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themonochromeman ([personal profile] themonochromeman) wrote2023-04-04 09:56 pm
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NSFW

One day

Work Title: One day
Rating: Choose Not To Use Archive Warnings
Warning: One-shot, Canon Divergence, Emotional Hurt/Comfort, Love/Hate, Falling in love
Fandom: Our Flag Means Death
Gategories: M/M
Characters: Lucius Spriggs, Israel 'Izzy' Hands, Edward Teach


Era durante le notti più fredde, quando la ciurma cercava riparo dal vento gelido che soffiava dal mare, che Israel Hands si allenava con la spada sul ponte della Revenge. In silenzio e solitudine, come più gli si addiceva e come più amava fare. Lontano da distrazioni e dagli stupidi sguardi curiosi di incompetenti impiccioni.
Il resto dell’equipaggio di Bonnet era troppo preso a cercare di scaldarsi e dormire per prestare attenzione al sibilo della spada del First Mate che fendeva l’aria con eleganza, quasi stesse danzando. Solo Lucius, attirato più dal rumore degli stivali di pelle che strisciavano sul legno del ponte della nave che dal sibilo dell’arma bianca, si era alzato per andare a controllarne la provenienza ed era rimasto come incantato da quella visione di Izzy - così diversa da quella che si poteva osservare durante il giorno sopra la nave - petulante, odiosa e sempre pronta a sputare odio su tutto e tutti.
Lucius, ormai del tutto sveglio, decise di sedersi a debita distanza e continuare ad osservarlo quando sentì avvicinarsi verso la sua direzione dei passi pesanti - seguiti da un leggero strascico della pianta del piede, che, dedusse subito Spriggs, poteva appartenere esclusivamente ad un uomo su quella nave: Edward Teach.
Il più giovane cercò di nascondersi anche dalla visuale del co-Capitano della Revenge e restò in attesa per vedere cosa sarebbe successo durante l’incontro tra Edward ed Izzy. Magari, con un po’ di fortuna, avrebbe potuto assistere ad un duello tra i due - da poter poi rappresentare in una delle sue illustrazioni e da poter raccontare a Pete per farlo morire di invidia per essersi perso il suo amato Blackbeard intento a tirare di spada!

“Iz?”
Hands si girò di scatto, osservando subito il suo interlocutore. “Edward! Cosa ci fai qui?” Nella voce del First Mate c’era un tono di apprensione che quasi fece tenerezza a Lucius.
Teach non rispose ma si avvicinò al suo secondo, afferrandolo per il gilet e affondando il viso contro il suo petto. Izzy lasciò cadere a terra la sua spada, incurante del rumore da essa provocato e, senza pensarci due volte, allungò entrambe le braccia verso il suo capitano, stringendolo in un impacciato abbraccio. “Ed? Per favore…parlami. Cosa succede?” Blackbeard sospirò con fare drammatico. “Iz…tu sei mai…stato innamorato?”

Lucius saltò appena nell’esatto istante in cui sentì la spada di Izzy cadere a terra. Sentiva di non dover essere in quel posto, in quel momento - ma Lucius Spriggs non era certo famoso per il suo tempismo!
Quando guardò quell’abbraccio così intimo gli sfuggì un piccolo versetto dalla bocca che, prontamente, cercò di soffocare contro il palmo della propria mano. Vide il volto di Israel Hands essere attraversato da mille emozioni nel giro di pochi istanti e, osservando le espressioni dell’altro, Lucius ebbe la conferma del perché Izzy fosse così ostile con Stede, con la sua ciurma e con il resto del mondo.
Finalmente era tutto chiaro e limpido.

“Perché me lo chiedi?” “Ho bisogno di capire cosa provo…di dare un nome a questi sentimenti. E tu sei l’unico che può aiutarmi, Iz…”

Lucius chiuse gli occhi e gli sembrò di udire il suono del cuore di Hands spezzarsi in mille pezzi.
“Credo che tu sappia dare un nome ai tuoi sentimenti, Edward. Ti sei innamorato così tante volte che ne ho ormai perso il conto!” Disse semplicemente Hands, sciogliendo successivamente l’abbraccio e facendo emettere al suo Capitano un lamento di disapprovazione per il suo allontanamento. “Iz…dai!” “Cosa?” “Perché fai sempre così? Non riesci proprio a dimostrarmi un po’ di comprensione? Affetto?”
Hands sospirò, passandosi la mano libera dal suo guanto nero sopra la fronte, massaggiandosi appena le tempie.
“Edward…sei ridicolo.” “Perché? Perché ti sto chiedendo dei consigli su dei dannati sentimenti? Oh, beh, potresti anche far finta di provarne anche tu ogni tanto, non trovi?”
Izzy aprì la bocca per rispondere ma la richiuse subito, mordendosi la lingua per evitare di dire qualcosa di cui si sarebbe pentito di lì a poco.
“Sei innamorato di quell’idiota di Bonnet?” Chiese poi. “Sono innamorato dell’idea di poter finalmente provare qualcosa, Izzy! Di poter essere me stesso! Libero da stupidi doveri e messe in scena che non ho creato io.” Rispose prontamente Teach, stringendosi nella vestaglia che aveva preso in prestito da Stede e inspirandone il profumo. “Libero da questa stupida e tremenda leggenda che è Blackbeard.”
“Non sono io che posso decidere i tuoi sentimenti, Edward. Solo tu puoi farlo. Tira fuori le palle per ammettere qualcosa a te stesso, per una buona volta!” La voce di Hands sembrò quasi spezzarsi nella sua gola e Lucius si ritrovò a dispiacersi sinceramente per lui. Come poteva Edward essere così cieco?
Come poteva non essersi accorto, per tutta la vita passata accanto al suo compagno, dei suoi sentimenti? Erano così palesi, così intensi…
Edward continuò a lamentarsi ma a causa del vento che si era alzato sul ponte Lucius non riuscì a distinguere bene le parole dei due uomini. Quando vide Izzy chinarsi a raccogliere la sua spada da terra capì di dover realmente sbrigarsi ad allontanarsi da lì ma prima di riuscirci Hands alzò lo sguardo nella sua direzione: entrambi si fissarono restando in silenzio, facendo così in modo che il Capitano non si accorgesse della presenza di Lucius – decisamente scomoda per via del delicato argomento toccato.
Solo quando Izzy si girò nuovamente, coprendo così la visuale a Blackbeard – anche se di poco, data la sua altezza, Lucius corse via dirigendosi verso la parte del ponte dove il resto della ciurma stava dormendo. Alzò frettolosamente la coperta e si sistemò accanto a Pete, troppo intento a russare per accorgersi sia dell’assenza che del ritorno del compagno.

Lucius Spriggs rimase decisamente colpito da Izzy Hands quella sera.
Troppi lati del First Mate erano venuti a galla e a Lucius sembrò non dispiacerne nemmeno uno!



Da quella notte Lucius non era riuscito a togliersi l’abitudine di andare ad osservare Izzy allenarsi con la spada, arrivando addirittura a portarsi dietro il suo diario per poterlo disegnare in tutte quelle eleganti e suggestive pose che assumeva. Nei suoi disegni Izzy era semplicemente un uomo affascinante, elegante e romantico – o almeno Lucius considerava abbastanza romantico il tirare di spada sotto la pallida luce della luna.

“Cosa diavolo stai facendo qui, idiota?” La fastidiosa e sgarbata voce di Hands gli arrivò addosso come una furiosa onda.

D’altronde la realtà non era mai stata lo specchio della fantasia.

“Non riesco a dormire con tutto il rumore che fanno i tuoi stivali.” Lucius si affrettò a chiudere il diario, destando però l’attenzione dell’altro. “Cosa stavi facendo? Hai scritto qualcosa per quell’idiota di Bonnet?” “No!” Izzy afferrò con una presa fin troppo decisa il diario di Lucius e, senza chiedere il permesso, lo aprì e iniziò a sfogliarlo per cercare di capire le intenzioni del ragazzo.
“Ridammelo! Nessuno ti ha dato il permesso di rovistare tra la mia roba.” “Taci, imbecille!” Sibilò Hands, sfogliando nervosamente le pagine di carta tra ritratti di nudo dell’equipaggio e falli disegnati con assurda e quasi maniacale precisione nei dettagli. La sua bocca si incurvò in una leggera smorfia di disgusto ma, poco dopo, il diario iniziò ad essere pieno di schizzi e ritratti di Izzy.
Pagine e pagine di pose, dettagli e qualche descrizione a piè pagina. “Cosa diavolo…?”
Lucius sospirò. “Ti avevo detto di non impicciarti, no?” Borbottò cercando però di decifrare l’espressione stampata sul volto del First Mate che, dopo aver guardato con cura almeno una decina di pagine – tra cui una con un apprezzamento decisamente indecente sul suo lato posteriore con tanto di cuoricino accanto – richiuse il diario, porgendolo al suo proprietario; restò in silenzio, cercando di elaborare il tutto e sperando che la poca luce sul ponte nascondesse il suo visibile imbarazzo – esplicito sulle sue gote arrossate.

“Quindi?” “Quindi cosa?” “Non sembri arrabbiato per quello che stavo facendo.” Osservò Lucius e Izzy, in tutta risposta, fece un gesto con la mano coperta dal guanto. “Dovresti provare a imparare a duellare invece di perdere tempo con le matite.” Lo accusò subito, per poi aggiungere: “Anche se, almeno con quelle, te la cavi bene.”

Lucius, sinceramente stupito dalle parole di Izzy, si ritrovò a sorridere senza rendersene conto. “Oh, ti assicuro che me la cavo bene anche con altre cose di quella forma!” Sghignazzò il giovane, facendo fare una smorfia ad Hands. “Sei disgustoso.”
“Quindi…ti piace come ti ho ritratto?” “Non mi ripeterò, ragazzo.” Lucius roteò gli occhi al cielo mentre Israel tornò ad allenarsi davanti ai suoi occhi. “Questa posizione è per avere una maggior difesa.” Spiegò all’altro che, subito, iniziò a disegnare velocemente la sua figura. Izzy attese qualche istante prima di cambiare nuovamente la posizione della sua spada e mostrare al ragazzo un passo per incalzare poi in un attacco.
Lucius continuava a disegnare e scrivere accanto delle piccole didascalie con tutto ciò che Izzy gli spiegava e, assurdamente, i due rimasero fino al sorgere del sole ad allenarsi insieme – chi di spada, chi di matita.

“Cosa…è già mattina?” Si lamentò Lucius, stiracchiandosi come un gatto. Izzy fece spallucce, riponendo la sua spada nell’elsa che teneva legata alla vita. “Ti consiglio di fare una buona colazione, il ponte non si laverà da solo perché tu hai perso tutta la notte a disegnare invece di riposare!” “Cosa? Ma io pensavo che…” “Tu non devi pensare.” Lucius sbuffò e, contrariato dall’atteggiamento di Izzy, si allontanò andando a cercare Roach per chiedergli un’abbondante dose di caffè con la quale poter sopravvivere ad una giornata – lo sentiva già – terribilmente faticosa.



“Posso provare?” Lo chiese senza pensarci neanche troppo su, con il semplice e forse un po’ folle desiderio di avvicinarsi a Izzy in qualche modo.
Il First Mate alzò un sopracciglio, confuso ma anche curioso da quell’assurda richiesta. “Quindi hai voglia di fare qualcosa che non includa le tue strambe perversioni?” Commentò acidamente, roteando gli occhi al solo pensiero di cosa piacesse fare a Lucius. Ma pensandoci, anche se solo per pochi secondi.
Si massaggiò la base del naso e, dopo essersi lasciato sfuggire un sospiro decisamente lungo, lanciò la spada tra le mani di Spriggs che, sorprendentemente, la afferrò al volo dal manico. “Ammirevole.” Commentò Izzy, lasciandogli spazio lungo il ponte vuoto e andando verso la lanterna che Lucius portava con sé per disegnare in modo da avere una fonte di luce maggiore dei raggi lunari. “N-non dovresti spiegarmi come fare?” Chiese speranzoso Spriggs, osservando la spada mentre Izzy rimase a fissarlo. “Sono settimane che mi guardi, disegni e prendi appunti. Dovresti aver imparato almeno la teoria base, no?” “M-ma non credo sia la stessa cosa che con la pratica!”

Hands, per tutta risposta, si lasciò cadere a terra sfilandosi il guanto dalla mano e asciugandosi la fronte madida di sudore con il bordo della manica della sua camicia scura. Lucius si immobilizzò, incapace di staccargli gli occhi da dosso. Da quando Izzy Hands gli faceva un tale effetto?

“Datti una mossa. Non manca molto all’alba.” Lo incalzò il più grande, poggiando entrambe le mani dietro la schiena per sostenersi e allargando le gambe per osservarlo dalla sua posizione. Lucius deglutì sonoramente quando il suo sguardo si posò, volente o nolente, tra le gambe di Izzy coperte dalla pelle nera e stretta dei suoi pantaloni.

“Difesa.” Lucius si lasciò guidare dalla voce di Izzy, assumendo le posizioni che l’altro, di volta in volta, gli indicava di fare. Ci mise poco per riuscire a ricordarle tutte alla perfezione e quando sentì Izzy fare un leggero verso di apprezzamento si girò verso di lui e gli rivolse un sorriso. “Allora? Posso avere una dimostrazione pratica adesso?” Izzy lo fissò con sospetto – aveva stranamente imparato a riconoscere la malizia nello sguardo dell’altro. “Perché tutta questa fretta?” “S-se dovesse attaccarci qualcuno? Non voglio certo finire catturato, buttato in fondo al mare o ucciso! Hai presente quanto il mondo intero potrebbe risentire dell’assenza di uno come me?” “Oh, certo, immagino. Una perdita importantissima.” “Direi!”

Hands scosse il capo, rassegnato, e allungò la mano destra verso Lucius per cercare un sostegno e alzarsi da terra. Lucius si avvicinò subito ma la sua mano sinistra rimase titubante, quasi sentisse il bisogno di chiedere il permesso per poterla toccare. “Hm?” “N-no è che…non hai nulla sulla mano. Io pensavo…” Osservò Lucius, osservandola finalmente da più da vicino. Hands sospirò. “Perché diavolo dovrei avere qualcosa alla mano?” “L-la nascondi sempre sotto al guanto e…” “E quindi?” “N-niente! Pensavo che nascondessi…” “Sono semplicemente uno spadaccino, Spriggs. Il guanto è funzionale. Pensavo ci fossi arrivato!” “Ma lo indossi sempre…” “Per essere sempre pronto ad attaccare.”

Lucius seguì quel discorso logico, semplice e trasparente. Forse fin troppo. Si sentiva un idiota ad aver pensato che Izzy avesse un qualche tipo di debolezza nascosta sotto quel guanto…
“Sembra quasi che ti dispiaccia che le mie mani non abbiano qualcosa.” Fece presente Izzy e Lucius si scusò, afferrando la mano dell’altro nella sua. Morbida. Inaspettatamente affusolata e decisamente morbida.
Ma tremendamente fredda.

Izzy si alzò in piedi e si ritrovò a pochi centimetri dal corpo di Lucius. Così vicino da poterne sentire l’odore: salsedine e un’assurda fragranza di bergamotto – regalo di quell’idiota di Bonnet al suo assistente che, più volte, si era vantato di quanto la sua pelle profumasse rispetto a quella del resto della ciurma!

Per qualche istante rimasero immobili, così vicini da potersi quasi abbracciare, poi Izzy fece un passo indietro e, schiarendosi la voce iniziò a fargli vedere da più vicino dei nuovi movimenti di spada da poter replicare. Lucius era ormai perso nei suoi pensieri e nonostante i suoi occhi fossero fissi sulle labbra del First Mate, non afferrò neanche una parola di quello che l’altro gli stava dicendo.

“Che cazzo stai guardando?” Lucius fu colto di sorpresa da quella domanda e, non sapendo cosa rispondere, si limitò a stringersi il labbro inferiore tra i denti. Sentiva gli occhi nocciola di Izzy perforargli il petto con prepotenza, desiderosi di una risposta. “M-mi sono distratto…” Confessò Spriggs, per cercare di non far infuriare troppo Izzy che, come reazione, girò i tacchi e fece per andarsene. “Se non hai tempo per stare ad ascoltarmi puoi andartene a fanculo!” “Israel, scusami! A-aspetta!”

Il giovane lo afferrò per il polso e Hands si fermò, girandosi verso di lui con la testa. “Come diavolo mi hai chiamato?” “Con il tuo nome, no?” “Non farlo.” “Perché no?” “Non abbiamo questa confidenza.”
La voce di Izzy tremò appena, quasi terrorizzata da quel contatto più intimo del dovuto. “Cosa devo fare per averla? Portarti a letto?” “COSA?!” “Era un modo di dire.” “Un modo di dire del cazzo!” “Beh, tecnicamente…” Osservò Lucius, per poi riprendere il discorso. “Ma…n-non credo tu voglia venire a letto con me, no?” “Lasciami andare o, giuro, ti taglio quella dannata mano stupido imbecille!” Lucius strinse più forte la presa sul polso di Izzy, non per fargli male ma per tenerlo saldo in quella posizione. “Lasciami. Subito.” “No.” “Giuro che ti ammazzo!” “Non c’è bisogno di usare la violenza.” “Allora lasciami andare immediatamente!” “D’accordo, d’accordo…ma tu non scappare via, come fai sempre quando cerco di avvicinarmi a te!”

Izzy si ritrovò ad avvampare e Lucius, nel vederlo reagire in quel modo così innocente, si azzardò ad afferrarlo da dietro in un goffo abbraccio. Poteva sentire il battito del cuore dell’altro pulsare furiosamente contro la sua cassa toracica. O forse stava semplicemente sentendo il proprio?
Tra le sue braccia Izzy Hands sembrava un uomo così piccolo e fragile, ancor più diverso da quell’immagine che Lucius si era costruito nell’osservarlo tirare di spada sul ponte.
“Non scappare…” Un sussurro, diretto nell’orecchio destro di Hands.
Lo sentì tremare appena contro di sé e dentro Lucius iniziò a crescere irrefrenabile il desiderio di baciare la pelle del suo collo, proprio all’altezza del suo tatuaggio.
“Non sto scappando, fottuto idiota! Israel Hands non scappa mai.”
Fu quella risposta, pronunciata a denti stretti, forse per nascondere più imbarazzo che rabbia, il segnale per Lucius a spingersi un po’ più in là del dovuto: inclinò la testa verso il basso, arrivando a sfiorare il collo di Izzy con le labbra. “Posso?” Chiese prima di non riuscire più a darsi un freno.
Izzy si irrigidì e, incapace di rispondere a voce, fece semplicemente un segno di asserzione con il capo prima di lasciarsi andare e poggiare la testa contro la spalla del ragazzo, per potergli dare maggior accesso al suo collo.

“Grazie, Israel.” “Fottiti…”

Le labbra di Spriggs iniziarono a dare dei baci leggeri poi, senza preavviso, il ragazzo schiuse le labbra e con i denti andò ad afferrare un piccolo lembo di pelle. Morse piano, proprio sulla base del collo della piccola rondine d’inchiostro impressa sulla pelle dell’altro.
Izzy sospirò, leccandosi le labbra e portando una mano sui capelli di Lucius, incastrandone dei ciuffi tra le proprie dita. “Ragazzo…” Lucius aumentò la pressione dei denti sulla carne per poi iniziare a leccarla lentamente, come se stesse assaggiando uno dei piatti più prelibati preparati da Roach. Sentì Izzy sciogliersi letteralmente tra le sue braccia, stringendo più forte la presa sui suoi capelli mentre cercava di andargli incontro con tutto il suo corpo. “Dannazione, Israel…dovresti guardarti e sentirti…” Sussurrò, la voce ora più bassa per via dell’eccitazione. Izzy non riuscì a rispondere che Lucius aveva già preso tra le labbra il suo collo, succhiandolo avidamente; se quel ragazzo era in grado di fargli quell’effetto con solo le sue labbra e la sua voce…non riuscì decisamente ad immaginare cos’altro sarebbe stato capace di fargli!

Il collo di Izzy ora era pieno di piccoli lividi e del segno dei denti di Lucius che, soddisfatto, decise di passare a torturare il lobo dell’orecchio più vicino alla sua bocca: lo leccò delicatamente e con estrema lentezza, per poi soffiarvi sopra delle parole indecenti che fecero gemere sommessamente Izzy. “Se avessi saputo che avresti reagito così…mi sarei mosso decisamente prima!” Ridacchiò il più giovane. “Vai a farti fottere!” Riuscì a rispondere Hands, tirandogli appena i capelli e facendolo eccitare per quella volontà di voler ancora comandare e ribaltare un risultato già chiaro in partenza. “E se volessi fottere te? Cosa mi diresti, Israel?”
“Che ho smesso di fottere con qualcuno che già fotte qualcun altro, imbecille.”
Lucius sentì una sferzata colpirgli una guancia. Più fredda dell’acqua nei mesi invernali, più veloce di una sferzata di vento prima di una tempesta.
La mano di Izzy, completamente aperta, era stampata sul suo viso.
“Finiamola qui.” Disse Hands, spingendo via l’altro per poi passarsi una mano sul collo, come a voler cancellare con quel gesto i baci di Spriggs su di sé. “Sapevo sin dall’inizio che non dovevo lasciarti avvicinare. Non poteva interessarti davvero la spada! Sei solo un pervertito.” Lucius sbatté le palpebre, incredulo.
Cosa diavolo aveva sbagliato? Perché Izzy aveva reagito in quel modo?
Aveva chiesto il permesso, aveva agito come più sentiva di dover fare eppure quell’assurda attrazione che si era creata tra loro due si era spezzata nel giro di pochi istanti, senza neanche un reale motivo.
“Perché diavolo te la sei presa adesso?”
“Non me la sono presa.” Precisò subito il First Mate. Lucius lo guardò con aria poco convinta. “Semplicemente non ho voglia di essere l’ennesimo intrattenimento di qualcuno che ha già altri per la testa.” “Se ti riferisci a Edward lo capisco, davvero.”

Hands ringhiò nel sentir l’altro nominare il suo Capitano. “No.”
“Izzy, vi ho sentito. Ho visto la tua reazione!” “Non è come pensi.” “Lo è, lo è eccome. Ma io non sono come lui! Io e Pete non…” “Smettila. Non ho intenzione di parlare di certe cose con te.”
“A me sembrava che ti stesse piacendo invece! E non solo il discorso, anche le azioni!” Appena finì la frase Lucius fu costretto a chiudere la bocca; alla sua gola vi era puntata la punta della spada del First Mate che, minaccioso, la spingeva lentamente contro la sua pelle.
Spriggs sentì un forte bruciore, poi qualcosa di caldo colare lungo il suo collo. Lo aveva ferito! O lo stava per uccidere?
“Izzy, per favore!” “Sparisci dalla mia vista.” “Ma…” Hands sibilò, spingendo ulteriormente la lama contro Lucius, facendolo sussultare e gemere per il dolore. Poi, senza aggiungere altro, girò i tacchi e si allontanò dal più giovane che, terrorizzato, si portò entrambe le mani contro la gola.
Aveva un taglio ma sentiva che non era poi così profondo come aveva immaginato…quello che faceva più male a Lucius, probabilmente, era la consapevolezza di aver nuovamente un muro da buttare giù.
“Dannazione Izzy…” Borbottò tra sé e sé, scendendo poi sottocoperta per andare a farsi medicare la ferita.



Quello fu l’inizio della fine per Lucius Spriggs.
Da quell’episodio il giovane non riuscì a pensare ad altro che a Israel Hands! Quando nella notte sentiva il rumore della spada fendere l’aria e quello dei suoi stivali che si spostavano velocemente non riusciva a non immaginarsi la figura elegante dell’uomo, illuminato dai raggi lunari. Era uno spettacolo al quale si era abituato e ora, con i sensi di colpa addosso per aver provocato in lui quella reazione, non poteva più goderne.
Cercò quindi di smettere di pensare a Izzy ma si sentiva dannatamente in torto e voleva in tutti i modi far qualcosa per potersi riappacificare – sarà stato il termine giusto? Del resto Izzy lo aveva sempre odiato…era solo che, quelle notti, aveva imparato a sopportare la sua presenza – con l’altro.
Si morse il labbro, mentre si sistemò con la testa sopra il petto di un Pete già nella fase più profonda del suo sonno. Era opportuno alzarsi da lì e andare da Izzy? E con quale faccia?
Cosa avrebbe potuto dirgli, oltre a delle banalissime scuse?

Spriggs sospirò, imponendosi di chiudere gli occhi e dormire. Di smettere, anche per pochi minuti, di pensare al First Mate. Non avrebbe dovuto prendersi una tale confidenza, non avrebbe dovuto toccarlo in quel modo e rivolgersi a lui in modo così intimo…
Il pensiero di aver ferito Izzy gli fece male. Sì, lo detestava – o almeno così credeva fino a qualche settimana prima…prima di quelle silenziose serate passate al suo fianco – ma ricordava perfettamente l’espressione ferita dell’altro quando gli aveva detto di non voler avere qualsivoglia rapporto con qualcuno di già impegnato. Somigliava all’espressione che aveva visto sul volto di Hands dopo che Blackbeard gli aveva dichiarato di essere innamorato del suo Capitano Stede Bonnet.

Lucius non riuscì a chiudere occhio per almeno tre notti; i sensi di colpa erano sempre più forti e la rabbia per non riuscire a reagire e a pensare ad un modo per poter chiarire con Izzy gli martellava la testa così forte da renderlo completamente inabile, talmente distratto e preoccupato da far preoccupare metà della ciurma della Revenge – in modo particolare Pete, che continuava a chiedergli ripetutamente se avesse fatto qualcosa di male o se avesse mangiato qualcosa che gli avesse provocato qualche sorta di colica.

Izzy aveva notato quel comportamento sin dal primo giorno ma aveva rinunciato ad avvicinarsi perché, ogni volta, al suo posto vi era Pete al fianco di Lucius. La sua presenza gli sembrò quindi di troppo!
Non pensava di aver scosso a tal punto quel ragazzino solo per aver rifiutato le sue advances ma, sotto sotto, non voleva assolutamente mostrarsi nuovamente debole e disponibile. Non poteva.
Aveva talmente tanti pensieri e cose di cui occuparsi che decise di ignorare Spriggs, continuando però a tirare di spada ogni notte – sperando che quell’imbecille lo raggiungesse di nuovo e gli dimostrasse qualcosa. Qualsiasi cosa.

Quella notte Israel decise di non tirare di spada ma di sedersi in disparte, come era solito fare da quando aveva messo piede su quella nave, e rilassarsi. Aveva un disperato bisogno di fermarsi.
Lasciò la spada a terra e si sdraiò accanto ad essa, osservando il cielo limpido e pieno di stelle sopra di sé. Chiuse gli occhi e si lasciò cullare dal lento rumore di onde – sperando di non percepirlo troppo intensamente, non era mai stato in grado di sopportare la navigazione.

Il silenzio era confortevole ma lo spaventava da morire.
Non era pronto a dire addio ad Edward, non era pronto a lasciarlo indietro…lì, con Bonnet. Ma forse, in cuor suo, sapeva che quella era l’unica vera soluzione per entrambi. Per tornare ad essere finalmente liberi, indipendenti, sani.

“Izzy…” La voce tremante di Lucius lo fece sobbalzare – più per la consapevolezza di non averlo assolutamente sentito avvicinarsi a lui che per l’improvviso spavento.
Hands allungò subito una mano verso la spada, raccogliendola con un gesto fluido e puntandola subito contro l’altro, nonostante il suo corpo fosse ancora a terra e nettamente in svantaggio rispetto all’altro.

“N-non volevo prenderti di sorpresa, perdonami.” Si scusò subito il più giovane, mettendo le mani avanti in segno di resa – e per evitare che quella situazione precipitasse subito nel peggiore dei modi. “Ho provato a chiamarti un paio di volte ma non rispondevi e…” “Devo essermi addormentato.” Mormorò Izzy, preoccupato per aver abbassato in quel modo la guardia – e se li avesse attaccati qualcuno di pericoloso? Che idiota era stato!

“Sì…” Disse solamente Lucius, non riuscendo a guardarlo propriamente negli occhi. “Beh, cosa diavolo vuoi? Perché mi hai svegliato?” “Io…ascolta...” Spriggs si morse la lingua senza volerlo. Si sentiva un vero idiota.
Lui, che era così dannatamente spigliato e che si vantava di risolvere crisi e litigi ora era lì, inerme, davanti ad un assurdo disguido con Izzy Hands.
Improvvisamente gli venne in mente quella sera: il vento gelido che sferzava contro la sua pelle ricoperta di salsedine, la pallida luce lunare e il rumore di una lama che fendeva l’aria.
Forse avrebbe fatto meglio a restare al suo posto, quella notte!
Forse tutto quello che era iniziato tra loro doveva semplicemente finire – anche se, probabilmente, era solo Lucius a pensare che tra lui e Israel fosse iniziato realmente qualcosa.

“Spriggs!”

“Perdonami, ero sovrappensiero.” “Ho notato…” Lucius si schiarì la gola. “Davvero?” “Sono giorni che lo sei.”
Lucius sentì il viso avvampare e cercò di trattenere la risata nervosa che stava iniziando a venir fuori dal suo stomaco. “Q-quindi lo avevi notato.” “Impossibile fare il contrario.” La risatina gli sfuggì dalle labbra. Era sempre più teso e nervoso, senza capacitarsi del perché. Non voleva realmente affrontare quella discussione, non voleva realmente porre fine alle sue sessioni di spada e disegno con Izzy ma sentiva che era giusto così. Doveva semplicemente chiedergli scusa per aver provato a baciarlo e tutto sarebbe finito – come era iniziato.

“Allora? Cosa vuoi? Perché sei venuto qui?” “I-Io…” Gli occhi di Lucius vagarono per la nave, cercando qualcosa con cui distrarsi, per riuscire finalmente a parlare in modo coerente e corretto; poi si posarono sulla spada di Izzy, ora non più puntata contro di lui ma lasciata nuovamente a terra. Izzy notò subito gli occhi di Lucius che percorsero tutta la lunghezza della lama della spada.

“Vuoi un’altra lezione?” Chiese, allungando una mano verso l’altro che, dapprima stupito, tese subito il braccio verso Izzy per aiutarlo a sollevarsi da terra. “Saresti disposto a iniziare di nuovo a darmene una?”
“Non sei ancora in grado di fare nulla, Spriggs. Dovrai allenarti per almeno un paio di anni per riuscire anche solo ad essere uno spadaccino mediocre.” Lucius sorrise, finalmente sollevato – per la prima volta da quando avevano discusso.
Hands si sollevò da terra e rimase di fronte a lui, tenendo ancora la mano stretta in quella di Spriggs.
“Ascolta Izzy io…volevo chiederti scusa per l’altra sera.” Disse Lucius, prima di perdere l’occasione. “Per?” “Per…n-non dovevo azzardarmi a…ecco…” Izzy posò la mano libera sopra le labbra dell’altro, fissandolo negli occhi. “Non dire che non volevi farlo o ti taglio le palle.” Ringhiò subito Hands mentre Lucius andò ad afferrargli il polso della mano che gli aveva posato sul viso. “C-certo che volevo! Ma avrei dovuto chiederti il permesso, ecco.” Spriggs prese coraggio e, senza pensarci, continuò. “Pensavo che fossero chiare le mie intenzioni – e probabilmente lo sono state - ma…ho interpretato male le tue. Non volevo che pensassi che…” Izzy sbuffò, roteando gli occhi al cielo e spingendo con più forza la mano contro le labbra del ragazzo. “Vuoi stare un po’ zitto?” “M-ma…” Bofonchiò Lucius contro la mano di Izzy.
“Accetto le tue fottute e ridicole scuse, Spriggs. Non c’è bisogno di aggiungere altro.” Il giovane tirò un lungo sospiro di sollievo. Ora quell’enorme peso che aveva sul petto sembrava lentamente allontanarsi.
Afferrò la mano di Izzy tenendola con cura nella sua e la girò lentamente, in modo da potervi posare sopra il dorso un leggero bacio di ringraziamento. Hands arrossì, guardando un punto lontano e imprecisato della nave – tutto pur di non incrociare lo sguardo di Lucius in quel momento tanto imbarazzante.
“Pensi che un giorno potrò avere l’occasione di avere più confidenza con te?” “Chissà…forse quando sarai in grado di battermi in un duello.” Replicò Hands. “Ehy, così non vale però!” Si lamentò subito Spriggs.

Izzy sospirò e si allontanò da Lucius con la consapevolezza che, in cuor suo, avrebbe voluto solo accorciare le distanze con l’altro – ma non era ancora il momento giusto per far iniziare qualcosa di nuovo tra loro.
Un giorno, forse…
Izzy iniziò quasi a sperarci - di poter dare nuovamente confidenza a qualcuno che non fosse Edward. SI chinò a terra e afferrò la spada per poi girare il busto e lanciarla in direzione di Lucius che, nonostante il movimento improvviso dell’altro, afferrò l’arma dalla sua impugnatura senza troppe difficoltà.

“Difesa.” Ordinò subito Israel e Lucius, senza perdere tempo, si mise immediatamente nella posizione richiesta dal First Mate.
Non era ancora il momento giusto per smettere di condividere quelle loro serate fatte di urla, disegni e lezioni di spada.

Un giorno non troppo lontano, forse...