themonochromeman: (Default)
themonochromeman ([personal profile] themonochromeman) wrote2025-03-13 01:00 am
NSFW

Ways to Redemption

Work Title: Ways to Redemption (1/?)
Rating: Choose Not To Use Archive Warnings
Warning: Angst
Fandom: The New Pope
Categories: M/M
Characters: Mario Assente/Luigi Cavallo/Bernardo Gutierrez, Angelo Voiello


Voiello sospirò, osservando la lettera che aveva tra le mani e la pila di altre numerose missive sparsa sopra la sua scrivania.
“Avete un problema mio caro Don Cavallo.” Luigi lo guardò con fare interrogativo attraverso le spesse lenti dei suoi occhiali neri. “Ultimamente, il Cardinale Assente ha iniziato a inviarvi delle missive molto particolari.” Cavallo ridacchiò, facendo un cenno con la mano per far capire al nuovo Papa di cestinarle. “Ne ho già buttate via parecchie… all’inizio non erano che insulti verso di lei e, ovviamente, verso di me.” “Tipico del Cardinal Assente.” “Poi, ecco… sono diventate qualcosa di diverso. E non credo spetti a me cestinarle, nel caso.” Gliele porse, sistemandosi gli occhiali sul naso – forse cercando di nascondere un lieve sorriso, quasi divertito da quella situazione.

“Vuole che le legga o che le butti?” Domandò il Monsignore. “Vi consiglierei di leggerle, poi fatene pure quel che volete! Questa volta non ho intenzione di fare da tramite per l’ennesima storia d’amore illecita in Vaticano. Sono troppo occupato e questa sera gioca il Napoli!” Cavallo afferrò le lettere e, con un saluto di riverenza, uscì dalla stanza del Papa e si avviò nel suo studio.

Mario gli aveva scritto e lo aveva chiamato più volte ma lui, senza dar troppo peso alla cosa, aveva semplicemente cambiato numero di telefono per disfarsi più velocemente del problema. La loro tresca amorosa non era stata altro che un mero servizio per Voiello, un lavoro come tanti. Nessun rimpianto, nessun rimorso – puro e semplice lavoro. Era stato piacevole, sì. Ma pur sempre un lavoro.
Eppure per Mario non sembrava affatto esser stato solo piacere carnale. Lo testimoniavano quelle numerose lettere provenienti da Kabul.

Luigi sospirò, iniziando a leggere la prima: insulti iniziali, frustrazione, confusione sui propri sentimenti e, sul finale, il desiderio di poter parlare ancora, il disperato bisogno di rivederlo, di poterlo sentire nuovamente vicino a sé.
Fu solo dopo una decina di quelle lettere che Cavallo iniziò a sentire una morsa al petto – nonostante la sua rinomata indole di uomo duro e insensibile, dedito esclusivamente al dovere.
Forse il Cardinale Assente era riuscito ad arrivare più a fondo rispetto a tutti gli altri uomini che aveva usato durante la sua carriera, scavando con le unghie e con i denti sotto la sua pelle, entrandovi come un batterio riesce a penetrare in una ferita. E quel senso di colpa, tipico di ogni uomo appartenente al clero, era riemerso in superficie, aggrappandosi alla sua gola e impedendogli di respirare correttamente, senza dare segno di voler mollare la presa. Il Monsignore guardò i fogli di carta e si lasciò andare ad un sospiro.

Poteva esserci speranza di una vera redenzione per lui?
Lui che aveva fatto qualsiasi nefandezza e che si era macchiato dei peggiori peccati solo per servire Voiello, al quale aveva giurato fedeltà?
Poteva davvero presentarsi nuovamente davanti a Mario e provare anche solo a spiegargli che le sue parole lo avevano toccato più di ogni dovere?

Si sfilò gli occhiali, chiudendo gli occhi e massaggiandosi il ponte del naso tra il pollice e l’indice della mano sinistra.
Quando riaprì i suoi occhi chiari osservò il telefono sopra la sua scrivania e alzò la cornetta, digitando in fretta il numero della Segreteria Vaticana.
“Può mettermi in contatto con il Cardinal Assente? Sì, grazie… a Kabul. Resto in linea.”

Passarono dei minuti interminabili poi si sentì un leggero rumore bianco, lontano, dall’altra parte della cornetta.

“Pronto?” La voce di Assente, tagliente come sempre, risuonò nelle orecchie di Cavallo e la morsa sul suo petto si strinse irrimediabilmente, ancora una volta. L’uomo rimase in silenzio, facendo ascoltare al suo interlocutore solo i suoi respiri lenti e regolari. “L-luigi? Luigi sei tu?” Il prelato non diede ancora risposta, ma si limitò a fissare, instancabilmente, tutte le lettere di Mario che aveva davanti, colpevoli di averlo convinto ad effettuare quella chiamata. “Maledetto… perché non rispondi?” “Perché sai già la risposta.”
Si sentì un sussulto dall’altra parte del mondo.
“Nessun altro ti chiamerebbe.” “Tsk. Posso sapere perché mi hai contattato tramite il Vaticano?” “Ho accidentalmente perso il tuo numero.” Ridacchiò Cavallo, portandosi una mano a coprire la bocca. “Volevi prendermi per il culo, vero?” Luigi si leccò le labbra al pensiero. “Ho ricevuto le tue lettere.” “B-bene! Puoi anche bruciarle, buttale e sparisci! Infame e traditore che non sei altro! Sei solo un essere meschino.” La voce del Cardinal Assente si alzò pericolosamente, piena di rabbia. “Non lo farò. E sì, sono tutto ciò che hai detto.” Spiegò semplicemente Cavallo, accarezzando i fogli di carta e sentendo la presa soffocante sul suo petto allentarsi appena.
Mario, dall’altra parte, strinse disperatamente nella mano libera dalla cornetta il suo crocifisso d’oro appeso al collo – ringraziando Dio anche solo per esser riuscito a sentire la voce del suo ex amante dopo tutto quel tempo, dopo la sua assurda reclusione nel posto peggiore in cui potessero spedirlo ad amministrare.
“Esistono molte vie per la redenzione…” “…vuoi il mio perdono, Luigi?”
Don Cavallo lasciò che a rispondere a quella domanda fosse la sua assurda risata.
“Allora vieni da me, se tanto aspiri alla redenzione!” Risposte Assente, sbattendogli la cornetta in faccia, il volto arrossato per la collera e gli occhi lucidi per la frustrazione e una stupida speranza.
Luigi sospirò, chiudendo la cornetta.



Passarono alcuni giorni e Don Cavallo era irrequieto e distante.

“Cosa vi turba, Don Cavallo?” Domandò il Papa, seduto alla sua scrivania mentre scrollava la pagina Facebook ufficiale del Napoli per controllare i commenti dei tifosi sulla nuova campagna acquisti.
“Nulla, Santità.” “Cavallo… davvero credete di potermi prendere in giro? Vi conosco, e so perfettamente quando c’è qualcosa che non va.” Il Monsignore si sfilò gli occhiali per evitare di incontrare lo sguardo dell'altro. “Non ditemi che questo umore è il risultato delle lettere che avete ricevuto dal Cardinal Assente!” Cavallo deglutì, colto nel segno. Era impossibile mentire a Voiello. Quell’uomo aveva scalato tutta la scala gerarchica della Chiesa Cattolica per divenirne infine il Capo, aveva occhi e orecchie ovunque e, soprattutto, aveva l’incredibile capacità di capire alla perfezione chi si trovava davanti.
“Potete farlo tornare da Kabul?” “Mi state chiedendo di farlo o state domandando per curiosità? Anche se… sono il Papa, Don Cavallo, direi che sapete già la risposta.” Disse alzando un sopracciglio, tornando poi a concentrarsi sul suo cellulare. “Vorrei che tornasse qui.”
Il Papa prese un lungo respiro e poggiò controvoglia il telefono sopra la scrivania. “Ne siete davvero sicuro? Sapete bene che averlo qui sarà stressante. Per me, per voi e per quel poverino di Gutierrez.” “Non temete, Santità. Non vi arrecherà alcun fastidio.” Voiello continuò a fissare l’altro prelato poi, con un sospiro, gli fece un cenno del capo. “Trovatemi un sostituto da spedire al suo posto entro domani sera.” Gli occhi di Luigi si ingrandirono leggermente, sorpresi e grati. “Sarà fatto, Santità.” “Non c’è di che.”



Quando, solo alcuni giorni dopo aver parlato con Cavallo, Assente ricevette la comunicazione di dover rientrare in Vaticano quasi stentò a crederci. Ma, senza aspettare o farsi ulteriori domande, preparò i suoi bagagli e partì alla volta di Roma.
Durante la sua permanenza a Kabul il suo aspetto ne aveva visibilmente risentito: ora aveva sul volto una barba incolta, le guance più scavate e due accentuati cerchi neri sotto gli occhi - prova che quei mesi avevano gravato sulla sua salute fisica e psicologica.

Arrivato all’aeroporto di Fiumicino trovò fuori dal Terminal ad attenderlo Luigi. “Bentornato.” Disse solamente, prendendogli le valigie dalle mani ma osservando compiaciuto la sua figura con indosso abiti casual. Mario cercò di riprendersele, con uno strattone e il suo solito fare melodrammatico. “Potevi anche mandare qualcun altro!” “Sua Eminenza Gutierrez non sa del tuo ritorno in Vaticano.” Il Cardinale Assente sussultò nell’udire quel nome. Aveva cercato di disinnamorarsi del Cardinal Bernando Gutierrez e gli era sembrato di esserci quasi riuscito… fino a quel momento in cui dovette realizzare che tornare a Roma avrebbe significato anche tornare a vedere quell’uomo per cui si era completamente distrutto. Per colpa del suo cuore infranto si era gettato fra le braccia di Cavallo, facendosi usare ed ingannare da lui e da Voiello.
Che idiota era stato!
Sospirò e lasciò andare la presa sulle valigie. “Non è questo il modo per farti perdonare, Luigi. Spero tu te ne renda conto! Dovrai impegnarti molto di più…” Cavallo sorrise e si girò, iniziando a camminare verso l’uscita del terminal dove aveva parcheggiato un’automobile. “Devi rientrare domani mattina alla Santa Sede. Mi sono permesso di prenotare una stanza ad Ostia, per passare la notte.” Mario alzò un sopracciglio, entrando nell’auto e chiudendo la portiera dietro di sé. “E tu? Dormirai con me?” Cavallo, una volta nell’abitacolo, girò le chiavi e accese il motore dell’auto. Si girò verso il Cardinale e lo afferrò per il colletto della camicia, attirandolo a sé. “Sei sempre la solita puttanella, hm?” Mario si mordicchiò il labbro inferiore, incapace di rispondere a tono. La verità era che Cavallo, durante quegli interminabili mesi, gli era mancato irrimediabilmente – così come il piacere del sesso con lui. “Dovrai impegnarti a scoparmi come si deve per farti perdonare.” “Sarà fatto, Eminenza.” E, senza curarsi della gente nel parcheggio, del clacson di un’auto che attendeva di parcheggiare al posto della loro auto, iniziarono a baciarsi con fare quasi disperato.
Si fermarono solamente quando qualcuno, dalla strada, iniziò a gridare e insultarli. Cavallo rise, facendo un cenno alle persone dietro la loro auto ed uscendo dal parcheggio; Mario, sconvolto, si sistemò gli occhiali e cercò di ricomporsi, sentendo irrimediabilmente la sua erezione spingere contro la stoffa dei suoi pantaloni beige. Guidarono quasi totalmente in silenzio verso Ostia, con Luigi che ogni tanto andava a insinuare una mano tra le gambe del Cardinale, stuzzicandolo ed eccitandolo sempre più.
“Siamo arrivati.” “Perché mi hai fatto tornare?” “Perché non andiamo in camera?” “Rispondimi, Luigi.” Cavallo spense il motore dell’auto e guardò il mare, proprio di fronte a dove avevano parcheggiato. Il sole era già tramontato e l’acqua, scura ed agitata, si mescolava con il cielo. “Sarò sincero…” “Lo sei sempre. Anche troppo!” Precisò Assente, girandosi verso l’altro. “Le tue lettere. Mi hanno fatto sentire una merda.” “Bene, lieto di averti fatto scoprire la tua vera natura!” Cavallo lo fissò, assottigliando lo sguardo. “Non sei il primo che inganno ed uso, Mario.” “Sì, immagino. Sei pur sempre il cane fedele di Voiello!” “Ma sei stato l’unico a farmi venire dei rimorsi, se può consolarti.” Assente rimase silente, distogliendo lo sguardo dall’altro. “Quindi… stai davvero cercando di farti perdonare?” “Puoi davvero farlo?” Mario sospirò. “Tu… non hai idea di che incubo è stato dover stare a Kabul. La punizione più grande della mia vita! Guardami! Sono irriconoscibile, indecente!” Il Monsignore allungò una mano verso il mento del Cardinale, accarezzandogli la barba. “Hai un fascino diverso…” Assente arrossì, cercando di scostarsi. “Non saranno due baci e due moine a farti redimere.” Cavallo rise, perfettamente consapevole. “Inizia ad andare in stanza, ti raggiungo tra poco.” Mario lo guardò con fare interrogativo ma non indagò oltre e scese dall’auto, facendo come chiesto. Andò alla reception del piccolo ma lussuoso hotel proprio accanto al Porto di Roma, illuminato ma ben poco trafficato per via della bassa stagione. Dopo essersi registrato e aver preso le chiavi salì nella stanza ed aprì la porta, desideroso di farsi una doccia prima che salisse Mario in stanza.

“Mario?” La voce di Bernando Gutierrez riempì la stanza e il Cardinal Assente rimase immobile sull’uscio, incapace di razionalizzare quanto stava accadendo. Restò lì qualche secondo per poi destarsi nel sentire il proprio cellulare squillare. Rispose immediatamente nel vedere il nome di Cavallo nella chiamata in entrata.

“Che cosa significa?” “Le valigie stanno salendo nella stanza con un fattorino.” “Luigi!” “Accetta le mie scuse, Mario. A domani…” e chiuse la chiamata, lasciando impietrito Assente, davanti a un Gutierrez ancor più confuso di lui.