si lasciò sfuggire una risata. “Non puoi certo biasimarli, Goffredo.” “Ah, devo ammettere che almeno non mi sottovalutano!” Ghignò il Vescovo, andando poi a perdersi nelle acque gelide degli occhi di Lawrence. “E tu… sei contento con la decisione di venir trasferito a Roma?” Thomas abbassò lo sguardo, pensieroso. “Non lo so… avrei preferito un posto più tranquillo, meno sotto i riflettori…” Goffredo gli prese la mano nella sua. “Posso chiedere al Patriarca di provare a mettere una buona parola con Sua Santità… per farti venire qui, al mio fianco. Insieme potremmo…” Lawrence scosse il capo. “No, Goffredo. Non è il caso…” “Perché no? Saresti sicuramente ricompensato a dovere con una posizione degna della tua persona, Tommaso! E poi…” &lt;br /&gt;L’inglese allontanò la mano da quella di Tedesco, un’espressione contrita e indecifrabile sul volto.&lt;br /&gt;“Non… non lo so…” Tedesco sospirò e si allungò verso il comodino, afferrando il suo pacchetto di sigarette. Ne estrasse una sigaretta con le labbra, poi offrì il pacchetto a Thomas che, con un debole sorriso, rifiutò. &lt;br /&gt;“V-vado a farmi una doccia…” Mormorò Lawrence, alzandosi dal letto, allungando una mano per afferrare il lenzuolo con cui potersi coprire il corpo per andare dall’altra parte della stanza. Tedesco però gli bloccò il polso. “Tommaso perché non mi dici cosa stai pensando?” Thomas si morse il labbro inferiore, evitando lo sguardo inquisitorio del compagno. “N-non lo so neanche io cosa penso.” “Sei strano! Dimmi cosa ti turba. Per favore parlami, Tommaso!” Lawrence girò la testa dalla parte opposta, cercando di liberarsi dalla presa dell’altro con uno strattone. “Lasciami andare!” Tedesco lasciò andare il polso di Thomas, alzandosi di scatto dal letto per raggiungerlo. “Tommaso, che cos’hai?” Lo bloccò parandoglisi davanti con il corpo nudo prima che potesse arrivare alla porta del bagno e lo fissò negli occhi. “Goffredo, per favore…” “Per favore un cazzo!” Alzò la voce il Vescovo e Lawrence, in risposta, lo fissò quasi offeso per quella mancanza di rispetto. “Non sarei dovuto venire...” “Perché? Erano mesi che volevi venire!” “Perché… perché…” Thomas si coprì il viso con le mani, cercando di frenare le lacrime che, prepotenti, cercavano di cadere dai suoi occhi chiari. Tedesco lo abbracciò, nonostante le proteste e i vari tentativi di svincolare via dell’inglese. “Tommaso, amore mio… dimmi cosa passa per quella tua splendida ma anche stupidamente assurda testa.” Lawrence rimase in silenzio finché le lacrime non si fermarono e non ritrovò un minimo di compostezza e Goffredo continuò a stringerlo a sé senza mai allentare la presa, a carezzargli i capelli biondi e a baciargli la fronte. “Non è così che dovrebbe essere, Goffredo. Lo sai…” Disse a denti stretti il più giovane. “È questo che ti turba, Tommaso?” Lawrence abbassò lo sguardo a terra. “Mi turba non riuscire mai a resisterti… mi turba guardare i tuoi occhi e sentirmi così felice quasi da sentire il cuore scoppiare, Goffredo. L’intensità di quello che provo… mi fa più male di quanto tu possa immaginare…” Tedesco gli afferrò il mento, sollevandogli la testa. Si fissarono negli occhi per qualche istante. “Se davvero vuoi che la smetta devi dirmelo mentre mi guardi negli occhi, Tommaso.” Lawrence gli afferrò il braccio, stringendolo appena con mano tremante. “You’re so cruel…” “I fucking love you, Tommaso! Chi è quello davvero crudele qui?” “Non possiamo andare avanti così!” “Perché no? Non può scoprirci nessuno, se è questo che ti preoccupa!” “Lo dici anche a Dio questo, Goffredo?” Quasi sibilò il più giovane, furioso. Tedesco rimase immobile, accusando quelle parole come fossero state delle coltellate in pieno petto.&lt;br /&gt;Dio… perché, da quando aveva accanto a sé Thomas, sembrava come averlo messo in secondo piano? &lt;br /&gt;Goffredo chinò il capo in accoglimento di un senso di colpa che iniziò velocemente a pervadere ogni suo pensiero.&lt;br /&gt;“P-perdonami Tommaso… non pensavo che…” “I know. È per questo che ti sto chiedendo di smetterla… prima che sia troppo tardi. Prima che tu sostituisca del tutto Dio… facendo vacillare la mia fede, cancellandola totalmente. Io… non potrei sopportarlo, Goffredo.” Tedesco lo abbracciò di getto. “Se la tua fede vacilla… forse bisogna lavorare sulle sue fondamenta.” “La mia fede sta vacillando perché ogni volta che ti vedo non fai che farmi cadere in tentazione! E mi ritrovo ad infrangere il mio voto di castità ancora e ancora, pentendomene ogni volta, ma continuando comunque a tornare da te sapendo che succederà di nuovo, perché sono debole al tuo modo di amarmi, di farmi sentire… unico e speciale…” “Lo sei, Tommaso. Credimi. Lo sei davvero…” “No! Io sono solo un umile servo di Dio! E anche tu, Goffredo! Non siamo due persone comuni ormai. Non più!” Tedesco deglutì rumorosamente, poi riprese la parola. “Tommaso… mi basta una sola parola da parte tua. Una semplice richiesta… e lo sai, nel profondo del tuo cuore lo sai già che…” Lawrence sospirò, passandosi una mano sul viso, stanco e provato da quella discussione. “Basta così, Goffredo.” Lo interruppe, questa volta definitivamente. “L’unica cosa che voglio è che Dio perdoni entrambi per i peccati che abbiamo commesso, noncuranti del suo giudizio.” Lo superò, sistemandosi meglio il lenzuolo attorno al corpo nudo e avanzò fino alla porta del bagno che aprì e nella quale entrò senza girarsi indietro, chiudendola con decisione dietro di sé. &lt;br /&gt;Tedesco si accasciò in ginocchio a terra, fissando la porta chiusa, completamente smarrito. “Mi stai lasciando così?” Chiese con tono disperato. Ma non ricevette alcuna risposta perché l’acqua della doccia aveva iniziato a scorrere, coprendo del tutto le sue parole. Si girò per non continuare a vedere quell’ostacolo che l’altro aveva frapposto a separarli, e i suoi occhi scuri guardarono fuori dalla finestra, cogliendo la crudele immagine di un ultimo singolo fiocco di neve che avanzava nella sua caduta verso il terreno, per smarrirsi per sempre nel bianco che ricopriva l’intera città.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Cardinale gettò nel canale il mozzicone di sigaretta ormai totalmente consumata e lo osservò galleggiare sulla superficie dell’acqua mentre girava vorticosamente su sé stesso e creava innumerevoli cerchi concentrici. La neve iniziò a cadere con sempre più insistenza, attaccandosi anche alla stoffa del suo cappotto - per poi sciogliersi poco dopo contro il calore del suo corpo, restando però come acqua dentro la stoffa, facendogli sentire la sua presenza come un leggero ma sempre presente fastidio.&lt;br /&gt;Goffredo si girò verso l’interno dell’imbarcazione, dando le spalle alla balaustra del traghetto, voltando le spalle alla città. Poi, improvvisamente, sentì il telefono cellulare – una nuova diavoleria dell’era moderna – iniziare a squillare. &lt;br /&gt;E il suo nome comparire sullo schermo.&lt;br /&gt;Strinse con forza l’apparecchio elettronico in una mano, continuando ad osservare il nome dell’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;“Decano Lawrence.” “Eminenza Tedesco.”&lt;br /&gt;I due si osservarono, notando come il tempo li aveva cambiati. Goffredo aprì la bocca per dire qualcosa ma Thomas abbassò lo sguardo a terra, eludendo qualsiasi tipo di contatto con l’altro Cardinale che decise di ingoiare le sue parole, deglutendole a fatica e avanzando lungo il corridoio per poter superare l’uomo che aveva davanti. I suoi passi, sempre decisi e ponderati, lo fecero avanzare con una simulata sicurezza che in realtà non esisteva affatto. Non davanti a Thomas Lawrence.&lt;br /&gt;Mentre stava per andar via, abbandonando la speranza di poter interagire con l’altro Cardinale dopo tutto quel tempo di gelo e silenzio tra loro, Tedesco sentì una mano afferrargli il polso, ancorandolo nella sua posizione. Il suo sguardo, confuso, cercò immediatamente gli occhi di Thomas. &lt;br /&gt;“Possiamo parlare? In… privato?” Goffredo irrigidì la mascella a quella richiesta. “Farò rapporto sulla questione a Sua Santità o a quell’idiota del suo Segretario di Stato, Decano.” “N-no… non è per qualcosa che riguarda la Curia, E-eminenza…” “Ah, no? Abbiamo forse altri argomenti di cui parlare io e lei, Decano Lawrence? Non mi pare proprio!” Rispose, la lingua più tagliente di una spada. Thomas strinse maggiormente la presa sul polso del Patriarca. “Non trattarmi come se non mi conoscessi…” Sussurrò l’inglese, provocando una risata nervosa in Tedesco. “E di cosa vorrà mai parlarmi, Decano Lawrence? Eh?” Gli si avvicinò minaccioso, puntando l’indice della mano libera dalla sua presa contro il suo petto. “Sei diventato impossibile, Goffredo!” Ribatté Thomas, alzando finalmente lo sguardo, incrociando gli occhi di Tedesco. Il Patriarca di Venezia sospirò, scuotendo poi le spalle, come a volersi nuovamente dare un contegno. “Chissà di chi è la colpa…” “Stai dando la colpa a me per essere diventato… così?” “Così? Abbi almeno il coraggio di dirmi cosa pensi di me, Tommaso! Mi sembra il minimo un po’ di onestà dopo tutto quello che abbiamo condiviso in passato, no? O forse è chiedere troppo? Cos’è? La tua fede potrebbe vacillarne?” Quasi ringhiò l’italiano, tornando a puntargli il dito contro il viso per poi scendere con le mani, afferrando con forza il colletto dell’abito talare dell’altro, la calma che stava cercando di raggiungere messa a dura prova dall’atteggiamento dell’altro. Nonostante tutto, Lawrence rimase impassibile davanti a quella furia. “Guarda come sei diventato… così arrabbiato e distante e…restìo a farti amare ancora…”&lt;br /&gt;Thomas non era più il giovane che si sarebbe lasciato travolgere dalla corrente, ora era un uomo adulto in grado di rimanere stabile davanti a qualsiasi cosa. Una roccia, scavata dal tempo, in grado di resistere a qualsiasi marea o tempesta. Anche quella che era Goffredo Tedesco!&lt;br /&gt;“Se vuoi accusarmi di non essere stato onesto con te, Goffredo, non abbiamo neanche bisogno di parlare.” Tedesco strinse più forte la stoffa dell’abito di Thomas finché le sue dita, stanche, non iniziarono a tremare leggermente per lo sforzo. Il Decano gli afferrò le mani, liberandosi dalla sua presa. Poi, senza dire altro, fece qualche passo indietro. “Vieni nella mia stanza.” Si affrettò a dire Tedesco prima che l’altro abbandonasse totalmente l’idea di chiarire con lui.&lt;br /&gt;Lawrence sospirò esasperato ma lo seguì comunque fino a dentro la camera dove stava alloggiando durante il suo soggiorno a Roma, nella Casa Santa Marta. Quando chiusero la porta della stanza Goffredo cercò di rimanere fisicamente ed emotivamente il più distante possibile dall’altro.&lt;br /&gt;“Eccoci qua, Tommaso. &lt;br /&gt;Dimmi quello che hai da dirmi!” Si sedette sul bordo del proprio letto, sfilandosi la mozzetta e lo zucchetto, abbandonandoli con noncuranza sopra le lenzuola del letto rifatto perfettamente da una delle tante suore che si prendeva cura della struttura.&lt;br /&gt;Lawrence sospirò, avvicinandosi all’altro e sedendoglisi accanto. “How are you, Goffredo?” “Mah! Come dovrei stare? Dimmelo tu.” Non poté trattenere una nota di cinico sarcasmo che, ovviamente, non sfuggì all’inglese. “Io ho chiesto. Rispondimi. Non eludermi.” “Eluderti?” “Non ricominciare! Non serve a niente essere così aggressivi. Non con me!” Tedesco cercò di reprimere il desiderio di urlare nuovamente contro il Decano e afferrò una sigaretta dal pacchetto che aveva nella tasca dell’abito, iniziando a fumarla e sfogare la tensione in quel modo. “Allora, Goffredo… come stai?” Chiese un’altra volta Lawrence, speranzoso di ricevere finalmente una risposta sincera da parte del Patriarca. “Eh, come sto…” Thomas alzò gli occhi verso il cielo, quasi esasperato. Ma quando sentì l’altro continuare a parlare evitò di fare qualsiasi tipo di commento. “…non sono mai più stato bene da quel giorno, Tommaso. Mai più.” Lawrence si morse l’interno della guancia, irrigidendosi. Non si aspettava una risposta tanto sincera da parte dell’altro che, fino a poco prima, aveva cercato in ogni modo di nascondere i suoi pensieri e i suoi sentimenti. “I’m so sorry…” Il Decano allungò una mano verso quelle di Tedesco, coprendole in una timida carezza. “Non volevo rovinare tutto in quel modo…” Confessò poi l’inglese, con un filo di voce. “Ma non sapevo come affrontare quello che stavo vivendo. La mia fede ha vacillato così tanto a quel tempo, Goffredo… e continua a farlo ancora oggi.” Tedesco lo ascoltò senza interromperlo. “Avrei voluto avere la saggezza che possiedo adesso. Probabilmente sarebbe andato tutto in modo diverso…” Abbassò il capo, come in penitenza, e strinse la presa sulle mani del Patriarca che girò una mano e ricambiò quel movimento, perdendosi nel calore e nel conforto che quel gesto, suo malgrado, gli provocava. “Tommaso…” La voce gli uscì bassa e stranamente instabile e quando il Decano girò il viso verso di lui, fissando gli occhi chiari nei suoi, sentì il muro che si era costruito in tutti quegli anni iniziare a sgretolarsi. &lt;br /&gt;“Potrai mai perdonarmi?” Tedesco sentì il cuore dimenticarsi di battere per almeno un paio di volte. “Non oggi… non domani. So che ti sto chiedendo qualcosa di difficile, lo so perfettamente. Ma… un giorno, anche lontanissimo, potrai mai pensare a me senza provare odio e rancore?”&lt;br /&gt; E Tedesco si sciolse, come neve al sole.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Goffredo aprì lo sportello del telefono cellulare per poi premere il piccolo pulsante verde con la punta dell’indice e rispondere alla chiamata in entrata. Si portò il telefono all’orecchio e rispose, sorridendo. “Decano Lawrence! Come stai? Sai… qua a Venezia sta nevicando! Ti stavo giusto pensando.” Ridacchiò per poi perdersi ad ascoltare la voce dell’inglese dall’altra parte dell’apparecchio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=17907" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>L'uomo di Dio, un pessimo partito</title>
    <published>2025-04-13T01:12:01Z</published>
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    <content type="html">Work Title: L'uomo di Dio, un pessimo partito&lt;br /&gt;Rating: Explicit&lt;br /&gt;Warning: One-shot, Nsfw, Pwp&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Aldo Bellini/Goffredo Tedesco, Original Character&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cinthia diede una leggera gomitata a suo fratello maggiore Aldo. “Lo stai guardando con la bava alla bocca… datti una regolata!” Bellini si grattò la nuca, imbarazzato, cercando di smettere di guardare in direzione di quel ragazzo bellissimo. “Ma quindi… lo conosci?” Chiese ancora alla sorella, speranzoso di poter interagire con l’altro. “Ma proprio con lui dovevi fissarti questa sera?” Sospirò la ragazza. “Dai… dimmi almeno come si chiama!” “La festa è piena di gente, Aldo. Lui è meglio evitarlo, dammi retta. E poi è troppo grande per te!” “Ma…” “Niente ma.” Aldo sbuffò, cercando di seguire la sorella che avanzava nel locale, intrufolandosi tra la gente. Riuscì ad afferrarle il polso e la costringe a girarsi nella propria direzione. “Per favore… se sai quanti anni ha significa che lo conosci, no?” “Ancora?” “Perché devi fare così? Per una volta che trovo un ragazzo a cui sono interessato…” “Ne ha quasi trenta. Contento?” Bellini alzò le spalle, facendo capire alla ragazza che la differenza di età non era poi così esagerata – non per lui almeno, del resto erano solo sette anni. “E il nome me lo dici?”&lt;br /&gt;Improvvisamente qualcuno si avvicinò ai due fratelli che, distratti e intenti come erano a parlare tra loro, quasi sobbalzarono per l’inaspettata presenza che si palesò. “Ciao Cinthia!” “Parli del diavolo… ciao, Goffredo.” Borbottò la ragazza dai lunghi capelli neri, liberandosi dalla presa del fratello, superando entrambi e andando verso un gruppo di ragazze poco distanti da dove si trovavano. “Ah, parlavi di me? Buono a sapersi…” Sorrise il nuovo arrivato, facendole un cenno del capo. “E come mai?” “N-niente, tranquillo.” “E tu… saresti? Il suo nuovo ragazzo?” Chiese poi, squadrando da capo a piedi Aldo. “F-fratello. Sono suo fratello!” Precisò subito, porgendogli la mano per presentarsi. Tedesco guardò la sua mano senza però afferrarla e Bellini, irrigidendosi per l’imbarazzo, la fece tornare lungo il suo corpo. &lt;br /&gt;Goffredo sorrise nel vederlo così impacciato e rigido e, portandosi una sigaretta alla bocca, gli si avvicinò. “Sei quello che si deve sposare?” Lo interrogò ancora. Aldo scosse il capo. “N-no, l’altro...” “Ah, quello finocchio!” Rise tra sé e sé, osservando come negli occhi del ragazzo si accese subito come una fiamma di rabbia per via dell’epiteto che aveva scelto di usare. Tedesco alzò le spalle ed estrasse dal taschino della sua camicia un accendino. &lt;br /&gt;Aldo continuò a fissarlo senza riuscire a dire neanche una parola. Aveva dei sentimenti contrastasti che si agitavano nella sua testa e nel suo petto: da una parte l’assurda ed inspiegabile attrazione verso quel tipo, dall’altra l’incredibile repulsione per quelle poche e crudeli parole che lo aveva sentito pronunciare durante quella loro breve interazione.  &lt;br /&gt;“Vuoi?” La voce di Goffredo lo riscosse dai suoi stessi pensieri. Se ne stava là ad osservarlo, un sopracciglio alzato, la sigaretta – ora accesa – tra le labbra e un sorriso malizioso ad incorniciargli il viso dai lineamenti delicati e perfetti. “No, levati. Aldo non fuma!” Disse subito sua sorella minore, tornata nuovamente accanto ad Aldo, schiaffeggiando la mano di Tedesco. “Aldo? Hm, bel nome…” “Per favoreee!!!” Esclamò esasperata mentre Aldo arrossì fin sopra le orecchie per quel banale complimento. “Beh… non solo il nome, se posso.” “Per te qualsiasi cosa abbia un pisello è bella, Goffredo.” Commentò Cinthia e Tedesco rise senza aggiungere nulla alle parole della ragazza, fissando gli occhi in quelli di Bellini che, incredulo, guardò prima in direzione di Goffredo e poi verso la sorella.&lt;br /&gt;“Cinthia… v-vieni un attimo?” La ragazza lo sguardò con fare interrogativo mentre veniva trascinata poco più in là dal fratello. “Che c’è?” “… è gay?” “Non lo stavi guardando per quello?” “No! Non è che uno ha scritto addosso la propria sessualità eh!” “… Goffredo sì.” Aldo scosse il capo. “P-perché allora usa certi termini offensivi?” “Perché è un testa di c-” “Niente insulti, signorina. Ho già lasciato troppo correre sul tuo linguaggio per questa sera!” La giovane fece finta di ignorarlo, guardando la pista da ballo davanti a sé. “Puoi finire la frase? Cos’è che stavi dicendo?” “Lascia stare che con quelli così, si sa che ci si va a inguaiare.” “Quelli così? In che senso? Solo perché è gay non è corretto che tu dic-“ “Non è solo gay, tesoro mio. Fa il prete!” Aldo rimase di sasso, totalmente sconvolto e incapace di elaborare la nuova informazione sul tipo di cui si era palesemente preso una sbandata. “C-cosa?” Mentre fece un passo indietro sentì il corpo di qualcuno spingersi contro la sua schiena. “Non sono ancora un prete a tutti gli effetti. Sono in seminario però, su quello tua sorella non ti sta mentendo.” Sorrise Goffredo, soffiandogli del fumo contro le labbra.&lt;br /&gt;Cinthia li osservò, storcendo il naso. “Aldo, vado da Alyssa. Se non ti vedo qui tra un paio d’ore torno a casa da sola, sei avvisato!” “Al massimo lo riaccompagno io, hm? Che dici, Aldino?”&lt;br /&gt;Bellini arrossì mentre sentiva Goffredo afferrargli la mano, trascinandoselo via. Non gli sembrava neanche possibile uno scenario del genere fino a qualche ora prima…&lt;br /&gt;Quando arrivarono ad un divanetto libero, Goffredo lo indicò con un cenno della testa. “Ti va di sederci? Ti prendo un drink?” Aldo deglutì a fatica ma, preso da un assurdo moto di coraggio, si schiarì la gola e si avvicinò all’orecchio dell’altro per potergli parlare. “Siediti, vado a prendere qualcosa da bere.” Goffredo lo osservò. “Oh, un gentleman.” Sorrise, accarezzandosi la barba all’altezza del mento. “H-hai preferenze?” “Un Bellini.” Rispose Tedesco, leccandosi le labbra, rivolgendogli poi una strizzata d’occhio. Aldo avvampò e si allontanò di corsa dall’altro, più alla ricerca di aria che per andare realmente verso il bancone per poter ordinare i loro drink. &lt;br /&gt;Forse iniziava a capire l’avvertimento che la sorella gli aveva rivolto. Tener testa ad un uomo come Goffredo era abbastanza difficile, conversarci senza sprofondare nell’imbarazzo più totale lo era ancora di più. Ma… continuava ad esserci qualcosa nei suoi profondi occhi marroni e nel suo sorriso, che somigliava più a un ghigno, che continuava ad attirarlo come una falena verso la luce. Qualcosa di magnetico, una specie di istinto primordiale che non riusciva a combattere o fuggire.&lt;br /&gt;Avanzò verso la postazione del barman e sospirò, girando appena la testa per poter osservare Goffredo che se ne stava seduto a gambe incrociate, osservandolo da lontano, con la sigaretta accesa. Aldo non sapeva assolutamente se quella sera sarebbe stata davvero importante nella sua vita - magari una di quelle assurde feste dove incontri per caso l’amore della tua vita - ma sentiva che, in qualche modo, se la sarebbe ricordata per un bel po’ di tempo!&lt;br /&gt;“S-salve, posso avere un White Russian e… un… B-bellini, se c’è davvero un cocktail con questo nome. Grazie!” Il barman alzò lo sguardo e sorrise. “Tedesco?” Aldo lo guardò con aria interrogativa. “Il Bellini… lo ha chiesto Tedesco, vero?” “Ah, s-sì. Lo conosce?” “Certamente. L’unico che ordina un Bellini in tutto il New Jersey!” Rise l’uomo, iniziando a preparare i due drink per Aldo che, sempre più imbarazzato, non sapeva assolutamente come interpretare il fatto che Goffredo adorasse qualcosa con il suo stesso cognome. &lt;br /&gt;Quando i drink vennero posati sul bancone Aldo tirò fuori dalla tasca dei soldi, adagiandoli sul legno scuro del mobile e sorrise al barman, ringraziandolo e congedandosi pochi istanti dopo.&lt;br /&gt;Con le due bevande alcoliche in mano avanzò verso la postazione dove Goffredo era ancora ad attenderlo; gli si sedette accanto e gli offrì il drink, sentendosi sfiorare la mano. “Grazie.” Disse l’italiano, ancora intento a fumare.&lt;br /&gt;“F-figurati!” “Il prossimo giro lo offro io, eh?” &lt;br /&gt;Aldo sorrise, felice di essersi già guadagnato ulteriore tempo da passare con l’altro. “Vieni qua. Perché ti sei seduto così lontano?” Bellini si avvicinò timidamente al corpo di Goffredo e, portandosi il bicchiere alle labbra, iniziò a bere il suo cocktail. Sperò che almeno l’alcool gli avrebbe dato una spinta in più per riuscire ad essere spigliato nella conversazione! Goffredo si avvicinò alla sua nuca, inspirando profondamente. “Mi piace il tuo profumo…” Confessò in un sussurro, facendolo irrigidire. &lt;br /&gt;Bellini si girò appena, ritrovandosi le labbra dell’altro a pochissimi millimetri dalle sue.&lt;br /&gt;“Posso baciarti?” “N-non dovresti chiederlo!” Tedesco ridacchiò. “Quindi… dovrei baciarti e basta?” “S-sì…” “Nah! Se vuoi farlo… baciami tu, Aldino.” Bellini arrossì ma chiuse gli occhi e si spinse contro le labbra di Tedesco, accorciando la distanza tra loro. Poi si allontanò per guardarlo negli occhi, quasi come a chiedergli di prendere le redini di quel gioco di seduzione troppo impacciato per andare avanti con uno come lui. Tedesco sorrise. “Dannazione… sei adorabile!” Confessò per poi afferrarlo per la nuca, tirandoselo addosso, coinvolgendolo in un bacio appassionato.&lt;br /&gt;Aldo mugugnò per la foga inaspettata di quell’azione ma non si tirò indietro: schiuse le labbra, accogliendo la lingua di Goffredo che sapeva di tabacco nella propria bocca e lasciò che la passione li travolgesse completamente. &lt;br /&gt;“G-goffredo… aspetta. C-c’è un sacco di gente… F-forse è meglio andare in un luogo più appartato…” Riuscì ad ansimare tra un bacio e un morso dell’altro contro le sue labbra, già gonfie e arrossate per l’intensità di quei baci. Tedesco lo guardò, cercando di interpretare le sue parole nel modo corretto e Aldo, in tutta risposta, lo afferrò per la camicia aggrappandovisi con necessità. “Scusa… le chiavi della macchina le ha mia sorella.” Tedesco ridacchiò. “Oh, come siamo audaci dopo un po’ di alcool in corpo!” Notò compiaciuto, coinvolgendolo nuovamente in un bacio, salendogli letteralmente sopra con tutto il corpo.&lt;br /&gt;“Ehy, n-no. Per favore, andiamo in un posto più tranquillo…” Tedesco sospirò e si alzò dalle gambe di Bellini per poi finirsi il cocktail in un unico sorso.&lt;br /&gt;“Andiamo allora.” Gli disse porgendogli una mano per aiutarlo ad alzarsi dal divano e Bellini, afferrandolo, si tirò in piedi e, senza neanche avere il tempo di finire il suo drink – che gli venne strappato di mano per esser poi abbandonato su un tavolino – venne trascinato verso il bagno da Tedesco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Davvero non ti hanno detto che non sono il tipo da guardare ad una festa?” Chiese Goffredo, soffiandogli in faccia il fumo e avvicinandosi pericolosamente alle sue labbra mentre si erano fermati al corridoio davanti ai bagni, dove la musica si sentiva in modo più ovattato e le loro parole potevano essere udite meglio. “S-sì ma…” “Ma tu sei testardo, hm? Tu sei venuto qui e per tutta la sera non mi hai staccato gli occhi da dosso. Li ho sentiti ovunque…” Bellini arrossì – era stato così ovvio? Così indecente? Così molesto? Quasi si vergognò di se stesso. “S-scusami io…” “Quindi poco importa se tua sorella ti ha avvisato, vero? Vuoi scoparmi. Lo sento. Lo vedo e… beh, me lo stai anche praticamente dicendo! Una cosa però non riesco a capire: che ti frena?” Chiese con tono di sfida Goffredo, avvicinandosi ancor di più all’altro. “Ecco, io…” “La croce che porto al collo, sotto questa camicia scura?” Si slacciò alcuni bottoni della camicia, facendogli intravedere il suo petto e il crocifisso che teneva appeso all’altezza del cuore. Aldo si morse il labbro inferiore e cercò di non allungare una mano per poterlo accarezzare. “La minaccia di una punizione divina? Dimmelo, forza! Perché non mi hai ancora sbattuto contro il muro?” “S-sono vergine…” Ammise Aldo tutto d’un fiato, piegando la testa verso il pavimento per la vergogna. &lt;br /&gt;Voleva sotterrarsi ma, con tutta la pressione che l’altro gli aveva messo addosso, non era proprio riuscito a trovare una scusa credibile ed aveva dovuto ripiegare per confessare la verità.&lt;br /&gt;Tedesco si passò una mano sul viso, sospirando. “N-non mi aspettavo una risposta simile…” Guardo l’altro ragazzo. “…sei maggiorenne, vero?” Chiese immediatamente. “C-certo che sono maggiorenne! Ho ventidue anni.” “Bene. Buono a sapersi!”&lt;br /&gt;Tedesco lo afferrò per il colletto della t-shirt, tirandoselo addosso. “Allora, se permetti…” Bellini arrossì ma, mettendo una mano dietro la nuca dell’altro, lo tirò a sé e si baciarono di nuovo. Mentre continuavano a baciarsi Tedesco lo trascinò all’interno dell’antibagno per poi aprire la porta del bagno, entrandovi dentro con l’altro e richiudendola dietro di sé. Si staccò dalle labbra di Bellini con un sorriso. “Ci penso io a te.” Aldo arrossì mentre lo vedeva inginocchiarsi a terra, alzando le braccia verso di lui per afferrargli la cintura di cuoio che gli stringeva i pantaloni grigi che aveva addosso. La slacciò con un paio di semplici movimenti della mano, tenendo lo sguardo fisso negli occhi del più piccolo. Bellini sentì immediatamente la propria erezione far pressione contro la stoffa, impedendo a Goffredo di abbassare i pantaloni e l’intimo in un sol colpo. “Oh…” Fu il commento del seminarista nel ritrovarsi davanti il membro di Bellini. “Dio ti abbia in gloria, Aldino!” Esclamò, e Aldo si coprì il viso con una mano, imbarazzato a morte. Tedesco si lasciò sfuggire una risatina prima di afferrare il membro dell’altro con una mano, iniziando a carezzarlo con estrema lentezza. “Oh, mio…” Bellini sospirò sentendo su di sé le dita di Goffredo e chiuse gli occhi, cercando con tutto se stesso di resistere all’urgenza di fuggire via e sparire per sempre dalla faccia della terra. Quasi come se avesse potuto sentire gli assurdi pensieri di Bellini, Tedesco lo afferrò per un fianco con la mano libera, tenendolo saldamente incollato a sé.&lt;br /&gt;“Aldino… perché non mi guardi?” Chiese, muovendo lentamente la mano per tutta la lunghezza della sua erezione. “N-non ce la faccio…” “Oh, ma non sai cosa ti stai perdendo…” Lo provocò con una voce più suadente e bassa che mandò inevitabilmente una scossa di piacere lungo tutto il suo corpo, fino ad arrivare al suo membro. &lt;br /&gt;Bellini aprì un solo occhio e quello che riuscì a scorgere lo fece letteralmente gemere dall’eccitazione: Goffredo tirò fuori la lingua e iniziò a leccarlo dalla base fino alla punta. “Dio, Dio… Goffredo, n-no! P-per favore!” “Cosa c’è, Aldino? Non ti piace?” Aldo sbatté con forza la testa contro la porta dietro di sé nella speranza di riuscire a recuperare un po’ di forza di volontà e contegno ma, in tutta risposta, quando sentì Tedesco continuare a leccarlo fino a scendere sui testicoli si lasciò sfuggire degli ansiti e si abbandonò contro la parete in legno, abbassando finalmente lo sguardo verso l’altro che, immediatamente, schiuse le labbra e afferrò la punta del membro tra di esse. Iniziò a succhiarla lentamente tenendo gli occhi incatenati a quelli dell’altro, scrutando ogni sua minima reazione.&lt;br /&gt;Bellini tremò per poi allungare timidamente una mano verso Tedesco, andando ad accarezzargli il volto. “P-per favore…” Sussurrò, eccitato come mai prima. “Hm?” Goffredo succhiò nuovamente, con più energia, facendolo sussultare. “P-prendilo in bocca…” Supplicò Bellini, sempre più imbarazzato e bisognoso. Tedesco sorrise per esser riuscito ad ottenere quella frase e lo accontentò: aprì la bocca, posizionando la lingua in basso per poter accogliere meglio il membro di Bellini al suo interno.&lt;br /&gt;Aldo gemette nel sentire quanto fosse calda e umida la bocca di Goffredo e, irrimediabilmente, sentì la sua erezione fremere al suo interno, facendo dei movimenti improvvisi che non riuscì a controllare. “S-scusa…” Disse mentre il più grande iniziò a muovere la testa avanti e indietro per poter scorrere sulla sua erezione. Dopo alcune volte che Tedesco praticava quei movimenti Bellini riuscì a prendere lo stesso ritmo, iniziando ad andargli incontro con delle spinte del bacino.&lt;br /&gt;Tutto sembrava estremamente squallido per essere la sua prima volta in intimità con un ragazzo ma poco gli importava ormai! Goffredo gli stava dando un piacere senza eguali e lui non si sarebbe fatto certo prendere dai sentimentalismi. &lt;br /&gt;Si spinse più in profondità colpendo la gola dell’altro, provocandogli un leggero conato che lo costrinse a fermarsi per qualche istante e ad allontanarsi dall’erezione per poter tossire. “S-scusami!” Disse immediatamente Bellini e Tedesco scosse il capo. “Non importa… è che sei davvero troppo grande, è difficile anche solo tenerti tutto dentro la bocca senza strozzarmi.” Commentò rivolgendogli un sorrisetto provocante, sapendo di averlo imbarazzato.&lt;br /&gt;Ma prima che Aldo potesse ribattere in qualche modo Goffredo lo prese nuovamente in bocca, succhiandolo come se farlo ne valesse della sua intera esistenza, cercando di muovere la testa il più energicamente possibile. Poteva sentire la mano di Aldo afferrargli i riccioli bruni, stringendoli tremando, chiedendo timidamente una tregua. Ma Tedesco lo ignorò, afferrandogli una natica e spingendoselo contro il viso, invitandolo poi con un gesto della mano a muoversi ad un suo ritmo per godere maggiormente.&lt;br /&gt;Bellini era sconvolto e proprio non riusciva ad associare l’uomo che aveva in ginocchio davanti a sé alla figura di un prete – o futuro tale. Come poteva ignorare i suoi doveri di seminarista e concedersi in quel modo a qualcuno che non fosse Dio?&lt;br /&gt;Proprio mentre questo pensiero frullava nella testa di Aldo, Goffredo si allontanò da lui, lasciandolo a boccheggiare frustrato per quell’allontanamento improvviso. “Eri distante.” Spiegò Tedesco, poggiando una mano contro il muro laterale del bagno del locale e tirandosi su, per tornare nuovamente in piedi e fronteggiare l’altro ragazzo. Aldo lo guardò un po’ spiazzato. Sapeva che Goffredo non era nel torto ma il troppo piacere gli aveva annebbiato la mente a tal punto che non riuscì a reagire. &lt;br /&gt;Goffredo lo guardò, leccandosi le labbra. “Cosa vuoi fare adesso?” Gli chiese, spingendosi contro il suo corpo e strusciandosi lentamente contro una sua gamba per fargli sentire anche la propria erezione desiderosa di attenzioni.&lt;br /&gt;Bellini boccheggiò e cercò di rispondere a Goffredo che andò a baciarlo con foga, continuando a muovere il bacino per strusciare il suo membro turgido contro la coscia dell’altro. “Hai perso la lingua?” Sussurrò, leccandogli le labbra tra un sospiro di piacere e l’altro. “G-goffredo…” “Dimmi.” “T-ti prego… rallenta…” Lo implorò Aldo, afferrandogli le spalle per provare a calmare i suoi movimenti quasi animaleschi. “N-non durerò molto se continui a strusciarti contro di me in questo modo così lascivo…” Ammise il più giovane per poi andare a sfiorare con le labbra una guancia di Tedesco e scendere subito sul suo collo, baciandolo timidamente.&lt;br /&gt;Tedesco sospirò, artigliando i capelli sulla nuca di Aldo, stringendolo a sé come se avesse il terrore che l’altro fuggisse via da un momento all’altro. “Mi vuoi far impazzire, vero?” “M-ma io…” “Fingi di essere innocente ma in realtà sei la tentazione incarnata… Dio mi perdoni per non esser riuscito a resisterti, Aldino.” Bellini arrossì, quasi lusingato da quelle parole. &lt;br /&gt;Poi distese la gamba verso l’altro, invitandolo a strusciarsi ancora contro di essa. “Vieni qui…” E Tedesco si avvicinò nuovamente, tenendo la gamba di Aldo tra le sue, spingendosi contro la coscia mentre andava a baciarlo languidamente e con una mano lo masturbava a ritmo dei movimenti dei suoi fianchi.&lt;br /&gt;Aldo sospirò contro le labbra di Goffredo, spingendo verso il suo inguine la coscia, premendo con convinzione contro la sua erezione. “Non vuoi che…” “No… va bene così.” Lo rassicurò il seminarista, continuando a baciarlo e accarezzarlo, esplorando ogni centimetro della sua bocca e del suo membro. “Vuoi che sia io a…” Goffredo scosse la testa. “No, Aldo. Non è così che voglio toglierti la verginità.” Bellini avvampò. “E… c-come?” “Lo vedrai… la prossima volta, hm?” Il cuore di Aldo perse un battito e il ragazzo continuò a baciare Tedesco, senza lasciarlo andare un solo istante. Lo afferrò per i fianchi, facendolo avvicinare a sé, unendo i loro bacini, e iniziò anche lui a strusciarsi contro la sua gamba. “Vieni…” Mormorò, tornando a torturargli il collo, lasciandovi una scia di baci e delicati morsi. “Voglio vederti venire…” Goffredo, per la prima volta in quella serata, si imbarazzò, colpito dalle parole del più piccolo. “Dio…” Sospirò, continuando a muoversi, aumentando ancor di più la frizione contro il cavallo dei suoi pantaloni – che ora fungevano quasi una gabbia adibita alla sua personale tortura, lasciandolo costretto sotto la stoffa. Poi, con movimenti sempre più frenetici, volti a raggiungere il più velocemente possibile l’apice, iniziò a gemere piano contro le labbra di Bellini. “Bravo… così…” E bastarono quelle due semplici parole per lasciarlo senza fiato e venire nei pantaloni, come un ragazzino impacciato e decisamente troppo eccitato!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rimase fermo, ansimando nella bocca di Bellini, lasciando che la beatitudine dell’orgasmo scemasse lentamente. “Oh, Aldo…”&lt;br /&gt;Aldo sorrise, prendendosi l’erezione in una mano e iniziando a masturbarsi per poter finalmente raggiungere l’estasi. “Vieni… vieni per me.” Gli sussurrò Tedesco. &lt;br /&gt;Ci vollero pochi minuti e anche Bellini venne, sporcando la sua mano e il pavimento davanti a sé, per poi accasciarsi di peso contro la porta dietro di sé.&lt;br /&gt;“Goffredo…” Ansimò, cercando l’altro per un abbraccio. “Hm?” “T-ti ho sporcato?” “Non importa…” Aldo gli accarezzò il viso, scostandogli i capelli dalla fronte per poi posarvi un leggero bacio, facendo mugolare compiaciuto il più grande. Nel vederlo in quel modo Aldo non riuscì proprio a comprendere le assurde parole di sua sorella. &lt;br /&gt;Perché avrebbe dovuto evitare Goffredo? Non era certo come glielo aveva descritto ad inizio di quell’assurda serata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“A cosa stai pensando?” “A te.”&lt;br /&gt;Tedesco soffocò una risatina nell’incavo del collo di Bellini, per poi iniziare a baciarlo dolcemente. “E… cosa stai pensando esattamente di me?” “Che sei un pessimo partito, quello che non avrei mai dovuto guardare a questa stupida festa.” Sorrise Aldo, allontanandolo dal suo collo per poterlo baciare ancora e ancora e ancora. “Ma che vorrei continuare a guardare…” Ammise, guardandolo negli occhi, facendo arrossire il seminarista.&lt;br /&gt;“A-ad una condizione.” Bellini lo osservò curioso. “Quale sarebbe?” “Non innamorarti di me.” Aldo lo zittì con l’ennesimo bacio perché sapeva già di non poter assolutamente dare la sua parola. “Sono pur sempre destinato ad essere un uomo di Dio."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=17454" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Sin and Saltiness</title>
    <published>2025-04-09T23:41:50Z</published>
    <updated>2025-04-09T23:41:50Z</updated>
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La sollevò, scoprendogli il torace. “Oh!” Fu l’unico commento che gli sfuggì dalla sua bocca osservando il corpo muscoloso e decisamente tonico di Bellini. “D-dimmi…” “Hai davvero un bel fisico per voler fare il prete!” Commentò, continuando a guardargli l’addome, poi il petto, ricoperto da una folta peluria. Bellini arrossì, cercando di riabbassare la maglietta e mandare via Tedesco ma notò immediatamente come gli occhi dell’altro avevano cambiato il modo di guardarlo.&lt;br /&gt;In seminario cercava sempre di evitare di spogliarsi davanti all’altro… in quell’unico anno in cui avevano condiviso la stanza era successo davvero pochissime volte. &lt;br /&gt;“V-vacci da solo a fare il bagno!” Quasi lo implorò, afferrandogli le mani nelle sue. Lottarono per qualche minuto in quel modo decisamente infantile, fino ad arrivare sulla battigia ove si bagnarono i piedi con l’acqua salata. Le scarpe, dimenticate qualche metro più indietro, tra la sabbia che ormai aveva smesso di ardere sotto la loro pelle.&lt;br /&gt;“Aldinooo, daiii!” Bellini alzò gli occhi al cielo per poi lasciarsi andare ad un lungo sospiro di resa. Si sfilò la maglietta, gettandola poco lontana dalla sua posizione, avendo cura che le onde del mare non potessero arrivare proprio lì. “Non posso credere che domani uscirai dal seminario! Hai ancora il temperamento di un ragazzino...” Tedesco gli fece il verso, spogliandosi a sua volta, lanciando via la t-shirt e rimanendo con lo slip sintetico di un semplice color nero. &lt;br /&gt;“Che poi… che modo assurdo di festeggiare è, questo? Una gita al mare? C-con me…?” Bofonchiò l’italo-americano, guardando in direzione di Goffredo, che si era già fiondato in acqua tuffandosi al volo tra le piccole onde azzurre, totalmente incurante delle lamentele del compagno più giovane. Aldo scosse il capo e avanzò lentamente, infilando nell’acqua prima un piede e poi l’altro, cercando di abituarsi alla temperatura del mare con un’estrema pacatezza.&lt;br /&gt;Era arrivato ad avere il livello dell’acqua quasi alla vita quando si sentì afferrare dall’italiano che lo trascinò dentro senza indugiare oltre. “Damn! Goffredo!” Tedesco rise, aggrappandosi sopra di lui. “Smettila di avere quella scopa in culo! Se ti comporterai così anche con il tuo nuovo compagno di stanza ti farai detestare nel giro di qualche ora.” Lo prese in giro, continuando a stringerlo da dietro in un abbraccio goffo. Poi, vedendo che quelle parole lo avevano improvvisamente rattristato, si chinò con il viso accanto al suo, posandogli un leggero bacio sulla guancia. “Che c’è adesso? Sei triste?”&lt;br /&gt;Bellini si irrigidì, portando subito una mano sulla guancia – stava letteralmente andando a fuoco, lo sentiva!&lt;br /&gt;“P-per cosa dovrei esserlo? Per togliermi dai piedi uno come te, Goffredo? Almeno la mattina ci sarà un po’ di silenzio nel momento di recitare le preghiere…” Ribatté, facendo ridere il compagno di seminario che lo lasciò andare e iniziò a nuotare intorno a lui, spostandosi con dei movimenti delle braccia. “A me mancherai… non che non ci vedremo più, of course. But… you know, non avere ogni giorno la tua stupida faccia davanti sarà comunque un duro colpo!” Confessò l’italiano in un sorriso forzato.&lt;br /&gt;I due si osservarono, entrambi con gli occhi lucidi, poi Bellini si abbassò immergendosi completamente dentro l’acqua e cominciando a nuotare lentamente anche lui. Notò ogni singolo dettaglio del compagno di stanza: la pelle leggermente abbronzata dal sole, il profilo bello come quello di una statua, i capelli nerissimi, ricci e ribelli dai quali cadevano grandi gocce d’acqua sopra le sue larghe spalle, le labbra sottili ma sempre incurvate in un piccolo stupidissimo e baciabile ghigno. “Fuck…” Si ritrovò a mormorare, cercando di frenare i suoi pensieri, decisamente poco consoni alla situazione e alla persona che aveva dinnanzi. “Hm? Hai detto qualcosa?” Chiese l’italiano, avvicinandosi nuovamente al seminarista più giovane. “N-no!” “Sicuro? Mi era sembrato di sentire...” “Non ho detto nulla!” Goffredo allungò le mani in avanti, poggiandole contro il petto di Bellini, sfiorandogli inavvertitamente un capezzolo. L’americano reagì con un mugolio decisamente troppo alto e poco equivocabile che lo fece avvampare immediatamente. “S-scusami! Non…” Cercò di scusarsi immediatamente Tedesco. “Please, d-don’t touch me!” Sembrò quasi implorarlo Aldo, abbassando lo sguardo, incapace di sostenere la vergogna e gli occhi del collega. ”I’m sorry… I…” Goffredo si avvicinò a Bellini trattenendo il fiato. Lo guardò in silenzio per dei secondi che parvero eterni poi, senza dire nulla, si voltò nella direzione opposta dandogli la schiena. “F-facciamo qualche tuffo?” Cercò di rompere quell’assurda tensione che si era venuta a creare tra loro.&lt;br /&gt;Aldo sospirò e acconsentì, sperando di riuscire a distrarsi.&lt;br /&gt;Quando Tedesco gli porse le mani per fargli mettere un piede al loro interno e usarle come trampolino per fare un tuffo Aldo gli rivolse un sorriso. I due iniziarono così a lanciarsi in acqua ridendo e scherzando nuovamente, come dei buoni amici che stavano passando un piacevole pomeriggio insieme, cercando di non pensare più all’accaduto di poco prima. Mentre continuavano a divertirsi lanciandosi l’un l’altro nel mare Goffredo scivolò mentre stava salendo sulla mano di Aldo, cadendogli tra le braccia; senza esitare, Bellini lo afferrò al volo e gli fece appoggiare la schiena contro il suo petto.&lt;br /&gt;“Tutto bene?” “Ouch! S-sorry, ho messo male il piede…” “Ti sei fatto male?” “N-no… sto bene, davvero. G-grazie per avermi afferrato.” Aldo scosse il capo, cercando di non guardare in viso l’altro e fissare un punto fisso tra il cielo e il mare. Fu quando sentì Tedesco girarsi e afferrarlo per il viso con entrambe le mani che si decise finalmente a distogliere lo sguardo e, senza avere neanche il tempo di reagire, si ritrovò le labbra dell’italiano contro le sue.&lt;br /&gt;Bellini spalancò gli occhi, incredulo. &lt;br /&gt;“Dio… era da così tanto tempo che volevo farlo…” Confessò Goffredo con un sorriso imbarazzato, andandosi poi a nascondere nell’incavo della spalla di Aldo. Il viso e le orecchie completamente rossi per l’imbarazzo.&lt;br /&gt;Bellini sentì il cuore arrivargli fin dentro la gola mentre iniziava a battere all’impazzata. Le gambe gli tremarono, minacciando di cedergli da un momento all’altro, mentre il corpo di Goffredo si stringeva a lui sempre più, bisognoso. &lt;br /&gt;“Aldo…” L’italo-americano si morse il labbro inferiore, cercando di non reagire, di pregare, di fermare quell’assurdo calore che si stava andando ad accumulare proprio tra le sue gambe… ma quando sentì qualcosa di duro strusciarsi contro la sua coscia perse completamente ogni freno inibitore: afferrò Tedesco per l’elastico del suo costume da bagno, sollevandolo e tirandoselo addosso, facendosi cingere la propria vita dalle gambe del più grande. “Kiss me…” Gli disse semplicemente, tenendolo stretto a sé.&lt;br /&gt;Tedesco azzerò le distanze tra loro e schiuse subito le labbra, portando la lingua ad esplorare la bocca di Bellini. Assaggiandola in ogni sua minima parte.&lt;br /&gt;Aldo afferrò i capelli di Goffredo, tirandoli appena, continuando ad approfondire quel bacio così disperato e umido. “F-fuck…” Mormorò poi, intrecciando ancora la lingua a quella del compagno di seminario, cercando di riprendere fiato tra un movimento e l’altro, mentre sentiva Tedesco strusciarsi sempre di più contro la sua gamba, facendogli sentire la sua erezione bramosa di attenzioni. Bellini allungò una mano sotto l’acqua, scostando quel tanto che bastava l’elastico del costume di Goffredo, infilando dentro di esso una mano. Afferrò il membro e iniziò a carezzarlo mentre continuava a baciarlo languidamente.&lt;br /&gt;“Aldino…” Sospirò Goffredo, aggrappandosi disperatamente al collo dell’altro con un braccio, muovendo il bacino verso la sua mano per cercare una maggiore frizione, attenuata dall’acqua del mare e dalla leggera corrente che la muoveva. Aldo gli afferrò il labbro inferiore tra i denti, tirandolo appena. “You… you drive me crazy, Goffredo. You know that, right?” Tedesco, in risposta, aumentò la velocità dei movimenti dei suoi fianchi. “Per favore… It’s the last day, Aldo…” Bellini lo baciò ancora, muovendo la mano più velocemente possibile sul suo membro, andando poi con la mano libera a carezzargli il solco tra le natiche, facendolo ansimare. &lt;br /&gt;Un uomo più grande di lui di ben sette anni ridotto in quel modo semplicemente dalle sue mani! &lt;br /&gt;Aldo fu scosso da un moto di assurdo orgoglio - nonostante sapesse che quel peccato carnale gli sarebbe costato infinite preghiere e sensi di colpa nei giorni, se non forse addirittura nei mesi, a venire. &lt;br /&gt;Ma, in quel momento, l’unico pensiero che occupava la sua testa era Goffredo con i suoi gemiti, i suoi sospiri, le sue incontrollabili voglie di avere ogni attenzione su di sé, di essere toccato e baciato ancora e ancora… Bellini sentiva chiaramente l’erezione costretta nella retina del suo costume tirare fino a fargli provare dolore.&lt;br /&gt;“Vuoi…?” Sussurrò, andando a stuzzicare con il pollice la punta del membro di Tedesco che iniziò a tremare tra le sue braccia. “Dillo, Aldo. C-chiedimelo…” Aldo arrossì, continuando a muovere il dito con dei lenti movimenti circolari. “Vuoi che… ti…” “Say it… please.” “Good Lord!” Si ritrovò ad esclamare l’italo-americano, ormai completamente fuori controllo per l’imbarazzo e il desiderio. &lt;br /&gt;Tedesco era indecente: ogni sua smorfia ed espressione, ogni sua moina, ogni suo dannato respiro lo stavano portando dritto nelle braccia dell’Inferno! &lt;br /&gt;“Vuoi che…” Si fermò a pensare al verbo corretto da usare in italiano nella frase, mentre Goffredo continuava a strusciarsi su di lui, cercando le sue labbra e la sua mano. “Damn, ok, ok! Do you want to be fucked?” Si arrese poi, parlando nella propria lingua. Goffredo si leccò le labbra, soddisfatto dall’aver finalmente ottenuto quella piccola vittoria contro Bellini.&lt;br /&gt;“Yeah… I want it. I really want it! But… devi farlo bene. Perché sarà l’ultima scopata della mia vita prima di far voto di castità.” “So… mi lasci questa enorme responsabilità?” Bellini cercò di smorzare l’eccitazione e l’aspettativa ridendo nervosamente. Goffredo, in risposta, afferrò il membro di Aldo attraverso il costume da bagno. “Enorme.” Ribadì, le labbra arrossate per i baci dell’altro piegate in un leggero ghigno - quel dannato ghigno che Aldo non riusciva assolutamente a togliersi dalla testa sin dalla prima volta che aveva incrociato lo sguardo del compagno.&lt;br /&gt;Bellini perse totalmente la testa nel sentire su di sé le mani di Goffredo; lo strinse per i fianchi, facendo aderire i loro bacini – nonostante l’impedimento dell’acqua. “Sei davvero osceno per essere uno che domani prenderà i voti…” Gli sussurrò all’orecchio per poi leccarlo lentamente, facendo tremare la voce di Tedesco. “A-anche tu… sei sicuro che questa sia la giusta strada da percorrere?” Aldo lo guardò, il senso di colpa che iniziò immediatamente a bussargli contro il petto. “Ehy… I’m sorry… era solo per provocarti!” Bellini lo baciò ancora, questa volta con un ritmo più pacato e lento, assaporando ogni tremante sospiro contro le proprie labbra. “Se ti avessi incontrato fuori dal Seminario… probabilmente ora sarebbe tutto diverso.” Confessò, per poi iniziare ad uscire fuori dall’acqua, portandosi dietro Goffredo – ancora stretto contro il suo petto. Raggiunta la riva, si inginocchiò a terra, facendo adagiare il compagno sulla sabbia umida della battigia.&lt;br /&gt;Tedesco lo osservò in ogni movimento, il fiato sospeso sul bordo delle labbra come se dovesse tenere in equilibrio ogni parte di sé. E Bellini, resosi conto del nervosismo dell’altro, andò a baciargli una guancia con estrema delicatezza. “Se vuoi che mi fermi… dimmelo, ok?” Tedesco lo guardò. “Don’t…” E dopo avergli messo le braccia intorno al collo lo tirò a sé, baciandolo con un moto di assurda disperazione negli occhi e in ogni suo gesto. &lt;br /&gt;Le loro lingue si intrecciarono in una lotta senza vincitori né vinti in un bacio dal sapore di salsedine e peccato.&lt;br /&gt;Si allontanarono solo quando, entrambi a corto di fiato, dovettero introdurre nei polmoni nuovo ossigeno. &lt;br /&gt;Aldo scese a baciargli il collo, sfiorando la pelle con le labbra e con la lingua, leccando via il sale che vi si era depositato sopra. Goffredo sospirò, alzando i fianchi verso l’altro, accarezzandogli delicatamente i capelli sulla nuca, stringendoli tra le dita per poi tirarli appena quando la lingua di Bellini andò a stuzzicargli un capezzolo. “Oh mio…” La voce gli morì in gola, una preghiera interrotta ad un Dio troppo lontano da raggiungere. E dal quale, forse, voleva fuggire per poter rimanere per sempre intrappolato in quel momento e tra quelle braccia. Lo leccò più e più volte, roteando la lingua circolarmente, per poi soffiarci sopra. Alzò gli occhi per vedere la reazione di Goffredo e sorrise compiaciuto.&lt;br /&gt;“Al-aaahh…” “Hm? Che c’è?” “N-niente! C-continua… per favore…” “Sei così sensibile…”&lt;br /&gt;Aldo afferrò il bottoncino di pelle tra le labbra, succhiandolo con gusto, facendo sussultare Tedesco, poi continuò a scendere con la bocca lungo tutto il suo corpo mentre portava una mano a sostituire la bocca, continuando a sollecitare il capezzolo del compagno stringendolo tra il pollice e l’indice e tirandolo verso l’alto di tanto in tanto. La sua bocca ora era già sul fianco morbido e soffice dell’italiano. “A-aldo…” &lt;br /&gt;Bellini cercò di non perdere la concentrazione e continuò a lasciare una scia di umidi baci sul corpo del più grande. Quando arrivò all’altezza del suo inguine alzò lo sguardo e fissò i suoi occhi scuri in quelli di Tedesco. Rimase in silenzio, facendosi bastare quello sguardo carico di desiderio. &lt;br /&gt;Afferrò con una mano il membro eretto di Goffredo e lo iniziò a leccare lentamente. Tedesco tremò e continuò a guardarlo dalla sua posizione, lasciando cadere la testa contro la sabbia mentre sentiva le onde del mare infrangersi contro le sue gambe. “Ancora…” Lo incoraggiò, spingendo il bacino verso l’altro seminarista. Bellini continuò a muovere la lingua lungo tutta l’asta, saggiandola e inumidendola, stringendone la base e pompandola per regalare qualche scarica di piacere aggiuntiva al compagno. “Dio!” Quando Aldo lo prese in bocca per la sua interezza Tedesco si portò un braccio contro il viso, cercando di nascondersi dietro di esso. Si lasciò divorare dall’altro senza riuscire a frenare i suoi gemiti di piacere, soffocati contro la pelle del proprio avambraccio, conscio che avrebbe raggiunto il climax in quel modo e in non molto tempo.&lt;br /&gt;Quando Bellini sentì le gambe di Goffredo tendersi in degli spasmi e i suoi piedi puntarsi contro la sabbia bagnata, sprofondandovi dentro per metà, liberò il suo membro emettendo un rumore imbarazzante. L’italo-americano si leccò le labbra, cercando di dissimulare l’imbarazzo, sistemandosi i capelli all’indietro e il membro di Goffredo si ritrovò a perdere alcune gocce di liquido seminale, preludio ad un orgasmo decisamente troppo vicino.&lt;br /&gt;Aldo si scostò da Tedesco, alzandosi quel tanto che bastava per sfilarsi il costume e liberare anche la propria erezione, diventata completamente rossa per la costrizione dell’indumento; poi si sdraiò sopra il corpo dell’altro e, avvolgendogli la testa con un braccio, lo baciò di nuovo.&lt;br /&gt;La sua mano si posizionò tra i loro addomi, afferrando entrambe le erezioni e iniziando a masturbarle con estrema lentezza. Goffredo perse totalmente il controllo nel sentire il membro di Bellini contro il suo, stretti nella morsa dell’affusolata e morbida mano dell’altro ragazzo, e, ad ogni movimento di polso da parte dell’altro seminarista, iniziò a mugugnare il suo nome contro le sue labbra. Ci vollero ben poche spinte per far cedere al piacere Tedesco, che venne lasciandosi andare ad un pianto liberatorio per il troppo piacere provato. &lt;br /&gt;Aldo, nel sentirlo venire, si eccitò ulteriormente. Era assurdo constatare come, in quegli anni di controllo e volontaria astinenza in seminario, il corpo del suo compagno era diventato così sensibile… &lt;br /&gt;Bellini baciò la fronte di Goffredo, poi si sistemò meglio a terra, afferrandolo per le cosce con entrambe le mani. “Apri le gambe…” Sussurrò poi, sfilandogli il costume, aiutandolo e sostenendolo con una mano dietro il bacino. Non aveva mai visto nulla di così vicino a Dio, di così perfetto come il volto stravolto dal piacere di Goffredo.&lt;br /&gt;Si morse il labbro per cercare di calmarsi e si posizionò all’interno delle gambe dell’italiano, avvicinando la propria erezione alla sua apertura. “A-aspetta… non…” Tedesco si irrigidì e cercò di frenare l’altro, ora spaventato dal dover andare fino in fondo. “Tranquillo…” Aldo gli mostrò le proprie dita, avvicinandole poi alla sua bocca e porgendogliele. “So come… si fa…” Tedesco arrossì e, senza dire nulla, accolse l’indice e il medio di Aldo dentro la propria bocca, succhiando e leccandoli con avidità. Quando Bellini non riuscì più a resistere dall’osservare come le proprie dita venivano ingoiate dalla bocca di Tedesco, sfilò le falangi e vi sputò sopra un abbondante quantitativo di saliva.&lt;br /&gt;“Adesso sta giù e rilassati… fai fare a me.” Mormorò il più piccolo, tenendo fermo Tedesco con una mano poggiata contro il suo ventre e portando l’altra a prepararlo. Sentì distintamente ogni nervo di Goffredo tendersi al suo ingresso per poi, con il lento passare dei movimenti delle sue dita, rilassarsi lentamente, accogliendolo sempre più.&lt;br /&gt;Quando Bellini notò che il compagno aveva nuovamente il membro in erezione, sorrise. “Posso?” Chiese, e Goffredo sospirò di piacere facendogli un cenno affermativo con il capo. Aldo sfilò lentamente le dita dall’apertura del seminarista, facendolo protestare per quell’immediata mancanza; poi si afferrò l’erezione, accarezzandola lentamente, lasciandovi cadere sopra della saliva dalla bocca per aiutarsi maggiormente nell’imminente penetrazione.&lt;br /&gt;Con un movimento della mano sparse il liquido trasparente lungo il suo membro per poi avvicinarne la punta contro l’apertura di Goffredo. Trattenne il fiato e iniziò a spingere lentamente contro lo stretto anello di muscoli.&lt;br /&gt;“Oh my…” Invocò Dio, roteando all’indietro gli occhi per il piacere di quel calore immenso che andò ad avvolgerlo. Goffredo si morse il labbro inferiore cercando di abituarsi a quella nuova intrusione – decisamente più importante rispetto alle falangi del compagno.&lt;br /&gt;Lentamente Bellini entrò dentro Tedesco con tutta la lunghezza del suo membro, facendolo gemere di piacere mentre sentiva ogni suo organo liquefarsi per quella pressione e quel piacevole fastidio che, pian piano, andò sempre più a scemare.&lt;br /&gt;Quando Aldo iniziò a muovere il bacino avanti e indietro Goffredo gli si artigliò alla schiena nuda, graffiandola con le unghie e, con entusiasmo, cercò di accompagnare i movimenti del compagno per poter accoglierlo ancor di più dentro di sé, godendo ad ogni minimo movimento. L’amplesso iniziò con spinte lente e profonde, con Tedesco che boccheggiava per cercare di riprendere fiato; poi, quando il più grande iniziò a gemere di piacere per ogni movimento e a chiedere di più, Aldo optò per dei movimenti angolati e veloci, che lasciarono quasi senza fiato l’altro.&lt;br /&gt;Bellini continuava a muoversi con energia, cercando di donare il maggior piacere possibile all’altro - come se non ci fosse niente di più importante al mondo che soddisfare Tedesco. Come se quella fosse la sua unica priorità. Come se non esistesse altro all’infuori dell’uomo di cui si era perdutamente innamorato – senza però poterlo mai gridare ad alta voce.&lt;br /&gt;E solo per quella volta, solo in quel momento Aldo si concesse di poter far prevalere quei sentimenti.&lt;br /&gt;Per la prima e ultima volta…&lt;br /&gt;I due continuarono a rimanere ancorati l’uno all’altro, baciandosi. In quel momento vi erano solo i loro gemiti e il vento fresco della sera che soffiava sulle onde di un mare diventato già oscuro. Cullati da quella pace e da quella passione che già sentivano fuggire via... così come quell’assurda felicità appena afferrata tra le dita.&lt;br /&gt;Fecero l’amore finché attorno a loro il sole non sparì totalmente all’interno dell’acqua del mare, rimanendo stretti e abbracciati l’uno all’altro. Come se nel mondo non ci fosse nient’altro che il conforto e la passione del corpo bollente del loro compagno. Aldo venne contro l’apertura di Goffredo, gemendo a denti stretti il suo nome. “God… sei stato magnifico…” Ammise l’italo-americano, accarezzandogli una guancia per poi baciarlo dolcemente. &lt;br /&gt;Tedesco sorrise, esausto, e si abbandonò a terra senza forze – cullato dal rumore delle onde.&lt;br /&gt;Bellini si alzò, lasciando a Goffredo il tempo di riprendersi per poter camminare. Raccolse i loro costumi e si avvicinò alla postazione in cui avevano lasciato i loro vestiti e delle birre in un sacchetto di plastica. Afferrò le bibite in lattina e schiaffò all’interno della busta i loro costumi bagnati e sporchi di sabbia. Poi aprì le birre e ne porse una al compagno, il quale si era messo a sedere.&lt;br /&gt;“Come ti senti?” Goffredo afferrò la lattina e gli rivolse un sorriso. “B-bene.” Rispose leggermente imbarazzato e ancora decisamente sconvolto dal piacere provato. Aldo sorrise a sua volta, iniziando a bere e allungando la mano libera dalla lattina verso il più grande per potergli sistemare gli occhiali sul naso. “Andiamo a darci una pulita? Ce la fai ad alzarti e camminare?” &lt;br /&gt;Tedesco arrossì e provò ad alzare il bacino per mettersi in piedi ma venne subito colto da una leggera fitta che gli provocò una piccola smorfia di fastidio. “Aspetta…” Bellini finì la birra tutto d’un fiato, posò a terra la lattina vuota e si chinò per prendere in braccio Tedesco. “Ti porto io.” Goffredo avvampò, cercando di non cadere e lasciando nella sabbia la lattina per evitare di rovesciare il liquido ambrato e schiumoso addosso a lui e Bellini. Gli si aggrappò al collo del compagno e si lasciò portare fin dentro l’acqua dove, con delle dolci carezze, Bellini lo lavò con cura dalla sabbia e dal suo seme. “G-grazie…” Aldo, in risposta, si limitò a baciarlo sulle labbra. &lt;br /&gt;Tedesco non era abituato a tutte quelle deliziose attenzioni e sentì di esserne già estremamente dipendente. Sarebbe rimasto per sempre tra le braccia di Aldo a farsi fare ogni cosa… ma la realtà bussò alla porta, crudele come non mai.&lt;br /&gt;“It’s late…” Mormorò Aldo, guardando in direzione della spiaggia, verso i loro vestiti e le loro scarpe abbandonati a terra. “Domani… diventerai un sacerdote.” Goffredo inspirò a pieni polmoni. Era davvero la scelta corretta da fare?&lt;br /&gt;Era davvero quello che voleva? E se Dio gli avesse messo davanti Aldo proprio per dargli un’alternativa?&lt;br /&gt;Bellini lo baciò ancora sulle labbra, cercando di fermare il tumulto dei suoi pensieri che poteva sentire nonostante il silenzio gelido che era caduto tra loro. &lt;br /&gt;“Andrà bene.” Cercò di rassicurarlo e Tedesco, senza riuscire a dar voce ai suoi timori, si limitò ad abbracciarlo e stringerlo a sé, infinitamente grato di aver provato quell’esperienza e di esser stato finalmente amato da qualcuno prima di dedicare tutta la vita e tutto se stesso completamente a Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una tarda mattinata di ottobre Aldo aprì lo sportello dell’auto che Don Antonio aveva prestato a lui e Tedesco per andare al mare mesi prima. Era rimasta ferma nelle vicinanze del Seminario probabilmente per tutta l’estate, per evitare il traffico e il caldo bollente dell’estate romana. &lt;br /&gt;Bellini poteva ancora sentire il profumo di salsedine e peccato consumato durante quell’ormai lontana giornata… e un nodo si formò all’altezza della sua gola.&lt;br /&gt;Dietro il sedile del passeggero vi era una busta di plastica colorata di un verde ormai sbiadito: al suo interno vi erano ancora i il suo costume da bagno e quello di Goffredo, sporchi di sale, di sabbia e di piacere. Abbandonati lì, dimenticati per tutta l’estate.&lt;br /&gt;Aldo strinse le labbra in una smorfia, deglutendo a fatica e cercando di ricacciare le lacrime che si erano create ai lati dei suoi occhi. Chiuse la busta, facendovi un piccolo fiocco sulla parte superiore e poi, avvicinandosi ad un secchione della spazzatura poco distante, se ne disfò.&lt;br /&gt;In cuor suo sperò di riuscire a fare altrettanto anche con i sentimenti per l’altro che ancora lo tormentavano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=17371" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>I'm hungry and I want to live - Dio non può salvarci tutti</title>
    <published>2025-04-08T15:40:37Z</published>
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Continuò ad avanzare graffiandosi tra i piccoli rovi che incontrava sul suo cammino e sporcandosi di fango fin sopra alle ginocchia.&lt;br /&gt;Arrivato davanti ad una piccola cappella abbandonata si guardò intorno, nella speranza di trovare un rifugio dall’acqua torrenziale di quell’improvviso temporale primaverile. Cercò di riprendere fiato poggiando le mani sulle ginocchia, chinandosi leggermente in avanti e, quando finalmente riuscì di nuovo a respirare senza troppo affanno, riprese ad avvicinarsi alla costruzione; senza rendersene conto però inciampò su un sasso che non aveva notato, scivolando a terra e facendo cadere i suoi occhiali tra il fango. Li cercò con affanno e con le mani tremanti, tastando il terreno, tremando visibilmente per il freddo che gli era penetrato sin dentro le ossa.&lt;br /&gt;“Dove diavolo ti sei cacciato, maledettissimo ragazzino?” Una voce minacciosa lo rincorse, facendolo saltare sul posto e girare di scatto verso la fonte del rumore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giovane si alzò di corsa da terra, un’espressione terrorizzata sul volto; afferrò al volo il cestino, caduto anch’esso a terra insieme a lui, e gli occhiali da vista e se li inforcò sul naso. &lt;br /&gt;Tedesco si appropinquò all’entrata, andando a spingere con la poca forza che aveva ancora nel suo gracile corpo le porte della chiesa abbandonata per aprirle e per poter trovare rifugio dentro di essa. Entrò, percorrendo la piccola e stretta navata centrale dai colori fatiscenti, dirigendosi verso l’altare impolverato e ridotto a detriti per la sua metà. “S-signore, aiutami… t-ti prego…” Sussurrò ancora col fiato spezzato per la corsa folle che aveva intrapreso e la crescente paura di esser braccato dall’uomo, chinandosi a terra e nascondendosi sotto l’ampio velo ormai di un colore grigiastro, adagiato sull’altare di pietra e marmo bianco. “Ti prego…” Implorò ancora, cercando di pulirsi le mani sporche sopra i propri pantaloni – anch’essi che calzavano troppo larghi sulla sua esile figura.&lt;br /&gt; “Ragazzino!” La voce dell’uomo fece eco ad un tuono, che riuscì a far tremare anche i pochi vetri ancora integri della piccola cappella diroccata. “Piccolo figlio di puttana, lo so che sei qui dentro questo… letamaio.” L’uomo sputò a terra sul pavimento ricoperto di polvere e fango, guardandosi intorno con un’espressione disgustata e leggermente intimorita.&lt;br /&gt;Nella piccola costruzione le stanze erano pregne di un forte miasma dal sentore pungente ed acre che ricordava quello dello zolfo e la luce aveva un che di spettrale, nonostante la sacralità del luogo. L’uomo deglutì rumorosamente, tirandosi su le maniche della camicia zuppa di acqua per via della pioggia; continuando a fissare qua e là all’interno della Chiesa alla ricerca del giovane. “Dove sei, maledetto?” Ruggì ancora e un eco sinistro riecheggiò all’interno delle mura fatiscenti di cemento ed amianto, dalle quali cadeva acqua sporca per via del temporale. “Esci, esci subito fuori!” Lo intimorì ancora con un nuovo urlo.&lt;br /&gt;Goffredo chiuse gli occhi e giunse le mani in segno di preghiera. “Fallo andare via… fallo andare via, Signore…” Sussurrò, sentendo dei passi avvicinarsi pericolosamente alla sua posizione. In quell’istante un paio di topi di considerevole dimensione attraversarono velocemente la parte inferiore dell’altare dove Tedesco era nascosto, sbucando dalla parte opposta, facendo spaventare l’uomo che, immediatamente, cercò di evitarli calpestando i piedi a terra. “Maledette bestiacce! C’è un odore terribile qui dentro, come se vi fosse morto qualcuno! Dio mio… una chiesa così corrotta e marcia non l’avevo mai vista! È blasfemo anche solo metterci piede, in questa merda!” Commentò, cercando di trattenere la nausea, appoggiandosi con le mani ai bordi dell’altare.&lt;br /&gt;Proprio quando sembrava che l’uomo stesse per scoprire il piccolo Goffredo un silenzio sinistro si abbatté all’interno della struttura e, nel giro di qualche secondo, l’uomo tornò sui suoi passi, uscendo dalla chiesa e richiudendosi l’enorme porta alle sue spalle. In lontananza si udì ancora e ancora la sua voce rabbiosa che andò pian piano sparendo sotto il rumore della pioggia.&lt;br /&gt;Il ragazzino tirò un sospiro di sollievo e si concesse di sorridere per lo scampato pericolo. “Grazie, Signore.” Disse, prima di essere interrotto dal brontolio del proprio stomaco. Si mordicchiò il labbro inferiore e allungò una mano verso il cestino zuppo d’acqua, afferrando una manciata di ciliegie. Iniziò a mangiarle con affanno e disperazione, sputando i semi a terra con foga, cercando di fermare i morsi della fame che lo attanagliavano da giorni.&lt;br /&gt;Scostò il velo quel tanto che bastava per poter osservare il crocifisso sopra l’altare ma quello che vide lo terrorizzò, lasciandolo impietrito: proprio sotto il crocifisso, nascosti da un antico mobile in legno - ormai semi-distrutto dal tempo - spuntavano delle scarpe dai colori sbiaditi e di una misura estremamente piccola. Tedesco venne avvolto da un forte tanfo e si coprì la parte inferiore del viso con la mano; armandosi di tutto il suo coraggio si mise a gattonare in direzione di quelle scarpe finché non arrivò davanti a quello che sembrava essere il corpo – ormai quasi mummificato – di una piccola bambina o, meglio, di quello che rimaneva di lei.&lt;br /&gt;Il piccolo cadavere aveva un viso scarno, pelle in decomposizione di un colore che ricordava la terra e la cenere e ossa sporgenti.&lt;br /&gt;Goffredo tremò e iniziò a piangere, terrorizzato da quanto aveva appena scoperto e, senza riuscire a trattenersi, vomitò sul pavimento quello che aveva appena ingerito – maledicendosi per aver sprecato la sua unica fonte di sostentamento per i giorni a venire.&lt;br /&gt;“Signore, aiutami… non voglio morire…” Il suo era un grido disperato ma uscì come un flebile sussurro, rotto dai singhiozzi. “Non voglio… diventare come questa bambina…” Pianse senza però distogliere lo sguardo da quel piccolo corpicino decomposto e mangiato in alcune parti dai topi. Pensando che, probabilmente, il prossimo ad esser ritrovato in quello stato, tra quelle mura o anche nel letto di casa sua, sarebbe stato proprio lui!&lt;br /&gt;Si fece il segno della croce, mandando un lieve bacio verso quel che restava della bambina, sfiorandole appena una delle scarpe con la punta delle dita. “Mi dispiace…” Mormorò. Poi, ancora singhiozzando, si trascinò nuovamente al sicuro sotto l’altare dove rimase rannicchiato per un tempo che gli sembrò infinito a piangere e cercare di frenare le fitte del suo stomaco, affamato nonostante la situazione in cui era ora prigioniero.&lt;br /&gt;“Non volevo rubare…” Confessò, il senso di colpa visibile sul suo volto così giovane ma già così provato. “So che è sbagliato.” Chinò poi il capo, guardando i noccioli sparsi sul pavimento, allungando le dita verso di essi. “So che non mi sazierò con questo… ma ho fame, Signore. Ho fame e voglio vivere.” La sua voce si spezzò alla fine della frase e un nuovo pianto disperato scosse il suo corpo magro e tremante. “Ho fame e voglio vivere, Signore…” Ripeté ancora, le lacrime che gli rigavano il viso e il sapore di ciliegie e acido che gli riempiva ancora la bocca, incurvata in una smorfia di pura disperazione.&lt;br /&gt;Afferrò i semi della frutta da terra, pulendoli contro la maglia che indossava, per poi ingoiarli nel tentativo di far smettere quei dolori lancinanti che quasi gli impedivano di stare seduto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Goffredo? Goffredo, dove sei?” Le urla di un giovane adulto lo riscossero dai suoi tremori e dal suo pianto. Fuori stava già calando la sera.&lt;br /&gt;“S-sergio!” Si alzò, sbattendo la testa contro l’altare e gemendo di dolore. &lt;br /&gt;Un prelato dal viso gentile, che in quel momento si era affacciato ad una finestra con un ombrello in mano e che era probabilmente andato lì a cercarlo, udì il rumore e, facendo attenzione ai vetri rotti, allungò il viso dentro la cappella e gettò uno sguardo verso l’altare. “Goffredo?” “Sergio!” “Oddio mio, ti ho trovato finalmente… stai bene? Aspetta, aspetta lì! Vengo a prenderti.” “C’è il signor Mariano che mi sta cercando… n-non posso uscire…” Il prete sospirò, facendo cenno al più piccolo di rimanere al suo posto; camminò verso l’ingresso della chiesa, dove l’odore di decomposizione aleggiava al suo interno e storse il naso, cercando di coprirselo, ed entrò lasciando cadere l’ombrello a terra e andando quasi di corsa dal ragazzino, stringendolo in un abbraccio. “Sei impazzito? Sono ore che ti cerco! Dove volevi andare sotto questo temporale?” Subito il prete si tolse la piccola mantella attaccata alla sua tunica, poggiandola sulle spalle di Goffredo. “Stai tremando… ti prenderà un malanno se non ci sbrighiamo a tornare a casa!” “Non… voglio tornare…” Mormorò affranto, stringendo la manica dell’abito talare del più grande. “Fratellone, ti prego, non voglio tornare a casa… voglio venire con te, in chiesa.” Sergio sospirò, guardando il suo viso scarno e il cestino abbandonato sul pavimento proprio sotto l’altare. Il giovane prete si morse l’interno della guancia nel vedere come il suo fratellino più piccolo fosse ridotto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ingiustizia della povertà. La condanna che i loro genitori avevano inflitto a tutta la famiglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ci penso io a parlare con il signor Mariano, d’accordo?” Goffredo lo guardò, più spaventato di dover tornare a casa che di dover subire le conseguenze di quel piccolo furto per potersi sfamare. “Sergio…” “Hm? Dimmi.” “Lei… può venire via con noi?” Chiese il piccolo Tedesco, indicando dietro di sé. Il prete, non capendo, guardo con aria interrogativa il ragazzino poi, seguendo con lo sguardo il suo piccolo dito che indicava verso un punto preciso poco lontano dall’altare, notò tra i detriti e il marciume il piccolo corpicino abbandonato a terra. Istintivamente coprì gli occhi del fratello, come a volerlo proteggere dalla crudele visione di quello spettacolo triste e raccapricciante. “Signore, pietà…” Goffredo rimase immobile, le mani dell’altro sopra le lenti dei suoi occhiali, ancora sporche di fango e pioggia. Iniziò a sollevarsi lentamente sulla punta dei piedi muovendo la bocca in delle smorfie. “S-stai bene?” Chiese Sergio all’indirizzo del fratellino. “Ho fame…” Ammise, afferrando la mano del prete con le sue, cercando di allontanarla e tornare così a vedere. “Anche lei aveva fame? Per quello è così magra, vero?” Il Don sospirò addolorato, accarezzando il viso di Goffredo con gentilezza. “Purtroppo siamo in tanti ad avere fame, Goffredo. Ma adesso lei è in un posto…” “Dove c’è tanto cibo da poter scoppiare?” Sergio si lasciò sfuggire un sorriso amaro. “No…” “Migliore?” Chiese ancora il più piccolo, quasi speranzoso che la bambina avesse trovato di che esser felice, in qualche modo, in qualche altro luogo. “…no, non migliore. Semplicemente… diverso.” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con quale cuore poteva dire a suo fratello che solo nella morte avrebbe trovato il conforto di un pasto caldo? Proprio come quella povera creatura abbandonata tra le macerie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fece il segno della croce e rivolse una preghiera per quella povera bambina - che avrebbe tirato fuori di là in un secondo momento, senza avere suo fratello con sé. Goffredo lo imitò e, mentre pregava, il suo stomaco brontolò nuovamente, facendo dei forti gorgoglii che rimbombarono lungo tutta la navata della cappella.&lt;br /&gt;“Andiamo a prendere qualcosa da mangiare in Chiesa, hm?! Ti va del pane?” Gli occhi di Goffredo si illuminarono e, senza opporre ulteriore resistenza, si fece sollevare da terra e prendere in braccio dal proprio fratello. Lo abbracciò forte, poggiando la testa sulla sua spalla, cercando il suo calore. “Mi dispiace di aver rubato le ciliegie… il Signor Mariano era tanto arrabbiato. Gridava come un pazzo!” Ammise, la voce candida ma velata di una tristezza che non doveva affatto appartenere ad un ragazzino della sua età. “Lo so.” Disse solo Sergio, stringendolo forte a sé e avviandosi verso l’uscita della chiesa. Si chinò quel tanto che bastava per raccogliere l’ombrello da terra, reggendo il fratello con una mano sulla schiena.&lt;br /&gt;“Hai chiesto scusa a Dio per il tuo peccato?” “S-sì!” Sergio sorrise, accarezzandolo con piccoli gesti circolari. “Sei un bravo ragazzo, Goffredo. Vedrai… il Signore avrà cura di te, così come l’ha avuta di me.” &lt;br /&gt;Il piccolo Tedesco alzò la testa dalla spalla del Don e gli rivolse un sorriso. Lì, tra quelle braccia, si sentiva finalmente al sicuro. Nonostante tutta la paura e la fame…&lt;br /&gt;“Ma dimmi… perché sei venuto qui? In questo posto abbandonato e pericoloso?” Chiese Sergio, accarezzandogli poi il viso per cercare di pulirlo come meglio poteva, scostandogli i piccoli boccoli scuri attaccati alla fronte per via della pioggia. “Perché tu mi dici sempre che il Signore ci dà conforto e ci aiuta nei momenti più brutti… no?” Il prete sentì una morsa all’altezza del petto e posò un lieve bacio sulla fronte del proprio fratello. “Sì…” &lt;br /&gt;“Ma perché questa chiesa è abbandonata, Sergio? Il Signore l’ha dimenticata?” “No, solo gli uomini dimenticano…” Goffredo lo guardò, cercando di seguirlo.&lt;br /&gt;“Tutto qui si decompone davanti ai nostri occhi, fratello mio. I muri delle chiese, i cuori della gente, i cadaveri di chi muore per le ingiustizie della vita. E noi… siamo impotenti davanti a tutto questo.” “Che significa impotenti?” Chiese subito il ragazzino, reattivo e curioso. “Che… non possiamo fare nulla se non pregare Dio. E ricordarci sempre questo odore, questa paura, questa fame che ci attanaglia le viscere e ci spinge a gridare il suo aiuto ancora e ancora.” “Ma… Dio si ricorderà di noi, Sergio?” “Certo.” “E anche di quella bambina?” “Sì, Goffredo, Dio ci ricorda. Sempre. Ma non può salvarci tutti…”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Io non mi dimenticherò mai di te, fratello.” Sussurrò Tedesco, stringendo nelle mani il crocifisso che teneva legato al collo e posandovi sopra un lieve bacio.&lt;br /&gt;“Che ci facciamo qui, Tedesco?” Chiese Bellini, guardandosi intorno tra quell’ammasso di macerie e natura quasi selvaggia.&lt;br /&gt;“Volevo porre sotto il vostro esame la restaurazione di questa piccola chiesetta, Eminenza Bellini. In quanto Segretario di Stato vorrei la vostra approvazione per ristrutturarla e dedicarla ad un prete della nostra Santa Romana Chiesa che ha perso la vita troppo giovane e che è nato e cresciuto poco distante da qui.” Spiegò. Aldo osservò Tedesco con curiosità; sapeva che l’altro era molto affascinato dai reperti storici e si era già occupato di molte restaurazioni di chiese, in particolar modo molte di quelle rase al suolo durante la Grande Guerra o semplicemente abbandonate negli anni in giro per tutta l’Italia… ma quella piccola cappella abbandonata in un remoto paesino del Molise era così semplice, senza alcun tipo di valore storico o artistico che gli sembrò quasi assurdo, in quanto Segretario di Stato Vaticano, perdere dei fondi per recuperarla dal suo stato di totale abbandono e decadenza.&lt;br /&gt;“Beh, sono passati decisamente troppi anni dall’ultima volta che qualcuno è entrato qui dentro. Sbaglio?” Tedesco aprì le porte, che scricchiolarono in modo sinistro e diedero come segno di voler cedere su se stesse da un momento all’altro, tremando incontrollabilmente.&lt;br /&gt;Goffredo aguzzò la vista, cercando di scrutare all’interno della cappella senza però entrarvi – era decisamente poco raccomandabile farlo, date le condizioni in cui versava. Si portò la sua sigaretta elettronica dal colore scarlatto alle labbra e iniziò a fumare, osservando attentamente ogni minimo dettaglio.&lt;br /&gt;Il cesto di vimini sotto l’altare era ancora là… dopo più di cinquant’anni. Mangiato dai topi, dalla muffa e dal tempo che, inesorabile, consumava ogni cosa. Un nodo gli strinse la gola mentre faceva uscire dalle labbra e dalle narici del fumo bianco. Bellini, dietro di lui, scruto anch’egli l’interno della chiesa e notò subito la reazione decisamente curiosa di Tedesco. &lt;br /&gt;Quando venne colpito dalla nuvola di fumo tossì, cercando di diradarlo con un movimento secco della mano. “Che gusto è? Fragola? Dio…” Tossì ancora Bellini. “…è stucchevole.” “Ciliegia...” Rispose semplicemente il Patriarca di Venezia, cercando di ignorare quella sensazione di tristezza e paura che lo stava iniziando a pervadere o, meglio, ad invadere; cercò quindi di concentrarsi su cosa si potesse realmente salvare di quell’ammasso di mura e ricordi.&lt;br /&gt;Aldo lo guardò da dietro le lenti dei suoi occhiali, allungando una mano verso il suo braccio.&lt;br /&gt;“G-goffredo…” “Hm? Che c’è?” “Non penso che il Camerlengo Tremblay acconsentirà a ristrutturare una cappella del genere…” Ammise, lo sguardo fisso sull’italiano per poterne studiare ogni reazione. “Già… è una follia bella e buona! C’è anche dell’amianto là sotto, ne sono più che sicuro. Tipico costruire con quella merda, qui in Italia!” Sospirò Tedesco continuando a fumare. “Per estrarlo ci vogliono squadre speciali… e molto denaro.” Fece presente Aldo. “Posso… farlo io?” Chiese poi Tedesco, girandosi verso l’altro Cardinale. “Con i miei soldi intendo.” Bellini sbatté le palpebre più volte, spiazzato. “I soldi che guadagnate… vorreste spenderli… così?” “La Chiesa non dovrebbe neanche darmi dei soldi. Mi da dove vivere, vestiti, dei pasti caldi ogni giorno…” “N-non vorreste essere pagato, quindi? Ho capito bene?” Bellini roteò gli occhi al cielo. “Tutto mi sarei aspettato tranne di sentire queste parole da un conservatore come voi!” “Perché metti sempre in mezzo la politica, Bellini? Io sono nato umile, in questo paesino sperduto del Molise. L’ultimo di dodici fratelli di una famiglia talmente povera che non aveva neanche che darci da mangiare, specie a noi bambini più piccoli.” “D-dodici?” “Già… forse una delle cose su cui voi liberali avete ragione riguarda sicuramente l’uso dei contraccettivi. Anche se io, fossi stato nei miei genitori, avrei decisamente evitato di sfornare bambini come fossero pagnotte di pane!” Scosse il capo, continuando a fumare e raccontare altri dettagli della sua infanzia. Bellini lo ascoltò senza interromperlo, rapito dalle sue parole e affascinato dal conoscere finalmente qualche dettaglio in più sulla vita privata di sua Eminenza Tedesco. &lt;br /&gt;“Non mi interessano i soldi, li uso solo per aiutare chi ha passato quello che ho passato io - che sono stato salvato proprio dalla Chiesa, dalla fede e da Dio.” “C-chi è il prete di cui mi parlavate prima? Lo conoscevate, vero?” “Sì… era il mio fratello più grande. Uno dei pochi che è riuscito a fuggire da quella casa, che tanto somigliava ad un inferno tra il caos e le brutture a cui siamo stati sottoposti.” Aldo strinse la mano sulla manica dell’altro, quasi a volergli dare un po’ di conforto o, forse, a volersi imporre un rigore per evitare di reagire in modo troppo poco composto per la sua figura e la sua autorità. “Sergio… era la persona più buona su questa terra. Ma se n’è andato via troppo presto. Non è riuscito a fare tutto quello che desiderava. Non è riuscito neanche a vedermi diventare prete come lui! Una polmonite lo ha ucciso quando non avevo neanche quindici anni.” “M-mi dispiace, Eminenza…” “Non c’è da dispiacersi, Bellini. In quegli anni soffriva di più chi riusciva a rimanere vivo! Mio fratello, per certi versi, si è risparmiato molte cose. Anche se, ancora oggi, devo ammettere che… mi manca.” Un sorriso incurvò le labbra di Goffredo. “Sarebbe stato un Cardinale migliore di me… era un’anima buona. E probabilmente vi sarebbe piaciuto più del sottoscritto!” Rise, inspirando dalla sua sigaretta e guardando negli occhi Aldo. “Scusa… ho parlato troppo, vero? Venire qui mi ha portato alla mente molti ricordi…” “N-non importa, davvero. Non è stato fastidioso sentirvi raccontare la vostra vita, Tedesco.” Ammise Aldo, arrossendo appena sulle orecchie – assurdamente incredulo di aver realmente usato quelle parole con quello che considerava il suo antagonista all’interno della Curia. “Naaah, a voi da fastidio solo quando parliamo di questioni politiche!” Bellini arrossì anche sulle guance nel vederlo sorridere e nel poterlo finalmente osservare così assurdamente fragile ed umano. Un Goffredo Tedesco decisamente più umile e con un pizzico di romantica malinconia che quasi lo rendeva più affascinante…&lt;br /&gt;“Quindi, tornando a noi, Eminenza Bellini… posso usare i miei soldi per ristrutturare questo posto?” Lo interrogò Tedesco, facendolo destare dai suoi pensieri.&lt;br /&gt; “Credo che… non ci siano problemi in quel caso, Eminenza Tedesco.” Goffredo, rilassando le spalle e tutto il suo corpo, finalmente distese le labbra e si concesse una lieve risata dall’amaro retrogusto.&lt;br /&gt;Bellini continuò a stargli accanto mentre appuntavano insieme, chi a mente chi su un blocco di carta rilegato elegantemente da una copertina in pelle lucida, le eventuali modifiche da fare per la ristrutturazione. E tutti gli interventi per poter ridare vita alla cappella!&lt;br /&gt;“Posso farvi una domanda, Eminenza?” Chiese l’italo-americano, schiarendosi la gola e cercando gli occhi dell’altro Cardinale. Tedesco gli fece un cenno affermativo con la testa. “Perché è così importante per voi questo posto? Suppongo… s-sia legato in qualche modo a vostro fratello?” Il Patriarca si sfilò gli occhiali da vista, pulendoli con un fazzoletto che estrasse da una delle tasche del suo abito talare. “Anche, ma non del tutto, Bellini.” Gli occhiali tornarono sopra il suo naso e i suoi occhi si incatenarono a quelli di Aldo. “Qui… ho conosciuto la morte… in una bambina poco più piccola di me. Era morta di stenti, abbandonata a sé stessa nell’unico posto in cui doveva essere al sicuro, protetta dai mali del mondo...” Il suo sguardo si fece più duro per qualche secondo, oscurando il solito colore dei suoi occhi gentili.&lt;br /&gt;Rabbia. Riconobbe immediatamente Bellini.&lt;br /&gt;Poi il Patriarca proseguì nel suo discorso. “In quegli anni, qui nel sud molti bambini hanno fatto la sua stessa fine… in chissà quanti altri luoghi, quante altre chiese…” Il Segretario di Stato deglutì, toccato da quelle crude immagini. Forse iniziava a comprendere il perché Tedesco fosse in quel modo… forgiato da una vita crudele ma, al tempo stesso, ancora ancorato ad essa e alle conseguenze che gli aveva lasciato nel corpo e nella mente. &lt;br /&gt;“Ma è nella disperazione, nella morte e nel dolore che incontriamo Dio, Bellini. E, stupidamente, lo abbiamo dimenticato... perché così fanno gli uomini.” Sentenziò per poi girarsi un’ultima volta verso la cappella.&lt;br /&gt;“I’m sorry, Eminenza… I spoke too much, eh?” Fece un lungo sospiro, poi fece un sorriso di circostanza e, allontanandosi del tutto dalla cappella, riprese a fumare. “N-no, va bene. Non è un problema, Tedesco…” Lo rassicurò il Segretario di Stato, seguendolo mentre scendeva in silenzio giù per la ripida collinetta. Camminarono fianco a fianco quasi sfiorandosi le spalle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=16963" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Come un penitente davanti a Dio</title>
    <published>2025-04-05T21:53:03Z</published>
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    <content type="html">Work Title: Come un penitente davanti a Dio&lt;br /&gt;Rating: Explicit&lt;br /&gt;Warning: Drabble, mutual pining, nsfw, pwp&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Aldo Bellini/Goffredo Tedesco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"G-goffredo... n-non qui! Non adesso." Tedesco gli baciò il collo, strusciandosi contro Bellini in modo lascivo. Bellini si guardò intorno, sempre più nel panico. "Dio mio, sei ubriaco?" Chiese sbuffando e cercando di allontanarlo da sé - più per evitare di fargli sentire l'erezione che svettava tra le sue gambe che per un reale imbarazzo nell'averlo incollato addosso in uno dei corridoi di Casa Santa Marta. "Oh, Aldo, please..." Sussurrò ancora il Patriarca, baciandolo. "Dammi cinque minuti, hm?" "P-per cosa esattamente?" Goffredo ghignò e si inginocchiò a terra, come un penitente davanti a Dio. "Il tempo di una sveltina."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=16682" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Al bivio</title>
    <published>2025-04-05T21:36:49Z</published>
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    <title>Il tempo per noi</title>
    <published>2025-04-05T21:00:54Z</published>
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    <content type="html">Work Title: Il tempo per noi&lt;br /&gt;Rating: Choose Not To Use Archive Warnings&lt;br /&gt;Warning: Drabble, mutual pining, fluff, slice of life&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Aldo Bellini/Goffredo Tedesco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tedesco si svegliò, sbadigliando rumorosamente e stiracchiandosi. Si mise a sedere sul letto, girando poi la testa per osservare l'uomo che dormiva accanto a lui: Aldo Bellini se ne stava beatamente disteso su un lato, rivolto verso l'altro Cardinale, un'espressione dolce ed estremamente rilassata dipinta sul volto.&lt;br /&gt;Goffredo sospirò nell'osservarlo e, senza rendersene conto, un lieve sorriso piegò le sue labbra.&lt;br /&gt;Il Patriarca di Venezia si distese nuovamente sul materasso, rivolgendo ora la faccia verso Bellini; allungò una mano verso di lui, poggiandola sopra quella di Aldo. &lt;br /&gt;Nel suo cuore vi era solo un sentimento di pura e perfetta pace, e sentì come se quell'attimo avesse preso il valore di tutta la sua intera vita. &lt;br /&gt;"Che idiota..." Sussurrò tra sé e sé, continuando ad osservare il compagno. “Ho perso così tanto tempo a combatterti quando avrei potuto semplicemente avere… questo. Noi…” Bellini arrossì e non riuscì a trattenere un sorriso nell’udire quelle parole. “E-ehy! Eri sveglio, stronzo!” Tedesco si lamentò, andando a mordere il petto dell’altro Cardinale che, immediatamente, lo bloccò afferrandogli il viso tra le mani. “Scusa… ero solo curioso di sentire i tuoi pensieri.” Confessò Bellini, avvicinando le labbra a quelle incurvate in un broncio di Tedesco. “Siamo stati stupidi, Goffredo. Hai perfettamente ragione…” Lo baciò con trasporto, socchiudendo le palpebre. Tedesco sorrise nel bacio, avvicinandosi al corpo dell’altro per abbracciarlo. “Ma adesso abbiamo il tempo che ci resta… ed è solo ed esclusivamente per noi.” “Sì…” Goffredo approfondì il bacio, salendo con un po’ di difficoltà – dovuta all’età - sopra il corpo del compagno, che lo tenne saldamente contro il suo bacino afferrandolo per i fianchi. Il Segretario di Stato lo guardò negli occhi, restando fronte contro fronte con lui. “Ti amo.” Disse solamente, prima di baciare di nuovo Tedesco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=16216" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Il tempo per innamorarsi – di Dio e di te</title>
    <published>2025-04-05T20:56:35Z</published>
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    <content type="html">Work Title: Il tempo per innamorarsi – di Dio e di te &lt;br /&gt;Rating: Choose Not To Use Archive Warnings&lt;br /&gt;Warning: Drabble, missing scene, slice of life, pining&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Goffredo Tedesco/Thomas Lawrence&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ehy Tommaso. Sai per caso quanto tempo ci vuole per innamorarsi?" Chiese Goffredo, sorridendo all'indirizzo dell'altro prelato. &lt;br /&gt;Lawrence, dal canto suo, lo guardò con un'espressione un po' perplessa, decisamente spiazzato da quella domanda poco consona per il loro ruolo. "N-non saprei Goffredo... non credo di essermi mai innamorato." Mentì, chiedendo subito scusa a Dio per averlo fatto, mordendosi la lingua in segno di penitenza.&lt;br /&gt;"Eh... you're lucky, Tommaso. Very lucky!" Thomas guardò Tedesco agitare le mani e iniziare a parlare in un italiano veloce, che non riuscì ad afferrare nonostante i suoi parecchi anni di pratica ed esercizio. "Sai quanto tempo mi ci è voluto per innamorarmi la prima volta?" "No... quanto?" Chiese l'inglese, fingendo interesse. &lt;br /&gt;Goffredo poggiò una mano sulla spalla di Lawrence e lo guardò negli occhi, perdendovisi dentro, come era successo sin dalla prima volta che aveva incrociato e sostenuto il suo sguardo. "Un istante, Tommaso. Solo uno." Thomas alzò un sopracciglio. "Uno? Non è un po' poco?" Tedesco afferrò una sigaretta dal pacchetto che aveva in tasca. "Lo pensavo anche io..." "E... chi era? Qualcuna che hai conosciuto prima di entrare in seminario?" "Oh, no, no. Nessuna donna, Tommaso." Lawrence arrossì per quella confessione inaspettata. &lt;br /&gt;"U-un... uomo? Un seminarista?" Tedesco scoppiò a ridere fino alle lacrime, facendo quasi indispettire l'inglese con la sua reazione esagerata. "Dai, Goffredo! Smettila di prendermi in giro!" Sbuffò Lawrence, fissandolo contrariato. "Scusa, scusami... è che hai fatto una faccia troppo buffa! Come se fosse una cosa così assurda, per noi uomini di Chiesa, innamorarsi di un uomo!" "Allora..." Goffredo si asciugò le lacrime con il dorso della mano, cercando di reprimere nuovamente una risata. "Certo, Tommaso, la prima persona di cui mi sono innamorato è un uomo." "I see..." Commentò Lawrence, non sapendo come reagire. "Dio, no?" Ammiccò Tedesco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=16049" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Tempo di cottura - e non solo!</title>
    <published>2025-04-05T20:53:52Z</published>
    <updated>2025-04-05T20:53:52Z</updated>
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    <content type="html">Work Title: Tempo di cottura - e non solo!&lt;br /&gt;Rating: Choose Not To Use Archive Warnings&lt;br /&gt;Warning: Drabble, mutual pining, sexual tension, slice of life&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Aldo Bellini/Goffredo Tedesco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sei davvero sicuro di avere origini italiane?” Chiese scettico Goffredo, alzando un sopracciglio all’indirizzo di Bellini intento a preparare una pasta frolla per soddisfare l’assurda voglia di dolce dell’altro prelato. “Te l’avrò detto mille volte, Goffredo. Sì, la mia famiglia è italiana.” “Del nord.” “Del nord. Sanno cucinare anche a nord, eh!” “Bah, non ci giurerei. Da quando sono a Venezia non mangio più come una volta!” Bellini scosse il capo, sospirando. “Com’è che dice sempre Giulio?” Tedesco aggrottò la fronte, contrariato nel sentire quel nome. “Cos’è che dice? Eh? Quel polentone!” Aldo ridacchiò, afferrando il mattarello e iniziando a stendere la pasta. “Niente, niente.” Tedesco osservò Bellini iniziare a stendere la pasta, concentrandosi sulle sue braccia. Deglutì rumorosamente e il Segretario di Stato lo notò subito.&lt;br /&gt;“Goffredo…” Decise di stuzzicarlo un po’, divertito e curioso della piega che stava prendendo quell’assurda situazione. “Hm?” “Ti spiace cercare la ricetta e controllarmi il tempo di cottura della frolla? Non vorrei sbagliarmi.” “S-sì…” Tedesco afferrò dal tavolo della cucina di Aldo il suo telefono e iniziò a digitare distrattamente su di esso, cercando di osservare i movimenti dell’altro Cardinale di soppiatto.&lt;br /&gt;“Ah, ti spiacerebbe alzarmi le maniche della camicia? Con questi movimenti preferisco stare più libero possibile.” Le orecchie di Tedesco diventarono leggermente rosse e, mentre sistemava le maniche di Bellini arrotolandole fino al suo avambraccio, lo sguardo cadde inevitabilmente sulle braccia irsute e toniche. “Dio mio…” Si lasciò sfuggire il Patriarca, decisamente eccitato da quella visione. “Hai detto qualcosa?” “N-no!” Goffredo si schiarì la gola e continuò a guardare il cellulare, distraendosi di tanto in tanto per colpa delle braccia di Aldo intente a modellare al meglio la pasta con spinte poderose di mattarello. “Goffredo… quando smetti di eccitarti fammi sapere il tempo di cottura, hm?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=15716" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Il tempo passato – ad amarti e cercare di scordarti</title>
    <published>2025-04-05T20:51:28Z</published>
    <updated>2025-04-05T20:51:28Z</updated>
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    <content type="html">Work Title: Il tempo passato – ad amarti e cercare di scordarti &lt;br /&gt;Rating: Choose Not To Use Archive Warnings&lt;br /&gt;Warning: Drabble, missing scene, angst&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Goffredo Tedesco/Thomas Lawrence&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella penombra della sua spartana camera da letto Thomas aprì uno dei cassetti della sua scrivania e ne estrasse la Sacra Bibbia che aveva con sé sin dai tempi del seminario. Dentro di essa vi trovò una foto sbiadita dal tempo… la osservò, sfiorandola con la punta delle dita. Sul volto del Decano apparve un sorriso malinconico nel guardare l’uomo ritratto nello scatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sembra passata una vita…” Sussurrò, sfiorando il viso del giovane Goffredo Tedesco, la sigaretta tra le labbra e un sorriso enorme che illuminava il suo volto abbronzato. Gli tornarono alla mente i ricordi di quando lui e l’italiano erano compagni in seminario e, il giorno esatto in cui quella foto venne scattata dal Thomas Lawrence di trent’anni prima. Il giorno in cui, senza saperlo, infranse il suo voto di castità proprio con Tedesco. Quella notte, la prima di tantissime altre, in cui si amarono così tanto da perdere entrambi la lucidità, da perdersi l’uno nell’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lawrence sospirò, osservando poi la sua mano, ora piena di rughe e segnata dal tempo.&lt;br /&gt;Quello stesso tempo che li aveva separati, distruggendo il loro cuore e logorando anche il loro rapporto – ora ridotto ad una banale riverenza tra colleghi Cardinali.&lt;br /&gt;“Pensavo che ci saremmo amati per sempre, Goffredo…” Sospirò, cercando poi di deglutire il nodo che si era formato intorno alla sua gola, impedendogli di respirare correttamente. I suoi occhi azzurri si velarono di lacrime, mentre continuavano ad osservare la fotografia. Un ricordo troppo lontano ma che, ancora oggi, dopo più di trent’anni, faceva male. “Che stupido.” Si passò il dorso della mano sul volto, raccogliendo al suo passaggio delle lacrime. Mentre sussurrò queste parole il telefono della sua stanza iniziò a squillare e Thomas, con una strana sensazione addosso, alzò la cornetta. “Pronto?” “Tommaso!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=15559" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Tempo scaduto!</title>
    <published>2025-04-05T20:46:13Z</published>
    <updated>2025-04-05T20:46:13Z</updated>
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    <content type="html">Work Title: Tempo scaduto!&lt;br /&gt;Rating: Choose Not To Use Archive Warnings&lt;br /&gt;Warning: Drabble, missing scene, angst, pining, sexual tension&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Joseph Tremblay/Thomas Lawrence&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Joseph afferrò il Decano Lawrence per un polso, facendolo sbattere contro il muro di uno dei porticati esterni di Casa Santa Marta, chiudendolo tra il suo imponente corpo e la parete fredda. “Smettetela di accusarmi, Thomas. Il tempo di fingere di essere un bravo cristiano è finito! Ormai anche tutti i nostri colleghi hanno capito di che pasta siete fatto!” Lawrence lo fissò interdetto. “Cosa state dicendo?” Tremblay rise, mettendosi una mano davanti alla bocca. “Fate anche il finto tonto? Avete già abbondantemente scoperto le vostre carte. Più i vostri voti al Conclave aumentano maggiore è la vostra brama di potere!” “Non dite assurdità, Camerlengo Tremblay.” Il Decano cercò di liberarsi dalla presa del canadese, ora sempre più vicino al suo viso. “Assurdità? Fatemi il piacere! Il tempo è scaduto, Thomas. Se volete ancora giocare vi invito a farlo in modo onesto! Non potete diventare Papa semplicemente andando qua e là ad accusare gli altri Cardinali di chissà quale assurdo scandalo.” Le labbra di Tremblay sfiorarono quelle di Lawrence che, imbarazzato, sussultò e cercò di girarsi per evitare quel contatto. “N-non sto inventando nulla, Joseph. Tutto quello che dico è basato su solide prove! E, volesse Dio, se avete qualcosa da nascondere su quanto accaduto durante la vostra ultima riunione con il Santo Padre lo verrò a sapere, in un modo o nell’altro.” “Mi spiace, Thomas. State sprecando solo tempo!” “Lo spero vivamente, Eminenza!” Joseph lo guardò, socchiudendo appena gli occhi, come per studiarlo attentamente. “Devo ammettere che… non mi aspettavo affatto di conoscere un lato tanto crudele, combattivo e… affascinante di voi.” Sussurrò Joseph, avvicinandosi all’orecchio dell’inglese inspirandone il profumo. “Per favore… l-lasciatemi andare il polso. Mi state facendo male.” La voce di Thomas rimase ferma e impassibile, cercando di non far trasparire alcuna emozione. “Oh, je suis désolé.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=15352" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Tempo pessimo e baci fugaci</title>
    <published>2025-04-05T20:43:37Z</published>
    <updated>2025-04-05T20:43:37Z</updated>
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    <content type="html">Work Title: Tempo pessimo e baci fugaci &lt;br /&gt;Rating: Choose Not To Use Archive Warnings&lt;br /&gt;Warning: Drabble, missing scene, fluff, slice of life&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Giulio Sabbadin/Raymond O'Malley&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Eminenza.” Raymond si avvicinò a Sabbadin, porgendogli il braccio con il quale teneva saldamente in mano l’ombrello.&lt;br /&gt;Giulio sorrise, afferrandolo senza indugio. “Grazie Ray.” Sussurrò, stringendosi a lui con la scusa di proteggersi dalla pioggia torrenziale che stava cadendo a Roma in quel momento. “C’è davvero un tempo pessimo in questi giorni…” Sbuffò il milanese, alzandosi la tunica del suo ordine sacerdotale con la mano libera per evitare di farla strusciare a terra. “E per fortuna che Tedesco non è qui a ricordarmi che nella mia città c’è sempre un tempo così!” O’Malley ridacchiò, cingendo poi un fianco di Sabbadin che, imbarazzato per quel gesto, girò di scatto il viso verso l’irlandese. “Ray… qualcuno potrebbe vederci. Ci sono più di centocinquanta persone qui a Casa Santa Marta per il Conclave… n-non trovi troppo audace un gesto simile?” Raymond lo guardò negli occhi. “E pensate che siano tutti pazzi come noi da passeggiare sotto questo terribile temporale?” Giulio arrossì lievemente poi alzò le spalle, consapevole di non poter ribattere. “Beh… allora direi di poter ringraziare Dio per questo tempo. E per questa piacevole compagnia.” Ray sorrise, sfiorandogli appena la fronte con le labbra. “Oh, lo credo anche io, Eminenza.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=14871" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Il tempo del peccato</title>
    <published>2025-04-05T20:34:14Z</published>
    <updated>2025-04-05T20:34:14Z</updated>
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    <content type="html">Work Title: Il tempo del peccato&lt;br /&gt;Rating: Explicit&lt;br /&gt;Warning: Drabble, mutual pining, nsfw, pwp&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Aldo Bellini/Goffredo Tedesco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci fu un tempo in cui Aldo Bellini si era rifiutato categoricamente di lasciarsi andare al peccato carnale. Un tempo durato relativamente poco perché, con Goffredo Tedesco come tentazione, era assai difficile continuare a restare sulla retta via.&lt;br /&gt;Ma ci aveva provato, davvero, con tutte le sue forze.&lt;br /&gt;Per non deludere Dio. E, in fondo, anche se stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Bellini… m-muoviti.” Un sospiro, mentre Tedesco, sdraiato supino sul letto, lo invitava a muoversi finalmente dentro di lui. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quel tempo era finito.&lt;br /&gt;Decisamente.&lt;br /&gt;E Bellini, ora soffocato dal calore della carne di Tedesco che avvolgeva la sua erezione, non riuscì neanche a pentirsene davvero.&lt;br /&gt;Afferrò Goffredo per i fianchi, tenendolo ancorato contro il materasso, mentre lo penetrava lentamente. “Oh, Signore…” Un sospiro di puro piacere lasciò le labbra dell’italo-americano. Tedesco grugnì, poggiando la fronte contro il cuscino che aveva davanti a sé, sparendo quasi al suo interno per soffocare i gemiti. Con una mano, allungata da dietro la schiena, afferrò una coscia di Aldo, invitandolo a seguire un ritmo nella penetrazione. “C-così… ancora…” Il loro amplesso fu breve, confuso ma decisamente intenso.&lt;br /&gt;“Tedesco… io…” Bellini ansimò, muovendosi in modo sconnesso e febbrile, sempre più eccitato e vicino all’apice. Quelle sensazioni erano diventate troppo forti per poter resistere ulteriormente e sentire il più grande gemere per il piacere era solo un’ulteriore spinta verso un baratro da cui non sarebbe più riuscito a risalire. “Più forte, t-ti prego.” Lo implorò l’italiano, girandosi e mostrandogli il suo viso arrossato e sudato, grondante di sudore e lussuria. “Fuck me, Aldo… please… non ti fermare adesso, cazzo!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tempo, forse, Bellini avrebbe resistito. Al sesso, al piacere, al suo istinto più animale e naturale.&lt;br /&gt;Ma ora, per colpa di Goffredo Tedesco, non più.&lt;br /&gt;Ora era il tempo del peccato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Signore, pietà.” Sussurrò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=14611" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Don't waste your time with me!</title>
    <published>2025-04-05T20:31:46Z</published>
    <updated>2025-04-05T20:31:46Z</updated>
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    <content type="html">Work Title: Don't waste your time with me!&lt;br /&gt;Rating: Explicit&lt;br /&gt;Warning: Drabble, mutual pining, nsfw, pwp&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Aldo Bellini/Goffredo Tedesco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Don’t waste your time with me.” Lo rimproverò il Patriarca, continuando a muoversi sopra di lui, afferrandolo per la nuca per tenerlo stretto contro il proprio collo durante l’amplesso. Bellini sospirò di piacere, spingendo avanti e indietro il bacino, penetrandolo con sempre più foga e urgenza. “Non è mai uno spreco di tempo con te, Goffredo.” Tedesco rimase senza fiato per qualche istante, cercando di elaborare quelle parole ma, quando sentì l’erezione di Aldo colpirlo in un determinato punto non riuscì a trattenere un gemito. “Dio, Aldo… Yes, fuck, yes!” “Shhh, non essere blasfemo.” Lo riprese Bellini, angolando maggiormente le spinte, colpendogli la prostata più e più volte facendolo letteralmente sciogliere tra le sue braccia. Goffredo chiuse gli occhi, in preda al piacere più puro. Subito il Segretario di Stato lo gettò di lato contro il materasso, salendogli sopra e allargandogli le gambe. “Se potessi passerei ogni minuto della mia vita così. A sentire i tuoi gemiti indecenti…” Sussurrò all’orecchio del Patriarca prima di penetrarlo nuovamente e continuare a muoversi in lui. “Lo sai, vero?” Tedesco schioccò la lingua, serrando gli occhi per evitare ogni contatto con quelli di Aldo. “Smettila… è solo piacere carnale, nulla più.” Aldo scosse il capo. “Perché sei così testardo?” Domandò, punendolo con una spinta più forte delle precedenti, facendogli inarcare completamente la schiena. “S-stai perdendo il tuo tempo… se pensi che io provi qualcosa più di questo…” Ansimò l’italiano, stringendo le mani sulle spalle di Bellini che, quasi stizzito da quella frase, si costrinse a fermarsi. “Dì pure quello che preferisci, Goffredo… io lo so cosa provi. Lo sento. E Dio ne è spettatore ogni volta che ci amiamo in questo modo!” Il Patriarca girò il viso di lato, nel vano tentativo di nascondersi. “Puoi mentire a me… ma non a Dio!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=14477" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Duty Calls</title>
    <published>2025-04-05T20:29:06Z</published>
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    <content type="html">Work Title: Duty Calls &lt;br /&gt;Rating: Explicit&lt;br /&gt;Warning: Drabble, mutual pining, nsfw, pwp&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Aldo Bellini/Goffredo Tedesco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Goffredo, completamente nudo, salì sulle gambe di Bellini e vi si sedette sopra. Il Segretario di Stato lo osservò leccandosi le labbra e afferrandogli i fianchi con le mani. “Non abbiamo molto tempo.” Esordì Aldo, strusciando l’inguine contro quello del Patriarca che, subito, sospirò per quel contatto. “Quindi? Che c’è? Devo sbrigarmi?” Bellini sorrise, compiaciuto nel notare una vena di irritazione nel tono di Tedesco. “Sarebbe consono, Eminenza.” Goffredo schioccò la lingua e si chinò verso Bellini, invitandolo a baciarlo. “Non ho più vent’anni, lo sai questo?” Bellini sorrise, scendendo con le mani sulle natiche del compagno, leccandogli le labbra con la punta della lingua per poi catturarle in un bacio appassionato. “Mi ecciti comunque, se è questo che ti preoccupa.” Tedesco arrossì appena, allontanando il volto da Aldo, lasciando che un filamento di saliva li unisse per qualche altro centimetro. Successivamente Goffredo allungò una mano tra le gambe del Segretario di Stato. Gli afferrò il membro, già semi-turgido, e iniziò a pomparlo con un movimento lento ma deciso del polso. “Oh, Eminenza… vedo proprio che va di fretta!” Lo schernì, irrigidendosi appena Bellini iniziò a far scivolare le proprie dita lungo la sua apertura, carezzandola lentamente. “Duty calls…” Sussurrò avvicinandosi al suo orecchio, leccandolo lentamente. “I promise you che ti fotterò per bene questa notte.” Tedesco avvampò, aumentando la velocità dei movimenti della sua mano, pompando l’erezione di Bellini sempre più facendolo gemere. Aldo, dal canto suo, iniziò a seviziargli il collo con baci e morsi, prendendo il membro dell’altro con una mano cercando di stimolarlo per farlo eccitare. “Non farmi fare tardi, Goffredo…” Sussurrò, leccandogli la pelle lievemente abbronzata del collo, facendolo tremare sotto i suoi tocchi. Lo sentì iniziare a strusciarsi convulsamente contro le sue cosce, iniziando finalmente a diventare duro nella sua mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=14123" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Andando a tempo</title>
    <published>2025-04-05T20:26:11Z</published>
    <updated>2025-04-05T20:26:11Z</updated>
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    <content type="html">Work Title: Andando a tempo&lt;br /&gt;Rating: Explicit&lt;br /&gt;Warning: Drabble, mutual pining, nsfw, pwp&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Aldo Bellini/Goffredo Tedesco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Stai...andando a tempo?" Domandò Tedesco, la fronte imperlata di sudore mentre andava incontro alle spinte di Bellini che, sconvolto da quella domanda assurda, si fermò dentro di lui facendolo mugugnare contrariato.&lt;br /&gt;"What?" Chiese il Segretario di Stato con il fiato corto e il volto completamente rosso per via dell'amplesso.&lt;br /&gt;Goffredo si leccò le labbra e allentò la presa sul lenzuolo sotto di sé. "Mi chiedevo se mi stessi scopando a ritmo, Aldino." Sghignazzò, allungando il collo verso Bellini e rubandogli un fugace bacio. &lt;br /&gt;Aldo scosse la testa e alzò maggiormente le gambe di Tedesco. "Sei il solito idiota!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=13825" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Omnia fert aetas - praeter te</title>
    <published>2025-04-05T20:20:35Z</published>
    <updated>2025-04-05T20:20:35Z</updated>
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    <content type="html">Work Title: Omnia fert aetas - praeter te&lt;br /&gt;Rating: Choose Not To Use Archive Warnings&lt;br /&gt;Warning: Drabble, slice of life, no more hurt/comfort&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Goffredo Tedesco/Thomas Lawrence&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sguardo di Thomas attraversò tutta la sala mensa della Casa Santa Marta per andare a posarsi sul Cardinal Tedesco, seduto al tavolo con i suoi connazionali. &lt;br /&gt;Il Decano lo osservò mentre era intento a discutere di qualcosa, gesticolando con così tanta enfasi da sembrare un attore intento a recitare la sua parte davanti a degli spettatori inconsapevoli. Un moto di nostalgia pervase il suo cuore mentre sorrideva, ricordandogli quando, da giovani, condividevano lo stesso seminario. Poi, come richiamato da qualcosa, Goffredo alzò lo sguardo nella direzione di Lawrence. &lt;br /&gt;I due si guardarono poi l’italiano gli fece un gesto per invitarlo a raggiungerlo al tavolo dove si era accomodato. Lawrence sospirò e, non potendo rifiutare, si avvicinò all’altro Cardinale. “Buonasera, Goffredo…” “Tommaso! Che facevi tutto solo laggiù? Vieni, vieni. Mangia con me, hm? Guarda come ti sei sciupato… Ti fanno mangiare qui a Roma?” “S-sì, certo.” Arrossì appena l’inglese. “Dai, vieni! Come ai vecchi tempi!” Lo esortò con un sorriso, indicandogli la sedia vuota accanto a sé. Thomas sospirò e si sedette accanto al Patriarca. Nonostante gli sguardi dei presenti puntati su di loro, i due rimasero insieme a chiacchierare amabilmente per tutta la durata della cena. “Grazie, Goffredo. Mi ha fatto piacere poter conversare con te… era da tanto che non lo facevamo.” Il Decano arrossì leggermente, rendendosi conto di aver parlato troppo. “S-sono cambiate davvero molte cose con il passare del tempo… ma mi fa piacere che i rapporti tra noi siano ancora… decenti? Nonostante le divergenze di opinioni.” Aggiunse poi Thomas. Tedesco lo guardò negli occhi, poi posò una mano sopra quella dell’altro Cardinale. La sua espressione si fece estremamente seria. “Sai Tommaso… omnia fert aetas. Ma non te, non te… e non hai idea di quanto questo mi faccia piacere, Decano!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=13670" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Tempus edax rerum</title>
    <published>2025-04-05T20:13:04Z</published>
    <updated>2025-04-05T20:13:04Z</updated>
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    <content type="html">Work Title: Tempus edax rerum &lt;br /&gt;Rating: Choose Not To Use Archive Warnings&lt;br /&gt;Warning: Drabble, mutual pining, sexual tension&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Aldo Bellini/Goffredo Tedesco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aldo afferrò Goffredo per i capelli, sbattendolo con forza contro il muro del suo ufficio. Il Patriarca gemette appena, preso alla sprovvista da quell'azione.&lt;br /&gt;“Non pensavo fossi capace di prendere l’iniziativa…” Lo stuzzicò, il fiato leggermente spezzato per via del colpo appena preso contro la parete. “Smettila di pensare a me come ad un codardo!” Disse a denti stretti il Segretario di Stato per poi afferrare con la mano libera il mento di Tedesco, costringendolo a guardarlo in viso.&lt;br /&gt;“Tu... non hai idea del tempo che ho passato a desiderare di poter baciare di nuovo le tue labbra…” Goffredo sostenne il suo sguardo e sorrise. "Mi stai dicendo che ti sono mancato?" Bellini lo guardò torvo, per poi arrossire leggermente nel rendersi conto di quanto quelle parole fossero la nuda e cruda verità. Il Patriarca ridacchiò, rimanendo immobile e in attesa. Bellini si avvicinò al suo viso, posandogli un bacio leggero sulle labbra. "Goffredo..." Sussurrò tra il sollievo e la disperazione più pura, in balia di una tempesta di sentimenti che non riusciva in alcun modo ad arginare. Tedesco percepì subito il bisogno dell'altro e, senza pensarci due volte, gli afferrò il viso con entrambe le mani e lo accarezzò gentilmente sulle guance.&lt;br /&gt;Bellini tremò, facendo scendere la mano che teneva sul mento di Tedesco più giù, fino ad arrivare all'altezza del suo petto - sul quale poggiava il suo crocifisso dorato.&lt;br /&gt;Il tempo che aveva perso, lontano da quegli sguardi, da quel sorriso, da quelle labbra... andava recuperato. Perché era il tempo più prezioso che Dio potesse conceder loro. E, in quegli anni, Aldo percepiva assurdamente quanto iniziasse a diminuire.&lt;br /&gt;Chiuse gli occhi e spinse nuovamente Tedesco contro la parete, baciandolo con una necessità che, presto, divenne bisogno disperato. &lt;br /&gt;"Mi sei mancato così tanto..." "Sono qui."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=13427" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Omnia cum tempore</title>
    <published>2025-04-05T20:08:20Z</published>
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    <content type="html">Work Title: Omnia cum tempore&lt;br /&gt;Rating: Explicit&lt;br /&gt;Warning: Drabble, mutual pining, sexual tension, light nsfw mentioned&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Aldo Bellini/Goffredo Tedesco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dentro il confessionale l'unico rumore che lo ancorava alla realtà era il ticchettio del suo orologio da polso. &lt;br /&gt;Bellini deglutì rumorosamente, bagnandosi le labbra con la lingua, per poi iniziare a professare il sacramento.&lt;br /&gt;"Perdonatemi Padre, perché ho peccato..." Iniziò, chinando il capo in segno di penitenza. Dall'altra parte della grata arrivò una nuvola di fumo alla vaniglia e Aldo chiuse gli occhi, cercando di concentrarsi sullo scorrere preciso del tempo. "Sono passate due settimane dalla mia ultima confessione." Continuò, mentre Tedesco si avvicinò alla piccola grata in legno che li separava. "E perché non sei venuto prima a liberarti dei tuoi peccati, figliolo?" La voce che sembrava incarnare la tentazione più cruda. Bellini arrossì violentemente, sentendo il suo corpo venir scosso da un lungo brivido. "G-goffredo! Non puoi semplicemente assolvermi senza aggiungere commenti non richiesti?" "E dove sarebbe il divertimento, Aldino?" Ghignò, soffiando una nuova nuvola di fumo verso il suo interlocutore. Il Segretario di Stato tossì e con un movimento della mano cercò di mandar via il fumo da davanti al suo viso.&lt;br /&gt;"Prenditi il tuo tempo, la confessione non è qualcosa che va fatto di fretta." "Lo so ma..." Bellini si morse l'interno della guancia, cercando di frenare almeno le sue parole. Sentiva dentro di sé il giocattolo erotico che Tedesco gli aveva inserito poco tempo prima, per poi costringerlo a rivestirsi e ad andare ad espirare i suoi peccati in confessionale. "N-non ho molto tempo..." Tedesco si fece sfuggire un’altra risata, compiaciuto dall'arrendevolezza di Bellini - palesemente non più in grado di contrastare i propri bisogni fisici e il suo bruciante desiderio. "Shhh... resisti Aldino. Respira..." "Smettila con queste stronzate, Goffredo. T-torniamo nel mio ufficio! P-per favore..." Le ultime parole sembravano quasi una supplica più che un ordine. "Omnia cum tempore, amor meus."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=13275" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Tempus Fugit</title>
    <published>2025-04-05T20:04:07Z</published>
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    <content type="html">Work Title: Tempus Fugit&lt;br /&gt;Rating: Choose Not To Use Archive Warnings&lt;br /&gt;Warning: Drabble, fluff, comfort&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Aldo Bellini/Goffredo Tedesco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aldo appoggiò la testa contro il petto di Goffredo, prendendo posto sotto al suo braccio.&lt;br /&gt;“Stanco?” Chiese il Patriarca, sfiorandogli la fronte con un leggero bacio. “Dio mio… è stato estenuante organizzare questa visita a Venezia per Papa Innocenzo.” Tedesco sospirò appena, accarezzandogli il volto. “Non devi stressarti così…” “Lo sai, non sono cose che posso semplicemente delegare.” Sbuffò Bellini, andando poi a baciare il petto del compagno. “E se penso che tra due giorni dovremo tornare a Roma…” “E tu non ci pensare! Godiamoci il momento.” "Mi sembra come se il tempo fugga sempre troppo in fretta quando siamo insieme...”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=12959" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Tempus Cessavit</title>
    <published>2025-04-05T20:01:01Z</published>
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    <content type="html">Work Title: Tempus Cessavit&lt;br /&gt;Rating: Choose Not To Use Archive Warnings&lt;br /&gt;Warning: Drabble, angst, future fic, major character death&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: Gen&lt;br /&gt;Characters: Aldo Bellini, Goffredo Tedesco, Thomas Lawrence (mentioned)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non ho tempo da perdere, Tedesco. Lasciami passare.” Sbuffò Bellini, continuando a camminare lungo il corridoio che portava al suo ufficio. Goffredo, irritato, lo afferrò per il polso proprio all’altezza del suo pregiato orologio, impedendogli di fuggire.&lt;br /&gt;Lo guardò negli occhi, per poi abbassare impercettibilmente lo sguardo. “Devo dirti una cosa importante… prima che arrivino altri ad avvisarti.” Aldo alzò un sopracciglio con fare sospetto, cercando però di liberarsi dalla presa del nuovo Camerlengo. “Cosa c’è di così urgente?” “Non posso parlarne qua…” &lt;br /&gt;L’espressione del Cardinale italiano era seria e grave, del tutto inaspettata per Bellini che, immediatamente, iniziò a preoccuparsi. “Non capisco Tedesco…” Mormorò, il tono sempre più allarmato.&lt;br /&gt;“Andiamo nel tuo ufficio.” E lo seguì, restando in silenzio.&lt;br /&gt;I loro passi riecheggiavano lungo i corridoi della Santa Sede e, una volta dentro l’ufficio di Bellini, Goffredo tirò un lungo sospiro – come se fosse rimasto in apnea per tutta la durata del loro breve viaggio.&lt;br /&gt;“Allora? Non tenermi così sulle spine. Cosa devi dirmi?” Tedesco lo guardò negli occhi e allungò goffamente una mano verso di lui, accarezzandogli un braccio – un timido tentativo di consolazione.&lt;br /&gt;“Si tratta di… Tommaso…” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Thomas Lawrence, Decano del Collegio dei Cardinali, aveva rimandato di qualche mese il suo ritiro in un ordine sacerdotale per accompagnare il loro nuovo Papa in una missione umanitaria in Africa. Una missione estremamente sicura, nonostante il clima ancora teso per via degli episodi di terrorismo in tutta Europa avvenuti nei mesi precedenti - proprio durante il Conclave che aveva eletto Papa Innocenzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bellini sbatté le palpebre più volte, confuso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Cosa… è successo? S-sta bene? Ho avuto loro notizie poche ore fa e...” Tedesco gli afferrò la mano nella sua.&lt;br /&gt;“Aldo... c’è stato un attentato. Gli hanno sparato…”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bellini sentì la testa girare.&lt;br /&gt;E il tempo si fermò. Inesorabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=12789" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Gif e situazioni inappropriate</title>
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    <content type="html">Work Title: Gif e situazioni inappropriate&lt;br /&gt;Rating: Explicit&lt;br /&gt;Warning: One-shot, comedy, smut&lt;br /&gt;Fandom: The New Pope&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Angelo Voiello, Luigi Cavallo/Mario Assente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Angelo Voiello se ne stava seduto su una panchina, uno dei suoi cellulari tra le mani e lo sguardo che vagava tra lo schermo e i Giardini Vaticani, nei quali si intravedevano in lontananza due figure leggermente defilate e opportunamente nascoste da alcuni cespugli.&lt;br /&gt;Il Cardinale sospirò, sistemandosi gli occhiali sul naso, affinando la vista per osservare meglio quanto stesse accadendo: il Cardinal Mario Assente, che lo aveva sostituito come Segretario di Stato, era intento a scambiarsi delle appassionate effusioni con il suo nuovo collaboratore, Don Luigi Cavallo – preso sotto l’ala protettrice di Voiello esattamente per quello scopo. Il Cardinal Voiello sapeva quanto Don Cavallo fosse in grado di manipolare le sue povere vittime e quanto Assente, triste e ferito per il suo amore non corrisposto con il Cardinal Gutierrez, si sarebbe lanciato tra le braccia dell’uomo da lui assunto per farsi consolare. Ciò che non aveva assolutamente tenuto in considerazione era l’intensità di quella nuova passione tra i due!&lt;br /&gt;Mentre si avvinghiavano l’uno all’altro, le mani che vagavano sugli abiti talari fino ad alzarli senza alcuna vergogna, le lingue che si intrecciavano danzando ad un ritmo quasi febbrile… &lt;br /&gt;“Luigi… ti prego, non farmi aspettare ancora.” Lo implorò Assente, le labbra arrossate per i baci violenti appena scambiati con l’altro prelato. “Ne ho bisogno ora.” Il Segretario di Stato sospirò nel guardare il Monsignore inginocchiarsi sull’erba e tirargli su la veste, insinuandovisi sotto. Lo fissò negli occhi mentre Mario, sempre più impaziente, si morse il labbro inferiore e andò a carezzargli i capelli bianchi. “Dio… Dio mio…”&lt;br /&gt;Luigi ridacchiò, in quel suo modo assurdo e tipico; poi iniziò ad accarezzare le cosce di Mario, stringendole forte tra le dita per lasciare dei segni visibili. Assente si lasciò sfuggire dei piccoli gemiti e iniziò a muovere i fianchi, invitando il compagno ad approfondire quel contatto. “Ditemi cosa volete, Eminenza.” Mario deglutì a fatica, sempre più impaziente ed eccitato. “La vostra bocca…” Sussurrò, il fiato corto per l’eccitazione e l’aspettativa. Luigi gli rivolse un sorriso, poi graffiò appena la pelle di Assente e, prima che l’altro potesse aprire la bocca e aggiungere altro, scomparve sotto l’abito talare, prendendogli in bocca l’erezione che svettava tra le sue gambe – già assai desiderosa di attenzioni. &lt;br /&gt;Il Segretario di Stato si portò una mano alla bocca, cercando di trattenere i propri versi di piacere, mentre con i fianchi si spingeva contro Cavallo. “Oh, Luigi… l-la vostra bocca…” Ansimò poi, sempre più eccitato, afferrando la testa del Monsignore con entrambe le mani, spingendolo oscenamente tra le sue gambe per poter entrare completamente all’interno della sua bocca umida e bollente.&lt;br /&gt;Voiello scosse il capo sospirando e, sentendosi quasi di troppo, tornò a dare attenzione allo schermo del suo telefono. Aprendo un commento sulla pagina Twitter ufficiale del Napoli trovò un’assurda, imbarazzante ma estremamente esilarante gif come risposta di un utente: due uomini, vestiti da Mario e Luigi del famoso videogioco, intenti a baciarsi in modo decisamente inappropriato.&lt;br /&gt;Rilesse il commento – l’utente, decisamente felice per la nuova campagna acquisti della loro squadra, ringraziava il Presidente in quel modo assurdo ma decisamente ilare - poi alzò senza volere lo sguardo verso quel Mario e quel Luigi che aveva a qualche metro da sé e, senza volerlo, iniziò a ridere da solo nel figurarsi Don Cavallo e il Cardinal Assente vestiti come i due famosi fratelli idraulici mentre si scambiavano effusioni indecenti.&lt;br /&gt;“Dio mi perdoni… ma è una cosa estremamente buffa da figurarsi!” Continuò a ridere senza ritegno il Cardinale, sperando di non farsi sentire dai due amanti ancora intenti a sfogare la loro passione tra i cespugli dei giardini della Santa Sede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=12502" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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    <title>Our promises, kinks and lies</title>
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    <content type="html">Work Title: Our promises, kinks and lies&lt;br /&gt;Rating: Explicit&lt;br /&gt;Warning: One-shot, pwp, mutual pining, smut&lt;br /&gt;Fandom: Conclave (2024)&lt;br /&gt;Categories: M/M&lt;br /&gt;Characters: Aldo Bellini/Goffredo Tedesco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Aldo…” Sospirò nell’orecchio di Bellini. “I want you to fuck me.” La sua voce era graffiante, roca. “Raw.”&lt;br /&gt;E Aldo perse completamente la testa.&lt;br /&gt;Si girò verso Goffredo e lo spinse contro il materasso del letto che avevano a pochi centimetri da loro, salendogli sopra con agilità e bloccandolo sotto di sé con il suo peso.&lt;br /&gt;Tedesco sorrise, leccandosi le labbra, mentre osservava l’altro Cardinale con il viso arrossato per l’eccitazione e un lieve imbarazzo; gli aprì la cintura della vestaglia di una elegante seta blu che aveva addosso e rimase in silenzio ad osservarlo dalla sua posizione. Il suo corpo era assurdamente muscoloso per essere un uomo di Chiesa.&lt;br /&gt;“Mi sono sempre chiesto che tipo di vita vi facciano fare nei seminari di New York per uscirne fuori… così.” Aldo sorrise, compiaciuto. “Ti piace così tanto quel che vedi, Goffredo?” Sussurrò Bellini, la voce estremamente bassa ma sempre caratterizzata da una nota di dolcezza. “Dio solo sa quanto…” Ammise Tedesco, tenendo gli occhi incollati sulla figura dell’altro Vescovo, osservando rapito ogni suo movimento – anche minimo. Allungò poi una mano verso il petto scolpito di Bellini, accarezzando con entrambe le mani i muscoli e la folta peluria che li ricopriva. &lt;br /&gt;“Pensi di potermi dire certe cose e poi perdere tempo a trastullarti con il mio petto?” Gli soffiò sulle labbra, strusciandosi contro il corpo dell’altro e facendo incontrare i loro bacini. Tedesco sospirò appena per quel contatto e, mentre andava a stuzzicare un capezzolo dell’altro, sentì le labbra di Bellini andare sul suo collo e iniziare a seviziarlo con lievi baci e leggeri morsi. “Dimmi, Goffredo… cosa vuoi che ti faccia esattamente?” L’italiano sospirò ancora, questa volta tremando sotto le attenzioni del compagno. “Ti devo comandare a bacchetta, eh? Sei sempre il solito. Mai che prendi l’iniziativa! Always a coward – you, spineless american!” Bellini afferrò un lembo di pelle tra i denti e lo tirò con più forza, facendo sussultare appena Tedesco. “Shut your damn mouth, Goffredo!” Mormorò contro il suo collo. &lt;br /&gt;“Sono curioso di sapere come intendi farmi stare zitto, Aldino…” Miagolò il futuro Patriarca di Venezia andando a stringere forte tra le dita il bottoncino di pelle scura che stava accarezzando da qualche minuto e Bellini, come reazione, si eccitò ancor di più. Gli afferrò un polso e glielo bloccò sopra la testa, poi lo costrinse ad alzare lo sguardo per guardarlo. “B-basta così. Fai fare a me!” Tedesco sorrise, alzando i fianchi e strusciandosi contro l’altro Vescovo. “Sbrigati allora…” Bellini fece una smorfia, arricciando appena le labbra, poi andò a baciarlo con passione. Infilò la mano libera tra i suoi capelli mossi e striati di bianco, morbidissimi al tatto, e li tirò appena per invitare Goffredo a rispondere al suo bacio. Tedesco mugugnò contro le labbra del compagno, socchiudendo gli occhi e aprendo la bocca, accogliendolo senza però rispondere al bacio. “Devi fare di meglio per farmi stare zitto.” Lo sfidò, cercando di spostarsi appena ma venne afferrato nuovamente per i capelli da Bellini. “L’hai voluto tu…” Aldo tornò a baciarlo, tenendolo saldamente immobile ed esplorando ogni centimetro della sua bocca; lo sentì sciogliersi lentamente sotto di sé, arrendevole e sempre più desideroso di un maggior contatto. &lt;br /&gt;Proprio quando Goffredo stava per cedere, Aldo si alzò da sopra di lui, spostandosi lateralmente lungo il materasso e superando il corpo dell’italiano per poter scendere a terra; qui, una volta in piedi, si sfilò la ricercata vestaglia e la lasciò cadere sul pavimento di marmo verde della camera da letto. Successivamente si tolse anche l’intimo, lasciandolo scivolare lungo le proprie gambe, sentendo gli occhi di Goffredo fissi su di sé.&lt;br /&gt;“Dovrebbero metterti come statua nei Musei Vaticani…” Fu il suo unico commento, per poi sorridere sornione e leccarsi nuovamente le labbra. “I-idiota...” Lo apostrofò Bellini, poggiandosi l’indice della mano destra contro le labbra, intimando l’altro prelato a fare silenzio. &lt;br /&gt;Subito si avvicinò nuovamente al loro giaciglio, sedendovisi sopra. Si girò appena verso Goffredo che, nel mentre, si era tirato sui gomiti per poterlo osservare meglio. Gli sfiorò in un veloce bacio le labbra con le sue per poi girarsi e sfilarsi gli occhiali dal naso, poggiandoli successivamente sopra il comodino vicino a dove si era seduto.&lt;br /&gt;“Aldo…” “I’m here, I’m here.” Lo rassicurò Bellini, girando nuovamente il busto verso l’italiano, baciandolo per l’ennesima volta e stringendogli con una mano un avambraccio, per evitare che l’altro potesse in qualche modo sfuggirgli via. Gli afferrò il labbro inferiore con i denti e tirandolo appena e, senza perder ulteriore tempo in convenevoli, andò a spogliare anche lui della vestaglia nera che aveva addosso. Gliela sfilò lentamente e quando notò che l’altro era completamente nudo sotto di essa scosse la testa, compiaciuto ma anche imbarazzato. “Quindi… era il tuo piano sin dall’inizio?” “Non so di cosa tu stia parlando.” Sghignazzò Goffredo, alzando appena le gambe dal materasso, aprendole in modo osceno e accogliendo tra esse Bellini. “L-lo sai benissimo di cosa parlo…” Aldo non riuscì a non guardare tra le cosce del compagno: la sua erezione arrossata e turgida, bagnata appena sulla punta, bramosa di attenzioni, e la sua apertura violata da un oggetto in plastica non meglio identificato – ma che non lasciava certamente molto spazio all’immaginazione. Aldo avvampò, cercando di ritrovare un minimo di lucidità, sentendo pulsare il proprio membro per l’eccitazione. “Che c’è, hm?” Tedesco gli cinse i fianchi con le proprie gambe, attirandolo a sé. “Sono già… com’è che dite? Ah, sì. Ready for you, Aldino!” “Fuck!” &lt;br /&gt;Aldo lo afferrò per i fianchi con forza, spingendolo contro il materasso. “Ti farò pentire di avermi provocato così!” “Dio volesse…” Sospirò Tedesco, godendo nel sentire le dita di Bellini stringersi contro la sua pelle, lasciando dei segni rossi al suo passaggio – che probabilmente avrebbe continuato a portare su di sé per i giorni a venire.&lt;br /&gt;Tedesco alzò il bacino, muovendolo verso l’altro Vescovo, invitandolo a fare la prossima mossa e Bellini non se lo fece ripetere due volte: scivolò con il corpo verso il fondo del letto, spostandosi tra le gambe di Goffredo fino ad arrivare con il volto davanti al suo membro eccitato. Lo afferrò con una mano e si permise di prendersi qualche istante di tempo per osservare la reazione del compagno che, con gli occhi carichi di desiderio, lo osservava trattenendo il fiato. “A-aldo…” Lo chiamò subito dopo, allungando una mano verso il suo viso, accarezzandolo delicatamente con la punta delle dita. Bellini chiuse gli occhi e iniziò a baciare il membro per tutta la sua lunghezza, facendo sospirare il compagno più e più volte. Solo dopo essersi assicurato di averlo sentito intimargli di andare avanti, Aldo tirò fuori la lingua e iniziò a leccarlo dalla base fino alla punta. Ricordandosi, ogni tanto, di scendere fino ai testicoli, afferrandoli tra le labbra e succhiandoli appena per poi solleticarli con la lingua e tornare nuovamente su, a dar piacere al membro sempre più desideroso di attenzioni.&lt;br /&gt;“Dio, sì…” Ansimò compiaciuto Goffredo, spostando la mano dal viso ai capelli di Bellini, accarezzandoli lentamente. “D-don’t stop…” Aldo continuò a leccarlo, aprendo ogni tanto gli occhi per osservare le sue reazioni e le sue espressioni – anche se, senza i suoi occhiali, la visione era assai sfocata. “E se mi fermassi?” Soffiò contro la punta dell’erezione, facendo immediatamente brontolare l’italiano. “Ti ci strozzo, sei avvisato.” Aldo scosse il capo, ridacchiando lievemente per quella reazione, poi aprì la bocca, accogliendovi l’erezione di Tedesco con un po’ di fatica. “Damn…” Goffredo sghignazzò. “Che c’è? Troppo grosso per te?” Continuò a sfiorargli i capelli scuri e lisci, mandandoglieli indietro. Aldo non rispose ma iniziò ad avvolgere la lingua attorno al membro del compagno, iniziando poi a muovere la testa avanti e indietro.&lt;br /&gt;“Sì… così…” Tedesco chiuse gli occhi, mandando indietro il capo, mentre si abbandonava a quelle sensazioni e mentre Aldo continuava a dargli piacere con la bocca, le sue mani si avvicinarono alla sua apertura, andando a sfiorare il bordo del gioco erotico dentro di essa.&lt;br /&gt;Goffredo inarcò appena la schiena sentendo quella lieve pressione e non riuscì a fermare il piccolo gemito che uscì dalle sue labbra. Bellini, compiaciuto, toccò nuovamente la plastica colorata e cercò di afferrare con tre dita l’estremità del giochino provocando un brivido lungo tutto il corpo di Tedesco. Era osceno ed indecente, così eccitato per quella doppia stimolazione, ma Aldo sentì di non potersi lasciar andare del tutto perché il bisogno di dare piacere a Goffredo era più forte di qualsiasi suo altro desiderio. Iniziò quindi a muovere il gioco erotico ad un ritmo lento, alternandolo a quello della propria testa, sentendo la presa sui suoi capelli stringersi sempre di più, in modo quasi disperato e supplicante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tedesco riuscì solo ad emettere dei suoni sconnessi, intervallati da ansimi e preghiere rivolte ad un Dio che non avrebbe dovuto affatto esser testimone di quegli atti così indecenti e Bellini si irrigidì al pensiero di un eventuale giudizio divino ma, subito, la voce di Goffredo che invocava il suo nome lo riportò ad una realtà di peccato e piacere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando sentì i muscoli delle cosce di Tedesco contrarsi in degli spasmi si allontanò con la testa, ricevendo in cambio delle parolacce in italiano che non riuscì bene a decifrare – anche se qualcosa gli ricordò vagamente quando sua nonna paterna, in New Jersey, parlava al telefono con qualche lontano parente italiano. Lo guardò con le gote arrossate e le labbra gonfie e bagnate di saliva, eccitato ma deciso nel continuare a dar piacere a Goffredo piuttosto che a sé stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iniziò a sfilare lentamente l’oggetto dall’apertura del promesso Patriarca di Venezia, trovando un’iniziale resistenza muscolare. “Rilassati…” Sussurrò, andando con la lingua contro il bordo, leccandolo per umettarlo e rendere il movimento più fluido. Tedesco, forse colto alla sprovvista da quel gesto, si irrigidì ancora di più e spalancò la bocca, non riuscendo però ad emettere alcun suono. “S-sei pazzo?” Domandò poi ansimando, la mano sulla testa di Bellini che tremò appena mentre il Vescovo iniziò a sfilare lentamente l’oggetto di plastica – una specie di lungo bastoncino con delle palline equidistanti tra loro che, quasi assurdamente e vergognosamente, gli ricordava un rosario.&lt;br /&gt;Una volta estratto completamente, Bellini lo lasciò cadere a terra e, senza lasciar modo a Goffredo di riprendersi, lo afferrò per le natiche, tirandogli all’insù i fianchi con le mani; iniziò poi a stuzzicargli l’apertura con la lingua, sfiorandone i bordi, prima di penetrarla con la punta di essa. Mentre Tedesco si ritrovò ad annaspare alla ricerca di ossigeno da far entrare disperatamente nei polmoni, Aldo sentiva il suo membro dolorante per l’eccitazione, alla disperata ricerca di attenzioni. “God… God… Ald-ooohhh, mio Dio!” Sentire le reazioni di Goffredo sarebbe stato sufficiente a far venire Bellini senza neanche sfiorarsi con un dito ma, con una volontà ferrea, si costrinse a non pensare a quei gemiti lussuriosi e ad andare avanti con la penetrazione, muovendo sinuosamente la lingua dentro e fuori l’apertura di Tedesco con una foga che non pensava affatto di possedere.&lt;br /&gt;Solo quando sentì nuovamente i muscoli delle cosce di Goffredo contrarsi per il piacere – conscio che, se avesse continuato a torturarlo in quel modo, non sarebbe durato oltre – si azzardò a fermarsi; riprese fiato e si massaggiò appena la mandibola, stanca per quei movimenti protratti tanto a lungo.&lt;br /&gt;“Abbi pietà di me…” Lo implorò Tedesco, gli occhi scuri ora liquidi di piacere e il fiato corto. “Vuoi ricambiare?” Gli chiese Bellini, indicando la propria erezione con uno sguardo.&lt;br /&gt;Goffredo gli fece un cenno affermativo, leccandosi le labbra, con un gesto dell’indice lo invitò ad avvicinarsi a lui e a sedersi sopra il suo ampio torso in modo da poter essere il più vicino possibile al suo viso; poi lasciò che il più giovane abusasse della sua bocca per ricercare il piacere nel modo più selvaggio, fino ad arrivargli in gola. &lt;br /&gt;Aldo riuscì ad evitare l’orgasmo per un soffio e si sfilò dalla bocca di Tedesco per poi guardarlo con un velo di colpevolezza. “I’m so sorry! S-stai bene?” Chiese ansimando l’italo-americano; Goffredo si massaggiò la gola dolente e provò a parlare ma con scarsi risultati. “Oh.” Notò subito Bellini, sorridendo leggermente compiaciuto. “Finalmente starai un po’ zitto!” Lo prese in giro e Tedesco gli mostrò il dito medio per poi dare qualche colpo di tosse e provare nuovamente a parlare nonostante il fastidio. “Insomma? Mi vuoi scopare o no?” Più che una domanda sembrò quasi un’esortazione e Aldo alzando gli occhi al cielo, roteandoli esasperato, non osò far aspettare oltre il compagno, ormai palesemente arrivato al limite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre si sistemava meglio sopra il corpo di Tedesco, Bellini alzò lo sguardo e notò l’enorme specchio che troneggiava proprio davanti al loro letto. Si fermò qualche secondo ad osservare il riflesso su di esso: i loro corpi incastrati perfettamente l’uno con l’altro, ricoperti da un leggero velo di sudore. Rimase a bocca aperta nell’osservare quell’immagine tanto perfetta e peccaminosa e si risvegliò solo per colpa di un piccolo pizzico che Tedesco gli diede su una natica per riportare a sé la sua attenzione. “Che stai facendo?” Chiese alzando un sopracciglio, la voce ancora rauca e debole. Bellini avvampò, distogliendo lo sguardo dallo specchio ma Goffredo, attento come suo solito, afferrò al volo le intenzioni del compagno.&lt;br /&gt;“Come sei vanesio, Aldino mio… mai avrei pensato che ti interessasse prendermi davanti ad uno specchio.” Lo provocò Tedesco che, in risposta, ricevette un morso sul collo. “Don’t you dare!” Bellini cercò di dissimulare il proprio imbarazzo concentrandosi a seviziare il collo del compagno. Poi allungò un braccio per afferrare il cuscino dall’altra parte del letto, posizionandolo sotto i fianchi di Goffredo per farlo stare il più comodo possibile durante l’amplesso. “Dove trovo il lubrificante e i preservativi? Nel comodino?” “Non ce l’ho quella roba. Non voglio che li usi!” &lt;br /&gt;Aldo sospirò. “Ti ho detto mille volte che è per una questione di sicurezza… non ti dico di usarli perché vado con altri uomini, lo sai vero?” Tedesco lo guardò, ferito ma anche imbarazzato per esser stato decifrato così facilmente dall’altro. “Possiamo evitare almeno questa volta?” “Perché?” “Perché voglio sentirti dentro come si deve, ok?” “Dio, Goffredo, quanti anni hai? Venti?” “Cinquantadue tra qualche mese, in realtà.” “Già… ma fai i capricci come un ragazzino.” Gli fece presente, baciandolo poi sulla punta del naso. &lt;br /&gt;Si allungò verso il comodino e afferrò il lubrificante, aprendo la boccetta e versando una dose generosa di liquido sulla propria erezione, massaggiandola e preparandola per la penetrazione. “Solo per questa volta.” Mormorò, incapace di dire di no al compagno – il fatto di essere l’ultimo di dodici figli probabilmente lo aveva fatto diventare terribilmente bravo nel fare i capricci per far ascoltare la sua voce tra quelle dei suoi innumerevoli fratelli.&lt;br /&gt;Goffredo rimase impassibile, aprendo ulteriormente le gambe per accogliere Aldo che, dopo aver lanciato poco distante, sul letto, la boccetta di plastica, si avvicinò al compagno per baciarlo mentre guidava la propria erezione dentro l’altro. Lo penetrò con la punta, scivolando immediatamente al suo interno senza trovare alcun tipo di resistenza grazie alla previa preparazione, riempendolo completamente. Lo lasciò a boccheggiare, inarcando la schiena, mentre con una mano afferrava le lenzuola sotto di sé, artigliandole tra le dita. Il Vescovo italo-americano iniziò poi a spingersi dentro Tedesco, premurandosi di farlo comunque abituare a quella nuova intrusione maggiore rispetto a quella del gioco erotico prima di aumentare il ritmo.&lt;br /&gt;Gli afferrò una mano, stringendola nella sua, provando a non perdere mai il contatto con il compagno durante l’amplesso ma, ogni tanto, il pensiero e anche il suo sguardo tornavano fissi allo specchio davanti a loro. La loro immagine riflessa, i rumori e l’odore del loro amplesso fecero eccitare Aldo così tanto da farlo quasi vergognare di sé. “Aldo… v-vuoi farlo contro lo specchio?” Domandò Goffredo, trovandolo nuovamente a fissare la superficie riflettente, incantato dalla loro stessa immagine. Bellini scosse il capo, aumentando l’intensità delle spinte del proprio bacino, afferrando poi l’erezione di Tedesco per iniziare a carezzarla allo stesso ritmo. Entrambi non si trattennero dal soffocare ansiti e gemiti di puro piacere, cercandosi come animali selvaggi, mordendosi, graffiandosi, desiderandosi oltre ogni limite.&lt;br /&gt;Tedesco iniziò a contrarre i muscoli della propria apertura per provare a dare un’ulteriore piacere al compagno, costringendolo ad una lieve frizione durante le spinte nel suo corpo.&lt;br /&gt;“Goffredo… mi farai impazzire…” Ammise Bellini, masturbandolo lentamente e sfregando forte il pollice contro la sua uretra, facendogli emettere un gemito più alto dei precedenti; poi, senza riuscire a controllarsi, si sfilò dal suo corpo e, afferrandolo per il bacino, lo fece roteare su un fianco per poi metterlo prono sul letto. Tedesco non protestò, anzi, si sistemò meglio e afferrò tra le mani il cuscino sul quale prima poggiava la sua testa. Si sentì afferrare dalle mani affusolate e calde di Aldo, proprio contro la nuca, per poi essere pressato con forza contro il materasso sotto di sé. L’italo-americano gli tirò appena i capelli per poi tornare a penetrarlo con foga e passione, osservandolo mentre soffocava i suoi gemiti contro il morbido guanciale. Piegato in quel modo, come in un atto di preghiera, Goffredo era dannatamente osceno e sensuale e Aldo si rese conto di non poter mandare avanti quell’amplesso per sempre – anche se avrebbe decisamente voluto.&lt;br /&gt;“Ti piace?” Gli chiese all’orecchio, muovendosi lentamente ma entrando in lui completamente, fino a far sbattere i propri testicoli contro la pelle dell’altro che, in tutta risposta, rimase con il viso dentro il cuscino, emettendo solo dei singulti. “Hm?” Uscì dal suo corpo velocemente, facendolo mugugnare contro la stoffa per quella mancanza; poi rientrò, spingendosi dentro con una spinta secca e inaspettata. Goffredo alzò la testa dal cuscino e quasi urlò dal piacere e Aldo, fissando il suo riflesso nello specchio, notò il suo viso stravolto dalle lacrime e dal piacere più totale. Sentì il suo membro gonfiarsi nell’osservare il compagno in quelle condizioni poi, afferrandogli il volto con una mano, lo costrinse a girarsi di lato e gli catturò le labbra in un bacio. Tedesco provò a protestare ma ogni parola gli morì in gola, lasciando solo spazio a dei sospiri quando il compagno iniziò a dare un nuovo ritmo alle sue spinte. “Aldo… c-contro lo specchio…” Mormorò e Bellini cercò di far finta di niente, muovendosi in lui e cercando di distrarlo, portando una mano tra il suo inguine per poter aggiungere ulteriore piacere al loro amplesso.&lt;br /&gt;“Please, Aldo, please! P-per favore… Fuck me contro quel cazzo di specchio! I need it! I fucking need it…”&lt;br /&gt; Bellini sentì un brivido percorrergli la schiena e, muovendosi ancora nel corpo del compagno, non si rese neanche conto di aver rilasciato un po’ del proprio seme dentro di lui. “S-shit…” Ansimò, cercando di riprendere il controllo sulla sua mente e sul suo corpo, per evitare che tutto quello finisse così presto.&lt;br /&gt;Quando il ritmo del suo respiro fu tornato finalmente regolare si chinò a baciare una spalla di Goffredo.&lt;br /&gt;“As you wish…” Ansimò, allontanandosi da Tedesco e sospirando subito per quella mancanza.&lt;br /&gt;Bellini si mise in ginocchio sul letto per poi girarsi e scendere dal materasso e, dalla sua nuova posizione, aiutò Goffredo a fare altrettanto e, insieme, mano nella mano, si avvicinarono verso lo specchio che troneggiava davanti alla testiera del letto matrimoniale.&lt;br /&gt;Aldo accarezzò il viso di Goffredo, asciugandogli le lacrime con il dorso della propria mano e, con la lingua, andò a leccar via dei leggeri rivoli di saliva che ancora colavano dai lati della bocca dell’italiano. Successivamente lo afferrò per i capelli e lo attirò a sé, baciandolo come se il mondo stesse per finire da un momento all’altro. &lt;br /&gt;Si separarono dopo un lasso di tempo indefinito e si guardarono intensamente negli occhi poi Aldo sollevò da terra il compagno afferrandolo da sotto le ginocchia, alzandolo con facilità nonostante il suo peso. Tedesco gli si aggrappò immediatamente addosso, cingendogli il collo con le braccia, e lasciò che la sua schiena andasse ad appoggiarsi contro la fredda parete dello specchio. Chiuse gli occhi e strinse i denti per cercare di combattere il brivido gelido che lo fece tremare. “Aldo…” “Hm?” Bellini si afferrò l’erezione con una mano, guidandola verso l’apertura di Tedesco ancora una volta mentre con l’altra mano lo teneva saldamente attaccato a sé. Attese qualche istante, cercando di capire se l’altro avesse bisogno di qualcosa ma Goffredo non disse altro, si strinse solo più forte contro il corpo di Bellini che entrò dentro di lui con un’unica, lenta, ma profonda spinta. Tedesco gemette, andando a nascondere il viso nell’incavo del collo di Aldo che, con foga, iniziò a muoversi dentro di lui. Angolò le spinte il più possibile, cercando di colpirgli la prostata e Goffredo gli artigliò le spalle, graffiandole con le unghie e lasciando dei visibili segni rossi su di esse. “Aldo, Aldo, Aldo…” Invocò il suo nome più e più volte, ad ogni spinta che il suo corpo incassava. “Vieni per me, Goffredo.” Sussurrò Bellini contro il suo orecchio, continuando a muovere i fianchi con vigore mentre Tedesco si lasciò finalmente andare, raggiungendo l’orgasmo senza neanche toccarsi, spillando il suo seme bollente contro il ventre di entrambi e abbandonandosi stremato con la testa contro il vetro. Aldo rallentò il movimento dei suoi fianchi e iniziò a baciargli il lato del viso a sé più vicino, sussurrando a Goffredo delle parole dolci nella sua lingua. “Are you ok?” Chiese dopo qualche minuto, sentendo finalmente il respiro dell’altro tornare alla normalità. “Sì…” Lo rassicurò il più grande e Bellini lo baciò sulle labbra; poi nel sentire i muscoli delle braccia indolenziti, uscì dal corpo di Tedesco, facendolo tornare ad appoggiarsi con i piedi sul pavimento, aiutandolo a stabilizzarsi. L’italiano si girò lentamente, dandogli le spalle e poggiando la fronte contro lo specchio, un’espressione stravolta dipinta sul volto.&lt;br /&gt;“Ce la fai?” Goffredo schioccò la lingua in un gesto di disappunto. “Per chi mi hai preso?” Sbottò cercando di ignorare le proprie gambe tremanti, appoggiandosi contro lo specchio con una mano per sostenersi. “M-ma…” Tedesco portò dietro la schiena la mano libera, afferrandone una a Bellini, lasciandola adagiare contro il vetro. Se lo trascinò addosso, facendosi chiudere tra il corpo dell’italo-americano e la parete riflettente.&lt;br /&gt;“Voglio sentirti ancora dentro di me…” Confessò senza troppi giri di parole Tedesco, nascondendo poi il viso dietro all’incavo del proprio avambraccio, esponendosi totalmente al compagno che, sempre più eccitato ed impaziente, lo penetrò da quella nuova posizione, baciandogli dolcemente prima la nuca e poi il collo, tenendolo saldamente per i fianchi con una presa stretta e quasi disperata.&lt;br /&gt;Goffredo alzò gli occhi e osservò il riflesso di Aldo posizionato dietro di sé: il suo viso era completamente rosso per la fatica, la fronte sudata, i capelli scomposti e appiccicati contro la pelle diafana. “Bellissimo…” Si ritrovò a commentare in un leggero sussurro, andando incontro alle spinte di Bellini, continuando a guardarlo come se fosse sotto l’effetto di un qualche incantesimo.&lt;br /&gt;“I’m… I’m coming…” Lo avvisò poi Aldo, mordendosi il labbro e spingendosi sempre più velocemente dentro e fuori dal suo corpo, aggrappandosi a lui in modo quasi disperato, poggiando il mento contro la spalla di Tedesco e guardando anch’egli verso lo specchio per poter incrociare lo sguardo del compagno. “Goffredo…I…I l-” “P-promise me…” Ansimò Tedesco, interrompendolo, vittima di una nuova scarica di piacere senza però riuscire ad eccitarsi ancora; le sue mani sudate cercarono di ancorarsi contro il vetro dello specchio che aveva davanti a sé, scivolando lentamente e lasciando al loro passaggio un disegno di umida passione. “Prometti di continuare ad amarmi così, Aldino… p-per sempre.” Quasi lo supplicò mentre continuava a spingere i fianchi verso Bellini, il quale, ormai completamente perso nel piacere e con il cuore in gola per l’emozione di sentirgli pronunciare certe parole, gli leccò il lobo dell’orecchio per poi stringerlo tra i denti e tirarlo appena. “Oh, Goffredo…” Ansimò, continuando a muoversi dentro di lui in un raptus estatico, ormai ad un passo dal raggiungere l’orgasmo. “I swear to love… f-fuck you like this forever.” &lt;br /&gt;E Bellini venne con un gemito dentro di lui, non invocando il nome di Dio ma quello di Goffredo Tedesco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Patriarca di Venezia diede uno sguardo al suo bagaglio, pronto per partire alla volta di Roma e del Conclave, poggiato ai piedi del letto. Poi si girò ad osservare il suo riflesso nello specchio… lo stesso specchio davanti al quale, quasi vent’anni prima, Aldo Bellini gli aveva fatto quella promessa. Al ricordo strinse nella mano la sua sigaretta elettronica; sospirò appena nel guardare come il tempo lo avesse cambiato e sentì una strana morsa pervadergli il petto che, fortunatamente, riuscì a placare iniziando a fumare. &lt;br /&gt;Si mise una mano sulla fascia rossa che stringeva la sua vita, sopra l’abito talare, sistemandola e stirandola poi con una mano, rendendola perfettamente liscia ed ordinata.&lt;br /&gt;“Bugiardo. Sei solo un bugiardo...” Sussurrò poi contro il vetro, prima di piegarsi a raccogliere la sua valigetta ed uscire dalla stanza diretto verso Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="https://www.dreamwidth.org/tools/commentcount?user=themonochromeman&amp;ditemid=12074" width="30" height="12" alt="comment count unavailable" style="vertical-align: middle;"/&gt; comments</content>
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